Bonaccini ci dice che in Emilia Romagna l'accordo col M5s si può fare

Annalisa Chirico

“Sono disponibile a un accordo con il M5s. Il modello Conte? Non trasformerò le elezioni in un referendum sul governo”

Roma. E se alla fine fosse “ribaltone”? Uno spettro si aggira per i colli emiliani, e non basta una piadina per neutralizzarlo. Nessuno osa ammetterlo ma il rischio del clamoroso sorpasso turba anche il sonno di chi, sulla carta, avrebbe tutti i titoli per essere riconfermato alla guida della regione. Nella roccaforte rossa per eccellenza si teme l’“effetto Umbria”. “Il 26 gennaio si vota per la regione, non per mandare a casa il governo”, dichiara al Foglio il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini che, dopo un lustro, corre per il secondo mandato. Luigi Di Maio ha ribadito che, dopo la débâcle umbra, il M5s torna ad essere “alternativo al sistema dei partiti”. Presidente, non tira aria di alleanze a Bologna. “Io non rincorro nessuno ma la disponibilità la confermo. Se si rinuncia a priori a confrontarsi sulle cose, si perde un’occasione”.

 

E’ sicuro che la coalizione della “foto di Narni” sia un’opportunità e non un rischio? “Io non insisto ma sono pronto ad aprire un confronto programmatico serio con chiunque stia nel campo riformista e progressista: con le forze del centrosinistra con cui abbiamo collaborato positivamente in questi anni, senza mai dividerci un solo giorno, con tante espressioni del civismo presenti sul territorio, e poi anche con i 5 Stelle, al governo del paese insieme al Pd”.

 

In Umbria il modello “Union sacrée” non ha funzionato. “Quella era oggettivamente una partita molto diversa, lì si è arrivati al voto anticipato per la fine traumatica della legislatura, con gli arresti di esponenti di primo piano su una materia delicata come la sanità e le dimissioni della presidente. Qui da noi sarebbe un errore precludersi la possibilità di confrontarsi sulle cose. E’ vero che abbiamo punti di distanza ma stiamo registrando anche convergenze importanti. Non sono disponibile ad una coalizione solo per battere gli altri. In Emilia Romagna chiudiamo un mandato che ha tutti segni più, a partire dall’essere da cinque anni la prima regione per crescita nel paese, con la disoccupazione scesa dal nove al cinque percento in cinque anni. Aggiungo che in Umbria si è persa la regione dopo che nel tempo si erano perse le maggiori città, mentre qui ancora a maggio abbiamo conquistato l’80 percento dei comuni che sono andati al voto, e ciò è accaduto nello stesso giorno in cui la Lega stravinceva le Europee”.

 

Lei ritiene che la campagna elettorale con il premier Conte al fianco possa aiutarla nella riconquista della regione? “Ho stima del presidente Conte, abbiamo un buon rapporto di collaborazione istituzionale e qui lui sarà sempre il benvenuto. Le dico però che farò di tutto perché il voto non si trasformi in un referendum sul governo nazionale, come invece vorrebbe la Lega: l’Emilia-Romagna è una grande regione e merita rispetto. Merita che si chieda un voto per governarla nel migliore dei modi, avanzando proposte per affrontare i problemi reali. Chi chiede invece un voto alle regionali per mandare a casa Conte dimostra soltanto di non aver rispetto per questa regione che, ribadisco, non è uno strumento di battaglia politica per scopi diversi”.

 

A suo giudizio, l’alleanza di governo Pd-5Stelle sta funzionando? “Il governo è nato per affrontare quelle responsabilità cui la Lega ha scelto di sottrarsi, anteponendo il proprio interesse di partito a quello degli italiani: bloccare l’aumento dell’Iva che sarebbe stato devastante per i consumi delle famiglie, togliere il paese dall’isolamento internazionale in cui l’avevano cacciato, adottare misure per far ripartire l’economia. Ciò che non sta funzionando invece è il modo di stare insieme all’interno della maggioranza. C’è il rischio che si riproduca la stessa dinamica che abbiamo visto tra Lega e 5 Stelle, e questo non va bene. Un governo vive e lavora se prevale uno spirito di cooperazione. Se invece i partiti che lo sostengono sono costantemente in competizione e in lotta tra loro si smarriscono anche le cose buone che si fanno. Io ad esempio non sono certo che agli italiani stia arrivando un messaggio giusto sulle cose buone contenute nella manovra di bilancio”.

