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Postilla triestina

Ho guardato i telegiornali e i giornali. Che il 13 luglio fosse l’anniversario – un secolo – del rogo fascista del Narodni dom, era pressoché universalmente trascurato

15 Luglio 2020 alle 06:00

Postilla triestina

Postilla triestina. Non c’ero, non ho impressioni dirette. Ho letto una cronaca puntuale di Marinella Salvi sul manifesto. In cambio ho guardato i telegiornali e i giornali. Che il 13 luglio fosse l’anniversario – un secolo – del rogo fascista del Narodni dom, era pressoché universalmente trascurato. La giornata è stata pressoché universalmente presentata come dedicata alle vittime italiane delle foibe. Tuttavia esiste in Italia dal 2004 un “Giorno del ricordo” dedicato alle vittime delle foibe e all’esodo di istriani, fiumani e dalmati, il 10 febbraio. Quella ricorrenza fu varata con molte opposizioni, in particolare quella che vedeva nella data un ambiguo contraltare al Giorno della Memoria della Shoah, celebrato in Italia dal 2000 e in tutto il mondo dal 2005, il 27 gennaio, il giorno dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz.

 

Si capisce che la trasformazione del 13 luglio in un ulteriore giorno delle foibe, deliberata o frutto di ignoranza e superficialità, sia apparsa a chi aspettava da un secolo la “restituzione”, materiale e morale, del patrimonio civile di cui il fascismo aveva brutalmente espropriato le minoranze slave, come una offesa. E questo non ha niente a che fare con la disputa sulle foibe, sulla natura politica o razzista della persecuzione degli italiani alla fine della guerra, sul numero delle vittime. Ho una postilla pedante, diciamo, alla postilla (la pedanteria è l’ultima speme, quando le condizioni sono diventate di colpo condizionalità: una resa senza condizionalità). Il presidente sloveno, l’ospite d’onore, si chiama Borut Pahor. Pahor è un cognome molto diffuso in Slovenia e in Italia. Si chiama così il celebre scrittore italiano Boris Pahor, quello che aveva sette anni quando vide la tragedia dell’Hotel Balkan nel 1920, e ha saputo aspettare cento anni per vederla ricordare dal presidente della sua Repubblica. L’accento va sulla prima sillaba e la h di Pahor non è muta, è aspirata e pronunciarla piena come in Pacor è meglio che non pronunciarla affatto. Mediamente, in tv e alle radio il 13 luglio il nome è stato pronunciato: Paòr. Un francesismo, o un venezianismo, come le sarde in saòr. Eppure la circostanza era solenne, e la Slovenia vicina, e Trieste ancora più vicina.

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Commenti all'articolo

  • giaga

    16 Luglio 2020 - 06:40

    Peccato che il Narodmi Dom/ Hotel Balkan , allora , non fosse degli Sloveni ma di tutte le comunità slave di trieste ( serbi, Croati etc) , Peccato che l'incendio del Balkan fu originato come reazione a colpi di arma da fuoco partito dalle stanze dei rappresentanti sloveni che uccisero 2 persone , Peccato che era già avvenuto negli anni 54 un indennizzo di 500 milioni e costruito il Teatro Sloveno . Peccato che la casa della Lega Nazionale Italiana di Opicina sequestrata e data agli Sloveni non sia mai stata restituita, peccato che si sia reso onore a 4 terroristi che uccisero civili e incendiarono scuole e asili e per questo furono condannati a morte, .... ma si Pahor con la h aspirata , che va in giro a dire che le foibe sono una falsità e che a Pirano non è giusto che ci sia un sindaco nero dopo la fatica che han fatto gli Sloveni per conquistare quella terra Italiana.Un vero peccato per la verità ....

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