Scomporre il futuro. Cosa aspettarsi dal big bang renziano
Girotondo di idee con Lucia Annunziata, Luciano Fontana, Carlo Verdelli e Massimo Cacciari
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20 SEP 19
Ultimo aggiornamento: 01:25 PM

Matteo Renzi al Senato nel giorno della fiducia al Conte bis (foto LaPresse)
Roma. “Stavolta Renzi non è criticabile”, ha titolato così su HuffingtonPost il direttore Lucia Annunziata che non ha mai lesinato critiche al fu Rottamatore sostenendo di recente le ottime ragioni del voto anticipato contro il governo pastrocchio. “Se davvero – dice Annunziata al Foglio - Giuseppe Conte ha detto: ‘Renzi è stato poco trasparente’, i casi sono due: o vive nella bambagia o vive nella bambagia. L’operazione renziana era ampiamente prevedibile e preannunciata”.
Lucia Annunziata: “Renzi ha compiuto un’operazione di verità, la sua reincarnazione svela le debolezze altrui”

Al primo voto d’aula importante la maggioranza si è spaccata sull’autorizzazione agli arresti domiciliari per il forzista Diego Sozzani. 46 i franchi tiratori. “E’ la conferma che l’attuale governo si fonda sull’evocazione di un governo, come in una fiction. L’incidente parlamentare è dietro l’angolo, e in caso di crisi il capo dello stato Sergio Mattarella accoglierà le dimissioni di Conte per dar vita all’ennesimo governo con un cambio di premiership, ma sempre all’interno della legislatura in corso. Ritengo altamente probabile la nascita di un nuovo esecutivo, soprattutto all’indomani della manovra e del pacchetto di nomine primaverile”.
Luciano Fontana: “Con questa mossa Matteo Renzi rivela tutto se stesso”

Carlo Verdelli: “La sua è un’operazione politica, ’di palazzo’”

La caduta sul fatidico “incidente parlamentare” potrebbe essere una conseguenza non direttamente intenzionale? “In questa fase il terremoto finale non conviene a nessuno degli attori in campo, a parte Salvini. Prevedo non un fallout a breve ma settimane ad alta tensione. Il voto sugli arresti di Sozzani non è un buon viatico: la giustizia è un tema che sta molto a cuore”. In effetti, era la prima votazione d’aula importante dall’insediamento del nuovo esecutivo. “Con il governo ai primi vagiti, la pattuglia renziana è una variabile imprevista. Adesso si dovrà discutere la riforma Bonafede, e i numeri ballano”. Il quotidiano da lei diretto si mostra severo con entrambi i Matteo. “Salvini si è fatto alfiere di alcuni disvalori, noi ci siamo limitati a raccontarlo. Nel caso di Renzi, invece, è complicato seguire la sua traiettoria, spesso lascia disorientati anche noi osservatori della politica. Dapprima ha dato l’avvio ad un improbabile accordo tra Pd e 5S dopo aver sostenuto per mesi ’mai al governo con i grillini’. Poi ha smentito se stesso minacciando di lasciare il partito se non avesse dato vita a un governo con il M5S: certo, per senso di responsabilità in un momento di sofferenza economica, democratica, civile, ma anche per mettere nell’angolo Salvini. Zingaretti si è trovato così a gestire una situazione imprevista, lui era pronto al voto anticipato. Adesso Italia viva è l’ennesimo colpo di scena: quando ormai la compagine governativa è al completo, con i ministri i vice e i sottosegretari, Renzi che fa? Annuncia che non sta più nel Pd. La navigazione del Conte bis, se già prima era perigliosa, adesso lo diventa ancora di più”. Va detto però che il corpaccione Pd ha sempre trattato Renzi come un abusivo, un intruso, proprio lui che lo ha portato al 40,8 percento. “Renzi deve ancora elaborare il lutto della sconfitta referendaria e della conseguente perdita del potere. Diceva che si sarebbe limitato a fare il senatore semplice per l’intera legislatura, ma è più forte di lui. La voglia di tornare protagonista ha fatto premio sul resto. Per la prima volta nella storia della Repubblica abbiamo dei leader giovani: Di Maio, Renzi, Salvini; eppure è come se avessero fretta di bruciare ogni tappa invece di mostrarsi lungimiranti e ragionevoli”. Intanto, con il tramonto del Cav, il centro è uno spazio gettonatissimo. “Forza Italia è in deperimento: al di là della volontà leonina di Silvio Berlusconi, la forza inerziale della storia e l’età del fondatore non lasciano presagire una futura ripresa. Qualcuno arriverà a sostituirlo”. In molti guardano al presidente di Rcs Urbano Cairo. “Non commento per fair play. Gli aspiranti sono tanti ma i posti pochi. Le prime file della politica sono sempre assai ambite ma nessuno ti dice: prego, si accomodi. Servono idee, carisma e tanti denari, forze potenti determinate a sostenere il tuo progetto. Che ne sarà per esempio di Beppe Sala? Lui mi sembra un’ipotesi tutt’altro che trascurabile per la leadership di un centrosinistra moderno. L’incarico di sindaco di Milano non è un atout da poco: è come essere l’editore di Corriere e La7”.
Massimo Cacciari: “Renzi è sempre stato un alieno rispetto al Pd”
