Caro Conte, occhio a Pompeo

Roberto Maroni

Due commenti di un ex ministro dell’Interno sull'affaire Russiagate

Così titola in questi giorni Dagospia, il noto sito di gossip che di solito ci prende. La vicenda è oggi agli onori (pardon, disonori) della cronaca politica per il possibile coinvolgimento del premier italiano Giuseppe Conte nell’affaire Russiagate che vede protagonista il suo sponsor d’oltreoceano, Donald Trump. Cos’è successo? C’è stata una visita riservata del ministro della Giustizia americano William Barr a Roma per incontrare in gran segreto i vertici dei servizi segreti italiani. Un incontro insolito (i servizi di solito non incontrano i politici) autorizzato da Conte che suscita dubbi, interrogativi e polemiche. E molte domande: perché Conte ha autorizzato l’incontro? C’entra qualcosa il Russiagate che sta colpendo The Donald? C’è un qualche ruolo dell’Italia negli scandali internazionali? La faccenda si fa tosta per Conte, che verrà presto torchiato dal Copasir a guida leghista. La matassa è ingarbugliata, e per cercare di sbrogliarla nei giorni scorsi è piombato a Roma un altro ministro americano, il segretario di stato Mike Pompeo. Non so come andrà a finire, ma da ex ministro dell’Interno e da ex membro del Copasir mi permetto di fare due commenti. Primo: dei servizi segreti italiani e dei loro attuali vertici c’è da fidarsi. Secondo: caro Conte, occhio a Pompeo. Nella Roma antica c’era il suo omonimo (antenato?) Gneo Pompeo, uomo potente, che prima servì Cesare e poi lo tradì, finendo alla fine travolto dagli intrighi di palazzo. Historia magistra vitae. Stay tuned.