  

Andrea Orlando e Goffredo Bettini chiedono un congresso del partito per un confronto vero. Lei è d’accordo? “C’è bisogno di un progetto forte e visibile da parte del Pd. Ne ha bisogno il paese, se non vogliamo ridurci ad essere solo una forza che prova ad impedire alla Lega di vincere e governare. Lo strumento con cui realizzare questo obiettivo è secondario, il tema per me è il contenuto della proposta, l’identità intesa come progetto di società”.

 

In passato lei disse che se qualcuno l’avesse candidato alla segreteria nazionale del Pd ci avrebbe pensato: è ancora della stessa idea? “In questo momento ho un solo obiettivo in testa: l’Emilia-Romagna”.

 

Matteo Renzi sosterrà la sua corsa per la riconferma alla guida della regione senza una lista di Italia viva. I candidati renziani finiranno nella lista del presidente o lei si augura che creatura renziana presenti una lista autonoma a sostegno della sua candidatura? “Intanto è importante che questo sostegno sia arrivato chiaro e forte: di questo ringrazio Matteo e gli amici di Italia Viva in Emilia-Romagna. Le forme vengono dopo e non mi sembra una questione cruciale. L’importante è che tutti possano trovare le ragioni e gli strumenti per dare una mano”.

 

Lei crede che la scissione di Renzi sia più un rischio o un’opportunità per il centrosinistra? “Le scissioni, come tutte le fratture, creano più problemi che opportunità. Ma questa discussione mi pare esaurita e vorrei che la superassimo davvero perché adesso bisogna collaborare”.

 

Sull’autonomia il governo ha rinviato a una legge quadro da approvare entro la fine dell’anno. Secondo i governatori Zaia e Fontana si rischia di rinviare alle calende greche. Lei è ottimista? “Io sono pragmatico e valuterò ciò che il governo proporrà in concreto. Sono stato il primo a parlare della necessità di una legge quadro entro cui collocare le intese. Nella mia proposta la prima non blocca le seconde e quindi i tempi possono essere anche molto stretti. Dunque, vedremo a breve. Quel che è certo è che il nostro progetto di autonomia è pienamente funzionale a questo modo di procedere, adesso mi aspetto risposte coerenti. Per l’Emilia Romagna l’autonomia non è un vessillo da sventolare o un’arma da brandire, ma uno strumento per sviluppare politiche e servizi più efficaci per i cittadini, per rafforzare la capacità di programmazione, per rendere la spesa più efficiente, senza chiedere un solo euro in più per noi, dunque senza toglierlo ad altri”.

 

Sotto il suo governo il pil regionale è cresciuto di cinque punti percentuali, la disoccupazione è quasi dimezzata. I dati economici premiano il suo lavoro. Tuttavia l’immigrazione resta un tema caldo: molti cittadini si sentono insicuri per la massiccia presenza di irregolari. Interi quartieri di diverse città sono piazze di spaccio a cielo aperto. “Credo sia venuto il tempo di fare le cose seriamente e noi ci stiamo provando. La sinistra non può pensare che l’unica soluzione sia cambiare i decreti Salvini: commetterebbe un errore. La nostra regione sta lavorando intensamente, insieme ai comuni, per rafforzare gli strumenti di controllo, le politiche integrate per la sicurezza, la riqualificazione urbana. Abbiamo fatto un bando straordinario per bonificare quartieri, raddoppiato gli investimenti in sicurezza e siglato accordi in tutte le province. Ma contrastare lo spaccio e rimpatriare gli irregolari è compito dello stato: nei mesi scorsi, quando Salvini era a capo del Viminale, abbiamo assistito a molta propaganda ma i fatti sono stati relativi. Io sono per la legalità e per la sicurezza, e voglio fare fino in fondo la mia parte: se ora le istituzioni faranno altrettanto sono certo che i risultati concreti si moltiplicheranno nel tempo”.

