Via Emilia per il futuro

Salvatore Merlo

Nasce il nuovo centrosinistra: civici, moderati, verdi, Pd e… grillini. Pronto il patto in Emilia. Ecco i dettagli

Roma. “Stiamo tentando in ogni modo, e forse riusciamo. Con i 5 stelle ci dobbiamo alleare anche in Emilia”, dice il ministro del Pd, poco prima di aggiungere: “Se scrivi che l’ho detto io ti querelo”. E certo manca ancora parecchio alle elezioni di gennaio in Emilia Romagna, molto prima, il 27 ottobre, si voterà in Umbria, primo esperimento di alleanza tra il Pd e il M5s, embrione del nuovo centrosinistra, quello che i non simpatizzanti già chiamano “P.u.p.”, cioè “partito unico populista”. Andasse male in Umbria – ipotesi che i sondaggi contemplano – le cose forse si complicherebbero un po’. Ma Dario Franceschini e Nicola Zingaretti, per blindare l’ Emilia, hanno già offerto ai Cinque stelle la presidenza della Calabria.

   

E allora lo schema che la segreteria del Pd sta disegnando per l’Emilia-Romagna, molto più che per l’Umbria, offre uno squarcio di futuro (nazionale) possibile. Una lista del presidente, Stefano Bonaccini, di orientamento centrista, composta da imprenditori, professionisti, sindaci non del Pd, movimenti civici compreso il partito di Federico Pizzarotti, nella quale già stanno confluendo anche candidati vicini a Matteo Renzi (che dunque non presenterà il suo simbolo). Poi la lista del Pd, ovviamente, ma anche una lista di sinistra cui lavora Elly Schlein, ex eurodeputata del Pd passata con Pippo Civati, i Verdi, e quasi certamente – secondo lo schema che si sta delineando a Roma – il M5s. Ecco così composto il nuovo centrosinistra: il P.u.p. che illumina lo sguardo di Dario Franceschini.

   

Ma ovviamente ci sono dei problemi. In Emilia i Cinque stelle sono nati in opposizione viscerale alla sinistra democratica e molti deputati e consiglieri regionali della vecchia guardia sono dunque contrari (eufemismo) all’alleanza con il partito che continuano a considerare “il nemico”. Tuttavia, qualche giorno fa, dopo l’intervista al Corriere con la quale la deputata grillina Maria Edera Spadoni sbatteva la porta in faccia al Pd chiedendo al presidente uscente Bonaccini di non ricandidarsi, diversi altri parlamentari e consiglieri regionali hanno fortemente censurato la collega. La chat “emiliana” del M5s è infatti esplosa quel giorno, e da lì, dalle schermate di Whatsapp, è venuto fuori un atteggiamento al contrario molto più possibilista espresso per esempio dal capogruppo grillino in regione, Andrea Bertani. A livello locale però le trattative sono complicate, come lamenta in privato Bonaccini, dall’assenza di interlocutori titolati nel M5s: da quando Max Bugani si è dimesso da coordinatore regionale in polemica con Luigi Di Maio, l’incarico è vacante (anche perché, a quanto pare, Bugani fa ostruzione). Eppure qualcosa si muove. Domenica a Bologna si sono parlati, a margine di un incontro pubblico, la senatrice grillina Michela Montevecchi e il deputato del Pd Andrea De Maria: “Se l’accordo tra noi si radicherà nelle regioni si rafforzerà anche l’alleanza di governo”. Ma è soprattutto a Roma, nelle stanze del governo forse persino di più che in quelle della segreteria, che si tesse la trama di questo patto locale dalle evidenti ricadute nazionali.

  

Dice infatti sempre il nostro importante e anonimo ministro: “I Cinque stelle non possono permettersi di perdere in Emilia. Esclusi alcuni analfabeti funzionali, tutti capiscono perfettamente che una sconfitta alle regionali darebbe forza a Salvini”, gli permetterebbe di insistere, e a questo punto con una certa aderenza ai fatti, nel sostenere che il governo rossogiallo è frutto soltanto di una manovra di Palazzo chiaramente invisa ai cittadini. “Il governo Conte rischierebbe così di fare la fine del governo D’Alema II”, ricorda il nostro anonimo ministro, riferendosi alla crisi che si aprì dopo la sconfitta del centrosinistra alle regionali del 2000”. E insomma nel Pd c’è una certa fiducia sulla possibilità di plasmare in Emilia-Romagna questo nuovo centrosinistra. Una fiducia che si fa forte della debolezza dei 5 stelle crollati in Emilia al 10 per cento (l’ultima volta erano al 30). Anche se l’atteggiamento di Zingaretti (e di Franceschini) nei confronti del M5s è tutt’altro che muscolare. Anzi. Nel loro ultimo incontro privato, Zingaretti ha praticamente garantito a Di Maio che il candidato presidente alle prossime regionali in Calabria sarà uno dei suoi. E quando Di Maio, parlando di Emilia-Romagna, gli ha avanzato la richiesta di sostituire Bonaccini con un altro candidato sempre del Pd, Zingaretti non ha detto di sì, ma secondo alcuni nemmeno si è irrigidito troppo, anche se questa è un’interpretazione opinabile. Così malgrado tutti nel Pd dicano che sostituire Bonaccini, come vorrebbe una parte del M5s, sarebbe una follia, perché “non esiste un altro candidato così conosciuto”, c’è una leggenda maliziosa che inizia a circolare: Graziano Delrio, già sindaco di Reggio Emilia, non sarebbe felicissimo del suo ruolo di capogruppo del Pd alla Camera. Ecco: Delrio è abbastanza conosciuto. Ma sono malizie, appunto. Di sicuro c’è che l’alleanza grillopiddina, conclude sempre il nostro anonimo ministro, “s’ha da fare”. Dunque: viva il P.u.p.!

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.