La mossa del Tiger: ecco chi beneficerà della fusione Fca-Peugeot

Mariarosaria Marchesano

Chi sono (oltre a Exor) i soci di Elkann che diventeranno ricchi con la maxi cedola

Milano. A volte nella vita è questione di tempestività. Charles Payson Coleman terzo, uno dei più grandi hedge fund americani, meglio conosciuto a Wall Street come “Chase”, ha venduto un consistente pacchetto di azioni Fca pochi giorni prima che venisse annunciato il progetto di fusione con la francese Peugeot. L’accordo, come noto, implica la distribuzione di una cedola stellare di 5,5 miliardi di euro agli azionisti di Fiat-Chrysler, di cui sicuramente la fetta più grande andrà alla Exor, la finanziaria della famiglia Agnelli (1,6 miliardi per la sua quota di controllo pari al 28,7 per cento), ma la restante parte farà ricchi anche tutti gli altri soci. Dunque, con il senno di poi, quello del finanziere Coleman – che proviene da una facoltosa famiglia newyorkese e viene già annoverato tra i 500 uomini più ricchi del mondo – potrebbe apparire come un passo falso. Ma chi può dirlo?

 

 

Veniamo ai fatti. La Tiger Capital Management – il fondo d’investimento creato e gestito da Coleman – risulta oggi proprietario di una partecipazione in Fca nettamente inferiore rispetto a quella detenuta a maggio scorso, quando era balzato alle cronache per aver superato il 5 per cento in Fca ed essersi posizionato dietro la Exor, seppure a netta distanza. Erano le settimane in cui John Elkann discuteva con i vertici di Renault una possibile aggregazione e in pochi pensavano che la trattativa potesse naufragare. Successivamente gli investitori di Fca hanno fatto le loro valutazioni, alcuni scommettendo sulla ripresa dei contatti con la stessa Renault, altri ipotizzando nuovi scenari, compresa una possibile unione con Peugeot con la quale c’erano già stati dei contatti in passato. Comunque sia, tra i soci finanziari del gruppo c’è chi ha alleggerito la posizione e chi, al contrario, l’ha incrementata. Secondo i dati forniti dalla piattaforma Bloomberg, il 21 ottobre Chase Coleman ha venduto 37 milioni di azioni Fca riducendo la partecipazione della “Tigre” al 3,6 per cento.

 

Difficile commentare la strategia di investimento di un importante operatore sulla base di una singola operazione. Però questa scelta implica aver rinunciato a parte del maxi dividendo che – se tutto andrà secondo i piani – spetterà agli azionisti Fca prima che la fusione si perfezioni, cosa che ovviamente comporterà per tutti una diluizione nel capitale del nuovo colosso mondiale dell’auto. Il tesoretto che spetterà al Tiger, comunque, dovrebbe essere di tutto rispetto, circa 200 milioni di euro, in base a un calcolo approssimativo che tiene conto della percentuale detenuta da ciascun socio in Fca e che naturalmente vedrà la finanziaria della famiglia Agnelli fare la parte del leone. Chi sono gli altri beneficiari? Tra i soci con quote rilevanti, la società di investimenti di Chicago, Harris associates, salita di recente al 4 per cento, dovrebbe ricevere circa 220 milioni, mentre BlackRock, il più grande gruppo di asset management del mondo, potrebbe portare a casa circa 180 milioni grazie alla partecipazione arrotondata al 3,25 per cento lo scorso agosto rispetto al precedente 2,99 per cento. Ma Chase Coleman non è stato l’unico a liberarsi di azioni Fca. Una mossa analoga è stata messa in atto negli ultimi mesi da un altro grande socio, il fondo d’investimento scozzese Baillie Gifford, che risulta proprietario del 2,35 per cento (circa l’1 per cento in meno di cinque mesi fa), quota che oggi gli da diritto a una cedola di 129 milioni.

 

 

Invariata è, invece, la partecipazione che nominalmente risulta in capo a Sergio Marchionne (1 per cento), ma che evidentemente appartiene ai suoi eredi che dovrebbero ricevere circa 55 milioni. Nel suo insieme, gli investitori italiani rappresentano – sempre in base agli ultimi dati Bloomberg – il 42 per cento del capitale di Fca (sono presenti anche Mediolanum e Intesa Sanpaolo, con quote molo più contenute), seguiti dagli statunitensi al 39,6 per cento (Regno Unito e altri paesi europei hanno una presenza molto più ridotta). Come ha osservato il Sole24Ore, grazie alla fusione con Psa, Exor incasserà in una sola volta una somma che è quasi il 60 per cento dei dividendi ricevuti negli ultimi dieci anni dalle partecipate Fca, Ferrari e Cnh. Naturale che nasca qualche curiosità sui progetti futuri della finanziaria, che a fine novembre potrebbe dare qualche indicazione durante l’investor day. Con una posizione da azionista di riferimento di quello che dovrebbe diventare il quarto produttore mondiale dell’auto (ma per capire esattamente quale sarà il suo peso nel capitale occorre attendere i dettagli della fusione), Exor ha tutto lo spazio e le risorse per consolidare la strategia di diversificazione con l’obiettivo di costruire grandi aziende.