O Francia o Francia purché s'avanza. Ma occhio al top di gamma

Antonio Sileo

Da Alfa a Maserati. Ecco quali tipologie di vetture si dovrebbero produrre in Italia dopo l’aggregazione con Psa

Roma. Francia o Francia, purché si cresca. Questo potrebbe venire a mente sulla possibile fusione tra Fca e Psa, oltre ad aspettare che la cosa vada davvero a buon fine, anche se a differenza della tentata fusione con Renault non c’è lo stato francese di mezzo e a essere preoccupati sono i sindacati transalpini e italiani. Prosperare nel settore automotive è difficile per tutti: normative in materia di emissioni sempre più stringenti, dazi, mercati domestici a dir poco maturi, deserti di profitto che si stagliano all’orizzonte per gli ingenti investimenti in programmi di nuova mobilità, dove i conti elettrici sono attesi tutt’altro che positivi. Per non affondare in un mercato sempre più globale, a meno di non essere molto piccoli, bisogna avere un’offerta e, dunque, una presenza globale mondiale, ambito dove Fca porta in dote le Americhe, e Psa la Cina e l’Africa (dove apprezzatissime sono le Peugeot) e anche medio oriente. Nelle informazioni date alla stampa si parla di “settore mobilità”, e quindi anche servizi di mobilità oltre alla vecchia cara auto, dove Fca non è certo avanti sul lato elettrificazione. Bisogna poi, come insegnano i tedeschi, avere in gamma tantissimi modelli e quindi piattaforme modulari – circa il 40 per cento del costo della vettura – che permettano la realizzazione di diversi modelli, condividendo numerosi costi. Soprattutto se si è bravi a differenziare, vedere il Gruppo Volkswagen che arriva addirittura a montare lo stesso motore su Audi e Lamborghini e farci, con la stessa piattaforma, Suv che vengono venduti con un prezzo doppio l’uno dell’altro.

 

Più di qualcuno ha già scritto che proprio le piattaforme modulari, che sfruttano al massimo le sinergie industriali, permettono di realizzare autovetture all’apparenza piuttosto diverse. E in questo i francesi non stanno facendo male con Opel, acquisita moribonda da General Motors, come apprezzabilissimo è il mantenimento dello storico presidio sui motori diesel, troppo frettolosamente trascurati da Fca. Non possiamo però dimenticare che il Gruppo Fiat, prima e Fca, quando già c’erano le piattaforme, anche se meno modulari di oggi, ha affondato un marchio, di indubbia gloria e notorietà come Lancia.

 

Sarebbe auspicabile che – memori anche delle discrepanze tra piani industriali, presentati su belle slide più o meno colorate, e modelli effettivamente arrivati sul mercato – nella possibile ebbrezza da fusioni non ci si dimentichi dell’alto di gamma. Come in tanti non hanno dimenticato il Progetto Tipo 4 o meglio la Lancia Thema, l’Alfa Romeo 164, la Fiat Croma e la Saab 9000 (la Saab, ora estinta era di Gm) le ammiraglie con cui, a cavallo tra gli anni 80 e 90, si combatteva ad armi pari con i tedeschi. E, già allora, pur esteticamente diverse, nella carrozzeria e negli interni, le auto condividevano molta componentistica (anche le portiere). Oggi nel segmento E è rimasta solo la Maserati Ghibli e con grandissimo ritardo è arrivata la Levante; il primo Suv Maserati, al Kubang, fu presentata nel 2003, quando la Porsche iniziava a vendere la Cayenne. A proposito di “time to market”, quanti altri mesi devono passare per poter acquistare l’Alfa Romeo Tonale? Il compianto Sergio Marchionne aveva promesso grossi numeri e diversi modelli Alfa, ma oggi la gamma si conta sulle dita di mano e in tantissimi non si capacitano della mancanza di una versione station wagon della Giulia, e tanti un’Alfa familiare la posseggono e vorrebbero sostituirla. Come non pochi erano coloro che possedevano una Lancia Lybra o Delta, entrambe con profonde radici nel marchio, ma senza eredi.

 

In questa fusione, dunque, premettendo che senza grano non può nascere frutto, crediamo ci si debba interrogare anche su che cosa – quale tipologia di vetture, con quali sinergie e diversificazioni – si vuole davvero produrre Italia, cercando di perdere una gloriosa e apprezzata storia che non è poi così remota. I più appassionati dalla memoria lunga ricorderanno, infine, che, nel 1968, c’è già stato un matrimonio tra Maserati e Citroën (in verità, quest’ultima comprò alla famiglia Orsi). Allora non andò bene, ma il prestigio dei marchi è rimasto.

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