di Adriano Sofri
Postilla triestina
Ho guardato i telegiornali e i giornali. Che il 13 luglio fosse l’anniversario – un secolo – del rogo fascista del Narodni dom, era pressoché universalmente trascurato
di
14 JUL 20
Ultimo aggiornamento: 05:49 PM

Postilla triestina. Non c’ero, non ho impressioni dirette. Ho letto una cronaca puntuale di Marinella Salvi sul manifesto. In cambio ho guardato i telegiornali e i giornali. Che il 13 luglio fosse l’anniversario – un secolo – del rogo fascista del Narodni dom, era pressoché universalmente trascurato. La giornata è stata pressoché universalmente presentata come dedicata alle vittime italiane delle foibe. Tuttavia esiste in Italia dal 2004 un “Giorno del ricordo” dedicato alle vittime delle foibe e all’esodo di istriani, fiumani e dalmati, il 10 febbraio. Quella ricorrenza fu varata con molte opposizioni, in particolare quella che vedeva nella data un ambiguo contraltare al Giorno della Memoria della Shoah, celebrato in Italia dal 2000 e in tutto il mondo dal 2005, il 27 gennaio, il giorno dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz.
Si capisce che la trasformazione del 13 luglio in un ulteriore giorno delle foibe, deliberata o frutto di ignoranza e superficialità, sia apparsa a chi aspettava da un secolo la “restituzione”, materiale e morale, del patrimonio civile di cui il fascismo aveva brutalmente espropriato le minoranze slave, come una offesa. E questo non ha niente a che fare con la disputa sulle foibe, sulla natura politica o razzista della persecuzione degli italiani alla fine della guerra, sul numero delle vittime. Ho una postilla pedante, diciamo, alla postilla (la pedanteria è l’ultima speme, quando le condizioni sono diventate di colpo condizionalità: una resa senza condizionalità). Il presidente sloveno, l’ospite d’onore, si chiama Borut Pahor. Pahor è un cognome molto diffuso in Slovenia e in Italia. Si chiama così il celebre scrittore italiano Boris Pahor, quello che aveva sette anni quando vide la tragedia dell’Hotel Balkan nel 1920, e ha saputo aspettare cento anni per vederla ricordare dal presidente della sua Repubblica. L’accento va sulla prima sillaba e la h di Pahor non è muta, è aspirata e pronunciarla piena come in Pacor è meglio che non pronunciarla affatto. Mediamente, in tv e alle radio il 13 luglio il nome è stato pronunciato: Paòr. Un francesismo, o un venezianismo, come le sarde in saòr. Eppure la circostanza era solenne, e la Slovenia vicina, e Trieste ancora più vicina.
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