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Quelli che "Giani e Ceccardi sono la stessa cosa"

Il candidato della sinistrasinistra in Toscana si è portato avanti prevenendo gli addebiti per l'eventuale sconfitta elettorale

29 Luglio 2020 alle 06:00

Quelli che "Giani e Ceccardi sono la stessa cosa"

Ho letto nell’articolo di David Allegranti, che la riportava testualmente, la lettera alle Sardine di Tommaso Fattori per Toscana a Sinistra, la coalizione sostenuta anche da Potere al popolo e Rifondazione comunista, sull’elezione regionale. Vi si denuncia una serie di posizioni del candidato del centrosinistra, Eugenio Giani, oggi presidente Pd del Consiglio regionale, per sostenere che la preoccupazione di “non far vincere la destra” è infondata. La destra ha candidato la leghista Susanna Ceccardi, già sindaca di Cascina e poi parlamentare europea. Fattori impiega due argomenti. Il primo, che “la Toscana resta elettoralmente non contendibile dalla destra per un semplice motivo: perché la proposta politica di Giani assorbe le istanze della destra stessa e dei suoi centri di potere”. Dunque, avendone Giani usurpato o confiscato i temi e i centri di potere, la Toscana non corre il rischio di cadere in mano alla destra, cioè ha la sicurezza di caderci, essendo il centrosinistra la destra.

 

Spero di aver parafrasato correttamente. Di passaggio, Fattori evoca un secondo argomento, “lo scarso radicamento amministrativo della Lega in questa regione”. Mi sono fregato gli occhi tre volte. Quando la giovane e oltranzista Ceccardi conquistò il comune di Cascina, quattro anni fa, si poteva ancora fingersi sbigottiti. Quando la Lega conquistò il Comune di Pisa, due anni fa, contro uno schieramento di frattaglie di centrosinistra e sinistrasinistra, si poteva solo chiudersi in una stanzetta in fondo e piangere. A Siena non restavano più lacrime.

 

In questi giorni si parla di un leghista lombardo, Attilio Fontana, e di piccole storie di milioni scudati e gaffe cognate. Ma la partita si era chiusa nella campagna per l’elezione regionale lombarda del 2018, quando erano di fronte Fontana e Giorgio Gori, e una sinistra intransigente, anche lì con un candidato onorato, già bravo sindacalista, ne denunciò la falsa alternativa e motivò la propria corsa separata. Un giorno, a gennaio, a Radio Padania, il candidato Fontana disse: “Dobbiamo fare delle scelte. Dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra razza bianca, se la nostra società deve continuare a esistere o se la nostra società dev’essere cancellata”. Poi si scusò, disse che era un lapsus. Poi si pentì di essersi scusato, perché si accorse che, nell’elettorato cui teneva, la razza bianca andava forte. Aggiunse anche che la razza era in Costituzione. (E si discute di camici bianchi…).

 

Vinse, naturalmente, con un grosso scarto. La lista di LeU prese il 2 per cento e nessun consigliere. Non ebbe problemi: contava troppo poco perché si potesse addebitarle la sconfitta di Gori. La sinistrasinistra toscana ha fatto un passo avanti: chiunque vinca, Ceccardi o Giani, sarà stata la stessa cosa. Dunque lo strascico tradizionale su chi avrà fatto il gioco di chi, non avrà più ragion d’essere nemmeno lui. Tanto era lo stesso.

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Commenti all'articolo

  • GiovaG

    29 Luglio 2020 - 10:28

    Il solido, antico sistema Tafazzi per affermare la propria purezza ideologica, anche a rischio di favorire la destra. Come se in democrazia si votasse per “il migliore”, non, concretamente, per il meno peggio o il più vicino alle proprie posizioni ideologiche. Questi puristi sanno che non vinceranno; a loro basterà poter affermare “io c’ero”; saranno felici dell’irrilevanza finalmente certificata. Non vogliono migliorare, anche di poco, le cose; non vogliono agire, anche un pochino, sulla realtà. Per loro la politica è un giochino virtuale che non consente compromessi (si punta solo a guadagnare punti).

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