Ridateci il nord

Roberto Maroni

Al di là delle inevitabili polemiche, la ricomparsa della parola nord nel dibattito politico è una buona notizia. Per me e per tanti

“Il nord ha bisogno di un sud forte e il sud ha bisogno di un nord che si senta anche sud”. Parole di Francesco Boccia, neo ministro per gli Affari regionali, sul tema dell’autonomia differenziata che tanto aveva agitato i rapporti nel governo che fu. Parole sibilline: cosa significa “un nord che si senta anche sud”? Che le valli bergamasche dovranno importare le pratiche assistenzialiste così diffuse in certe regioni meridionali? Ma dai. E se fosse: anche a Milano le tangenziali saranno gratis come il Grande Raccordo di Roma? Sì, aspetta e spera. Luca Zaia è preoccupato: “Le dichiarazioni di Boccia non sono di certo rassicuranti. Certamente il nord non è rappresentato da questo governo”. E anche il governatore lombardo Attilio Fontana non le manda a dire: “Di questo esecutivo fanno parte persone che si sono spese nella guerra nord contro sud”. Preoccupazioni fondate? Vedremo presto. Ma non tutto il male viene per nuocere. In queste schermaglie di riscaldamento pre-partita emerge un dato nuovo. O meglio, torna d’attualità una parola che pareva ormai bandita dal linguaggio politico e dalle dirette su Facebook: il nord. E collegata a questa parola riprende visibilità la questione settentrionale, vale a dire: meno tasse per le imprese, migliori infrastrutture materiali e immateriali, pubblica amministrazione più efficiente e meno burocrazia. Al di là delle inevitabili polemiche, la ricomparsa della parola nord nel dibattito politico è una buona notizia. Per me e per tanti. Stay tuned.