 

L’Emilia Romagna è assurta alle cronache anche per le infiltrazioni della ‘Ndrangheta e per l’insediamento della mafia nigeriana con inchieste importanti delle procure di Bologna e Reggio Emilia. “E siamo anche la Regione del nord che più sta investendo per la prevenzione e il contrasto, se mi è consentito dirlo. Non solo non abbiamo mai negato il problema, ma lo abbiamo preso di petto varando leggi specifiche, siglando accordi istituzionali per mettere sotto la lente di ingrandimento tutta la ricostruzione post sisma. Abbiamo fatto un investimento straordinario perché il processo Aemilia si svolgesse proprio qui, sotto gli occhi di tutti: oltre 1,2 milioni di euro. L’Emilia Romagna non è affatto immune a queste infiltrazioni, ma abbiamo reagito a viso aperto come deve fare un sistema sano che vuole debellare una malattia altrimenti mortale”.

 

Salvini ha già annunciato che batterà la regione palmo a palmo: con ogni probabilità, punterà sulla sicurezza e sullo slogan “governo abusivo”. “Come ho detto, non permetterò che l’Emilia Romagna sia usata come strumento per altri scopi che non siano il bene di questa regione e dei suoi cittadini. Salvini è libero di dire e fare quel che vuole, noi faremo proposte per il futuro e il buon governo del nostro territorio. Ieri la mia sfidante mi ha accusato di rispondere a Salvini invece che a lei: forse si sta rendendo conto anche lei che essere costantemente scavalcata dal proprio leader alla lunga la rende meno credibile”. 

 

Lucia Borgonzoni è una candidata tosta che ha già dato filo da torcere al Pd nella corsa a sindaco di Bologna. “Massimo rispetto per lei, non ho mai condiviso un teatrino della politica basato su insulti reciproci. Io ho un progetto per la regione, anche perché conosco e ho girato i suoi 328 comuni uno ad uno per cinque anni; lei invece continua a ripetere che vuole vincere per mandare a casa il governo Conte. Abbiamo due punti di vista opposti”.

 

Parliamo di giustizia: lei ha vissuto sulla sua pelle il cortocircuito di un processo mediatico. Non si sente a disagio a chiedere un’alleanza a un partito che ha fatto della gogna un suo tratto distintivo? “Io sono un garantista, e uno strenuo difensore del principio di legalità e di quello della certezza della pena. Ad esser sincero, credo che il problema del giustizialismo giri sottopelle un po’ per tutto il paese e in quasi tutti i partiti, non solo nei 5 Stelle. Peraltro, anche a loro l’ho detto più volte: pensano che l’onestà sia il fine della politica, mentre io penso che sia il prerequisito di chi vuol fare politica. Se un politico disonesto è un male assoluto, anche un politico onesto ma incapace costa sempre troppo ai cittadini”.

 

Sulla prescrizione il Pd deve tenere il punto o può cedere al M5S facendo entrare in vigore la riforma approvata all’epoca dai gialloverdi? “Io vorrei che si lavorasse per ridurre la durata del processo più che per allungare i tempi della prescrizione. Una vittima ha bisogno che sia accertata la verità in un tempo certo e congruo, e lo stesso vale per il diritto di un imputato ad essere giudicato. La giustizia è tale se si determina ad una distanza ragionevole dall’ipotesi di reato, altrimenti si trasforma in un’altra cosa. Le faccio un esempio forse improprio ma intuitivo: lo sforzo più grande che abbiamo fatto in questi 5 anni in sanità in Emilia-Romagna è stato quello di riportare i tempi di attesa per visite ed esami entro i limiti fissati dei 30 e 60 giorni, ma avremmo potuto allungare i limiti fissati a 90 e 120 giorni ottenendo lo stesso risultato. Ecco, allungare la prescrizione è come allungare i tempi fissati per non doversi occupare del problema, che sia il diritto alla giustizia o quello ad una visita”.