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Il packaging buono

L’azienda che ha trovato il modo di conservare gli alimenti senza usare sostanze dannose e non riciclabili

10 Novembre 2019 alle 06:00

Il packaging buono

(foto Unsplash)

Un sacchetto per alimenti che può finire nell’umido insieme alle bucce di banana. Gesto impossibile, fino a ieri data la presenza di alluminio, fondamentale per mantenere il cibo inalterato, oggi sostituito da altro materiale grazie a una nuova linea di imballaggi innovativi, ad alta barriera e allo stesso tempo riciclabili o compostabili. “Il packaging ha bisogno di essere rivisitato nell’ottica delle sfide che siamo chiamati a raccogliere – spiega Stefano Tominetti, amministratore delegato di Saes Coated Films, azienda specializzata in tecnologie di coating funzionali, nata a Milano 70 anni fa – Tradizionalmente la sua funzione era di ausilio di conservazione adeguata degli alimenti. Ancora oggi si utilizzano materiali che non sono amici della sostenibilità e dell’ambiente. E devono essere ripensati”. La novità è stata presentata al Cibus Tec di Parma, “Saes Group tramite Saes Coated Filmse Sacchital Group, altra azienda di packaging, hanno unito le proprie competenze per rispondere più rapidamente alle esigenze del mercato con un modello di business aperto”.

 

Alla base c’è la nuova tecnologia realizzata denominata COATHINK™, una lacca a base di acqua che viene applicata sulla superficie dei biomateriali o plastici per il packaging. Per esempio, una merendina ha bisogna di essere protetta dall’ossigeno per preservare la sua freschezza. “Abbiniamo la carta a un foglio sottilissimo di plastica, siamo arrivati 15 micron, che permette di riciclare l’imballaggio recuperando la fibra della cellulosa. Il caso più famoso è quello del Mulino Bianco che ha già imballaggi che sono in carta e noi ne riduciamo ancora di più gli spessori per barriere contro l’ossigeno e il vapore acqueo”. Saes goup (quotato in Borsa dal 1986, mille dipendenti, dieci stabilimenti tra Europa e America, 200 milioni di euro di fatturato, 10 per cento dei ricavi investiti in ricerca) ha sviluppato la sua esperienza fin dai tempi del tubo catodico del televisore, una scatola dentro cui c’era ossigeno che ne poteva rovinare i componenti, un know how utilizzato poi su telefonini, pacemaker e al Cern in Svizzera. “Tutta la nostra esperienza finisce nello sviluppare soluzioni funzionali avanzate per preservare gli alimenti. Utilizziamo tecnologie avanzate per eliminare il foglio di alluminio presente nelle confezioni di creme, shampoo e saponi monodose”.

Paola Bulbarelli

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