Confindustria svela il bluff dell'“Iva occulta”

Il direttore generale Panucci, in audizione al Senato, critica la manovra: “Manca di una visione e introduce maggiori imposte che si trasferiranno, anche solo parzialmente sul prezzo dei beni. Ciò che si voleva evitare”

A Confindustria la manovra non piace. Certo, ci sono anche aspetti positivi, ma in generale il testo che ha iniziato il suo iter parlamentare al Senato “manca di una visione coerente con gli obiettivi di politica economica auspicati dal mondo produttivo”. Davanti alle commissioni Bilancio di Montecitorio e Palazzo Madama riunite il direttore generale dell'associazione, Marcella Panucci, non risparmia critiche. Ma, soprattutto, svela uno dei grandi bluff su cui fino a oggi si è retta molta della narrazione del governo rossogiallo.

 

Perché la manovra, su questo non ci sono dubbi, sterilizza le clausole di salvaguardia dell'Iva ma, allo stesso tempo, “introduce maggiori imposte che si trasferiranno, anche solo parzialmente sul prezzo dei beni, agendo in modo analogo a un aumento dell'Iva che è ciò che si voleva evitare”. Uscita dalla finestra l'imposta sul valore aggiunto rientra dalla finestra e questo, per Confindustria, non è evidentemente un bene.

 

Non fosse altro perché proprio quelle tasse colpiscono imprese e consumatori facendo crescere un clima di sfiducia che non è certo quello di cui ha bisogno oggi il nostro paese. Anzi, come sottolinea Panucci all'inizio della sua audizione, l'Italia vive ancora “in bilico tra ripresa e recessione. L'economia è stagnante e tra i paesi avanzati siamo quelli che cresciamo meno”. A incidere è sì il rallentamento dell'economia tedesca, ma anche la “fiducia che continua a scendere e spinge imprese e famiglie a una gestione più parsimoniosa”, senza contare “il minor apporto sui consumi per effetto del reddito cittadinanza”.

 

“La domanda interna – prosegue Panucci – è l'anello debole dell'economia italiana”. La scarsa fiducia nelle prospettive future genera una maggiore propensione al risparmio, mentre calano gli investimenti e i progetti infrastrutturali, soprattutto al Sud, anche se finanziati rimangono bloccati. 

 

Insomma le premesse sono tutt'altro che incoraggianti. E nonostante elementi positivi come la politica monetaria della Bce, la presenza di un governo con una “maggiore vocazione al dialogo con l'Europa”, le “imprese italiane capaci di migliorare le loro performance sui mercati internazionali”, il futuro potrebbe essere addirittura peggiore. 

 

Panucci, onestamente, sottolinea che Confindustria non aveva “grandi aspettative” riguardo alla manovra. La sterilizzazione delle clausole di salvaguarda e la politica di bilancio non lasciavamo molti margini di operatività. Ciò nonostante, sottolinea, il testo elaborato è, “nel complesso, insufficiente rispetto alle esigenze del paese e rischia di non incidere in maniera efficace sulla situazione di stagnazione. La manovra non traccia un disegno di politica economica capace di invertire la tendenza negativa delle aspettative degli imprenditori e di potenziali investitori nazionali ed esteri. Anzi, in alcuni casi, produce un effetto opposto”.

 

“Invece di intervenire sulla spesa corrente – spiega il direttore generale di Viale dell'Astronomia – la manovra prevede un recupero di risorse di 2,9 miliardi attraverso un aumento della tassazione delle imprese. Risorse alle quali vanno aggiunti i 2 miliardi derivanti dalle misure contenute nel decreto fiscale che, in chiave antievasione, sottraggono ulteriore liquidità. C'è una tendenza ad alimentare un sistema di imposizione che scoraggia gli investimenti perché fa crescere i costi delle imprese riducendone i margini. Una tendenza che rischia di frenare i consumi. Le maggiori imposte, infatti, si trasferiranno, anche solo parzialmente, sul prezzo dei beni agendo in modo analogo a un aumento dell'Iva, che è ciò che si voleva evitare”.

 

Gli esempio non mancano. Anzitutto la plastic tax che “non comporta benefici ambientali, penalizza i prodotti e non i comportamenti e rappresenta unicamente una leva per rastrellare risorse ”. Il governo, sottolinea Panucci, ha avviato un confronto con gli attori interessati e Confindustria, ma la tassa danneggia comunque “un settore che è secondo in Europa” e produce “effetti negativi anche per la chimica e per i comparti industriali utilizzatori di imballaggi”. In sostanza si tratta di una doppia imposizione ingiustificata “sia sotto il profilo ambientale che sotto quello economico sociale. Già oggi le imprese pagano il contributo ambientale per il riciclaggio degli imballaggi in plastica. La plastic tax determina un aumento medio del 10 per cento sui prezzi dei prodotti e avrà un impatto sulla spesa delle famiglie di 109 euro l'anno”.

 

Non va meglio se si prende in considerazione la sugar tax, ma anche sul lato degli investimenti (vengono stanziati 900 milioni di euro a fronte di una riduzione, già effettuata, di un miliardo) e sull'impiego delle risorse disponibili la valutazione negativa. Non solo, “manca una strategia di riforme strutturali” e “mancano interventi per collegare scuola e formazione con il mondo delle imprese”.

 

In tutto questo non poteva mancare un riferimento al caso Ilva. Esempio di come il governo giallorosso non solo non ricrea un clima di “fiducia verso le imprese” ma addirittura “lo si sfavorisce  con interventi estemporanei”. “Ilva dimostra l'incapacità del paese di dare regole certe e chiare a supporto degli investimenti nonché di valutare gli effetti di determinate decisioni sull'economia reale. La sostenibilità non deve essere solo ambientale, ma anche sociale. Qui il rischio è che il primo nodo resti irrisolto mentre viene compromesso il secondo aspetto”.

 

  

Anche sulle politiche fiscali, insiste Panucci, “si continua a privilegiare un approccio che nega la certezza del diritto e rischia di compromettere il patrimonio e la reputazione di un'impresa, senza intervenire sull'efficienza dei controlli, sui tempi dei processi e concentrando piuttosto le azioni sulla sola fase cautelare. L'effetto è una maggiore ansia nel mondo dell'economia e la fuga degli investitori”.

Insomma la manovra, così come concepita, è piena di cortocircuiti. “Si punta a disattivare le clausole di salvaguardia dell'Iva ma poi si introducono tasse dei consumi. Peraltro in un paese come l'Italia che è tra i più virtuosi in termini di sostenibilità ambientale delle proprie imprese. Si taglia il cuneo fiscale ma poi arriva la stangata dell'aumento della tassa sulle auto aziendali che colpisce oltre 2 milioni di lavoratori”.

 

 

Per Panucci serve una “grande operazione di realismo. Un piano di medio termine per restituire fiducia a imprese e famiglie eliminando le contraddizioni presenti nella manovra”. Al Parlamento tocca ora il compito più difficile.

 

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