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Le prossime mosse su Ilva e la campagna cinese di Macron

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

6 Novembre 2019 alle 17:19

Le prossime mosse su Ilva e la campagna cinese di Macron

Emmanuel Macron e Xi Jinping (foto LaPresse)

Potrebbe andare a finire con una norma generale che protegge tutti gli amministratori e i dirigenti di aziende impegnate in transizioni ambientali e in attuazione di piani di bonifica. Si attaglierebbe all'ex Ilva e quindi a Arcelor Mittal ma anche ad altri casi. Sarebbe una prova notevole di capacità decisionale da parte del governo, ma già si parla di una consistente pattuglia di senatori 5 stelle schierata sulle posizioni anti-industriali e filo-parco giochi da cui nacque l'emendamento a prima firma di Barbara Lezzi con cui cominciò la questione. Comunque per ora di cena sarà nota la scelta del governo: dopo un consiglio dei ministri il presidente del consiglio sarà in conferenza stampa. Ma il punto più rilevante è che, dopo l'incontro di oggi (precedente al consiglio dei ministri) la proprietà di Arcelor Mittal ha ripetuto che intende lasciare il sito italiano in ogni caso.

  

La preoccupazione degli operai ex Ilva di Taranto e Genova.

 

 

E la preoccupazione in generale...

 

 

Difficile governare coi 5 stelle, dicevamo ieri a cena, faticoso anche governare con il Pd e governare il Pd.

 

  

Però c'è un notizione europeo di quelli che cambiano la situazione, il cammino è quello indicato da Mario Draghi quando, lasciando la Bce, diceva che la politica monetaria aveva fatto il suo dovere e anche di più e ora toccava ai governi.

 

Cose che andrebbero contrastate con decisione.

 

 

Congratulazioni, parlatene.

 

 

Maurizio Lupi, ricordate tutto il fango? Da ministro non aveva commesso nulla di perseguibile. E Matteo Renzi gliene dà atto, ricordando i giorni difficili in cui si dimise.

 

  

Ma non è sempre così e per tutti quando si ha a che fare con un tema irrisolvibile come quello dei movimenti migratori?

 

 

Ecco, poi anche in Italia si tende a castigare il realismo di chi tenta di gestire le cose con gli strumenti politici possibili e non con la fantasia. E per la maggioranza sono altri motivi di attrito.

 

 

Succede, quindi smettetela di fare i castigatori dei treni in ritardo sui social, non fa ridere e vi passare per nostalgici.

  

Succede sempre così coi cinesi, dopo Luigi Di Maio, che sarà per sempre l'uomo delle arance volanti, arriva ogni volta Emmanuel Macron a fare gli affari veri. 

 

 

Nella fantasiosa democrazia britannica preannunciano addirittura prima delle elezioni ciò che qui si vorrebbe vietare e la leader dei lib-dem, in crescita peraltro, parla di futuri cambi di casacca a favore del suo gruppo.

 

  

Donald Trump fa il simpatico, indici di Borsa tutti ai massimi e lui può festeggiare, ma attenzione perché non hanno mai avuto molto a che fare con i risultati elettorali.

 

 

Il nepotismo a rovescio che non fa vendere vestiti, parlatene.

 

Per piemontesi o comunque in zona: andate a sentire Giorgio Conte, vi divertirete.

 

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