Fca si prepara alle nozze con Peugeot sbarcando in Cina

Ugo Bertone

Per conquistare almeno il 10 per cento del mercato cinese, Mike Manley ha pronta la partnership con Hon Hai, uno dei gioielli dell'industria hi-tech

Fiat Chrysler, in attesa di convolare a nozze con Peugeot, si prepara ad offrire al partner francese un dono prezioso: lo sbarco in Cina, obiettivo finora in parte fallito (anche dal socio parigino ) al fianco di uno dei gioielli dell’industria hi tech asiatici: Hon Hai, l’azienda di Taiwan che controlla FoxConn che sforna circa la metà degli iPhone oltre ad una vasta gamma di altri prodotti elettronici. I due gruppi intendono dar vita ad una joint venture alla pari per produrre veicoli elettrici destinati al mercato cinese, di gran lunga il più importante oltre ad operare nell’ “internet of vehicles”. L’annuncio, arrivato nella notte di giovedì da Taiwan, è importante per più motivi. Primo, perché è la prima mossa del Lingotto dopo la nascita dell’asse con Peugeot, per giunta alla vigilia del debutto al salone di Ginevra, all’inizio di marzo, della 500 elettrica che verrà prodotta a Mirafiori. Dunque un segnale importante per il futuro italiano di quello che è ormai il quarto gruppo al mondo. La novità suona poi sia a conferma dell’intenzione di voler crescere nell’elettrico (ove oggi Fiat dispone di meno dell’1 per cento del mercato) che a conferma di un ruolo di rilievo per Mike Manley, l’attuale ceo che nel gruppo Fca/Psa dovrà cedere il bastone di numero uno a Carlos Tavares. Proprio il manager inglese, protagonista del boom Jeep, ha in pratica smontato il precedente accordo con Guangzhou, l’azienda cinese che in dieci anni ha riservato solo delusioni e false partenze. Un destino simile hanno avuto i tentativi falliti di Hon Hai di entrare sul mercato dell’auto elettrica nonostante l’azienda fondata dal leggendario Terry Gou (che guida un gruppo che conta circa 330.000 dipendenti) sia stato uno dei primi fornitori della Tesla di Elon Musk. Nonostante queste credenziali e un’enorme potenza di fuoco, Hon Hai non è riuscito ad affermarsi sul mercato a quattro ruote, malgrado i vari tentativi, così come è capitato al suo principale cliente, Apple, che ha ormai rinunciato a produrre l'auto della Mela, confermando così il sospetto che nei fatti sia più complicata (e costosa) di quanto non pensino i big dell’elettronica. Come ha sperimentato del resto James Dyson, l’inventore inglese diventato miliardario con gli aspirapolveri che ha gettato la spugna dopo aver speso 200 milioni di dollari in uno stabilimento a Singapore, oggi deserto.

 

Memore di questi fallimenti, mister Guo si è rivolto ad un produttore tradizionale, Fiat Chrysler, già scelta a suo tempo da Google per sviluppare sulla sua carrozzeria l’auto a guida autonoma. E che, soprattutto, può contare sulla collaborazione con Mobileye, il gruppo israeliano partecipato anche da Intel all’avaguardia nello sviluppo dei prodotti a guida autonoma. Oggi la sfida di Fca è per questo ben più ambiziosa e complessa di quella avviata con Google attraverso Chrysler: Hon Hai si occuperà del design, delle componenti elettriche e della gestione della catena di produzione, un terreno in cui l’azienda non patisce concorrenza. Il resto sarà invece di competenza del partner italo-americano, dall’engineering alla produzione. L’obiettivo è di conquistare almeno il 10 per cento del mercato cinese, sfruttando gli spazi che si stanno aprendo con il taglio degli incentivi alla produzione che hanno sostenuto le vendite in questi anni.

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