Contro la “morte cerebrale della Nato” Macron chiede una strategia europea

Micol Flammini

Secondo il presidente francese l'unico modo che ha l'Europa per rispondere al voltafaccia americano è svegliarsi

Roma. L’europeismo à la Macron ha molti pregi, è ambizioso, qualche difetto, è brutale, e qualche rischio, è sfrontato e veloce. Non aspetta nessuno, se necessario aggredisce e dice ciò che pensa, anche che “stiamo assistendo alla morte cerebrale della Nato”. Il presidente francese lo ha detto in un’intervista rilasciata all’Economist e la frase ha fatto impazzire tutti, anche russi e filorussi che per tutta la giornata non hanno fatto altro che ripeterla come fosse un mantra: “Stiamo vivendo la morte cerebrale della Nato”. “L’Europa si trova sull’orlo di un precipizio” e o capisce che deve iniziare a pensare a se stessa come a una potenza geopolitica, oppure “perderemo il controllo del nostro destino”. Il capo dell’Eliseo fa riferimento alla situazione internazionale: l’ascesa della Cina, la svolta autoritaria di Turchia e Russia e l’assenza degli Stati Uniti, il punto più importante e più dolente che rende l’Alleanza atlantica quanto mai instabile. La Nato e il suo articolo 5 – che prevede che se uno stato del patto viene attaccato gli altri vadano in suo aiuto, “che senso avrà l’articolo 5 domani?”, si chiede il presidente – si reggono su una garanzia che finora non era mai stata messa in discussione: l’impegno americano. Ma se è l’America a voltarci le spalle l’Europa deve svegliarsi, dice Macron. Questa è la prima lezione che bisogna imparare in fretta dal trumpismo, il primo nemico dell’Alleanza atlantica. Che il presidente americano non amasse i suoi alleati europei si era capito dai primi vertici, dalle parole poco lusinghiere e anche da uno scoop del New York Times, a cui alcuni alti funzionari della Casa Bianca avevano raccontato che Donald Trump aveva detto in più occasioni di volersi ritirare dalla Nato. All’epoca i suoi consiglieri, tra cui Jim Mattis, allora segretario alla Difesa, e John Bolton, consigliere per la Sicurezza nazionale, si affrettarono a mantenere la strategia americana sulla buona strada, perché dare spazio alle speranze e alle pretese del presidente americano sarebbe stato un danno anche per gli Stati Uniti, avrebbe ridotto l’influenza di Washington sull’Europa e dato forza alla Russia. Il desiderio di Trump di ritrarsi dalla Nato non è mai svanito, fortunatamente chi è attorno a lui sa che distruggere settant’anni di lavoro, di diplomazia e di fiducia è una responsabilità enorme, sarebbe il più grande successo di Vladimir Putin e anche la più pericolosa sconfitta delle potenze occidentali.

 

Per Macron il voltafaccia americano è ormai palese, Trump lo ha dimostrato anche il mese scorso con il ritiro improvviso delle truppe dalla Siria nord orientale e con l’abbandono degli alleati curdi. Questa decisione non ha fatto riflettere soltanto gli israeliani che, abituati quanto gli europei a fidarsi dell’appoggio americano, hanno iniziato a pensare che potrebbe arrivare presto il momento in cui dovranno farcela da soli, ma anche alcuni tra i popoli più atlantisti dell’Ue, come i baltici e i polacchi, che pagano il 2 per cento del pil alla Nato con convinzione e che per la prima volta hanno riconsiderato la possibilità che quei confini orientali potrebbero tornare a essere labili come un tempo. Questo mix tossico, come lo chiama Emmanuel Macron, soltanto cinque anni fa sarebbe stato impensabile, eppure l’invocazione all’Europa di prendere in mano il proprio destino era già arrivata all’indomani dell’elezione di Donald Trump da parte della cancelliera tedesca, Angela Merkel, e da allora l’Ue ha fatto pochi passi avanti. E’ rimasta fluttuante e divisa, concentrata nel tentativo di tenere a bada le spinte centrifughe al suo interno, come la crescita dei movimenti populisti ed euroscettici che oltre a Trump sono un altro pericolo alla coesione dell’Alleanza atlantica. Per andare contro alla “morte cerebrale della Nato” Macron chiede all’Ue di iniziare a pensare e ad agire non soltanto come gruppo economico, ma come potenza strategica, recuperare la sua sovranità militare, riaprire il dialogo con la Russia, su questo punto gli scettici sono tanti. L’Europa per ora non riesce ad avere nemmeno una politica estera comune, basti pensare alla Libia, questione rimasta irrisolta anche per i diversi interessi, da una parte l’Italia, dall’altra la Francia. Macron chiede all’Europa di sbrigarsi, di andare ai suoi ritmi, di rischiare.

 

Mentre lanciava questa scommessa europea ne ha lanciata anche una francese, la riforma per l’immigrazione che, come sempre accade, scontenta tutti. La legge prevede delle limitazioni per l’assistenza sanitaria a richiedenti asilo e un sistema che permetta di accettare le quote migranti a seconda della necessità di lavoratori specializzati. Le reazioni: troppo di destra per la sinistra e troppo lassista per la destra.

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