Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Il Porta a Porta lo vince Di Maio

Claudio Cerasa

Franceschini lo elogia, Salvini lo rimpiange, Renzi lo tenta, Conte lo teme, il Cav. lo studia e Zingaretti ora è disposto a cambiare il Pd (e la legge elettorale) per proporgli un matrimonio vero. Quanto pesa sul futuro del governo l’improvvisa centralità di Giggino

Jean Cocteau, famoso poeta francese nato a fine ’800 e morto nel 1963, sosteneva che la vera politica è come il vero amore e che per questo i veri sentimenti tendono a non palesarsi, tendono a vivere sotto la superficie dell’acqua e tendono a nascondersi per non farsi scoprire mai. A volte però succede che l’amore non riesca più a nascondersi e può bastare una piccola scintilla per farlo emergere alla luce del sole. L’Italia politica di oggi si trova in una fase ricca di insospettabili scintille d’amore e da qualche tempo a questa parte molte dichiarazioni d’amore sono indirizzate al cospetto di un politico che cinque mesi fa, ai tempi delle elezioni europee, sembrava essere quello con il cuore più spezzato di tutti. Il politico in questione è Luigi Di Maio e negli ultimi mesi non c’è stato politico in Italia che non abbia cercato di spedire una freccia non lontana dal suo cuore. L’ultimo in ordine di tempo è stato Nicola Zingaretti, che in un appassionatissimo discorso tenuto ieri nel corso dell’ultima direzione convocata del Pd ha scelto di rompere gli indugi e di inviare una proposta di matrimonio al compagno Giggino: “Nessuno – ha detto il leader del Pd – mi deve spiegare le differenze che ci sono tra il Pd e il Movimento 5 stelle, ma bisogna verificare se nell’azione dei prossimi mesi riusciremo a superare le diffidenze: Pd e M5s non possono stare insieme solo per fermare Matteo Salvini”. E il fatto che la proposta di Zingaretti sia una proposta seria lo si capisce anche dalla volontà del segretario di lavorare a una legge elettorale “non proporzionale” che possa dunque permettere al Pd e al M5s di non essere così rudi da immaginare il proprio rapporto compresso nella riduttiva formula Bev (botta e via). D’altronde, come ha detto con occhi a cuoricino Dario Franceschini dimenticando con la forza dell’amore il duetto di Giggino con il signor Ross, “Di Maio sui dossier è uno che approfondisce e studia, ho un’opinione assolutamente positiva di lui” e lo stesso direbbe di lui in pubblico non solo Giuseppe Conte (che potrà anche essere l’ombra di Di Maio ma che resterà al suo posto solo fino a che Di Maio lo vorrà) ma anche Matteo Renzi. L’ex segretario del Pd un mese fa ha scelto di comunicare a voce al leader del M5s quello che ha comunicato solo via sms al leader del Pd, “me ne vado dal Pd, fondo un mio partito” e da qualche tempo si preoccupa di far sapere in giro che “l’unico a non voler alzare come me le tasse al governo è Luigi”. L’amore tra Renzi e Di Maio a Renzi serve per provare a trasformare il Pd nella bad company del governo e a Di Maio serve per tentare di ridimensionare il ruolo di Conte all’interno del M5s ed è possibile che il futuro della legislatura – il futuro di questo governo, che è un governo solido ma che non ha l’aria di essere un governo eterno – passi proprio dall’asse amoroso tra Luigi e l’altro Matteo.

 

Tra le frecce scoccate verso il cuore di Di Maio non possiamo non ricordare poi quella schivata per un pelo dal leader del M5s ad agosto quando la Lega, pur di non perdere la poltrona di governo con il M5s, aveva proposto proprio a Di Maio di togliersi il broncio, di far fuori Conte e di accettare lui, con il sostegno della Lega, la premiership. Non c’è leader di partito, tranne Giorgia Meloni, che negli ultimi mesi, immaginando forse che non possa esistere un alleato più malleabile e plasmabile di Di Maio, non abbia espresso tutto il suo affetto e la sua ammirazione e il suo amore al leader del M5s, che ultimamente fuori dal M5s sembra incontrare più consensi di quelli che incrocia all’interno del M5s, e tra gli insospettabili ammiratori del capo del Movimento, a quanto risulta al Foglio, vi è anche un leader inatteso come Silvio Berlusconi. Poco più di un anno fa, ai tempi delle prime consultazioni di questa legislatura al Quirinale, Berlusconi, prima di allontanarsi con il resto della delegazione del centrodestra, si avvicinò al microfono e sussurrò ai cronisti una frase rimasta impressa nella testa di molti: “Mi raccomando… fate i bravi e sappiate distinguere i veri democratici da chi non conosce l’abc della democrazia”. Berlusconi si riferiva al M5s, e la sua opinione sul Movimento probabilmente non è cambiata. Ma in questi mesi il Cav. non ha potuto fare a meno di notare dialogando con alcuni volti importanti del partito che però quel Di Maio, con quella faccia, quella parlantina, quella giovine età, quei capelli così pettinati, non è niente male – e anzi avercelo dalle nostre parti uno come lui. Goffredo Bettini, figura rilevante del nuovo Pd e vecchio amico di Gianni Letta, da mesi sostiene che la maggioranza prima o poi dovrà allargarsi a Forza Italia, magari anche per diluire il peso che ha attualmente nel governo il partito di Renzi. Non è detto che questo accada, e anzi è altamente improbabile, anche se con il Cav. mai dire mai. Ma se mai questo dovesse accadere Di Maio, con il permesso di mister Ping e l’assenso del signor Ross, non avrebbe forse grosse difficoltà a convincere i suoi alleati del presente e del futuro sul volto che dovrebbe guidare quel governo. E’ solo fantapolitica, ma con la legislatura più pazza del mondo tutto può succedere: i popcorn in fondo sono ancora lì.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.