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La destra fa la parte della sinistra

Jacques Julliard spiega il "capovolgimento spettacolare" in corso in occidente

11 Novembre 2019 alle 11:19

La destra fa la parte della sinistra

Jacques Julliard (foto Simon Isabelle / SIPA)

Questo articolo è stato pubblicato sul Foglio Internazionale: ogni lunedì, segnalazioni dalla stampa estera con punti di vista che nessun altro vi farà leggere a cura di Giulio Meotti


 

"La sinistra e la destra non esistono più. E’ una vecchia storia! Ve lo dicono tutti e i sondaggi ve lo confermano. Ma io non sono così sicuro. Vedremo cosa succederà a lungo termine. La vecchia dicotomia è sopravvissuta a tanti funerali! A mio avviso, siamo di fronte a una sorta di chiasmo, di scambio dei ruoli, di ‘inversioni dei valori’ (Nietzsche), e non a un’estinzione”. Così scrive sul Figaro Jacques Julliard, intellettuale francese che dalla sinistra proviene e milita. “L’abbandono da parte della sinistra, dall’inizio del secolo, di tutto un insieme di rappresentazioni e di princìpi sui quali si era edificata in passato, a favore di un nuovo software ereditato dalla società americana e dalle scienze sociali, costituisce un vero e proprio testacoda ideologico, che lascia senza parole, potremmo dire, più della metà del suo elettorato, mentre la destra sta recuperando tutta o una parte di questo armamentario mentale caduto nel dimenticatoio. L’esempio più eclatante è quello della laicità. Se Ferry, Clemenceau, Jaurès, Blum, Mendès tornassero fra di noi, non crederebbero alle loro orecchie né ai loro occhi. Perché in passato e fino a poco tempo fa, la laicità era il criterio distintivo della sinistra per eccellenza, se non il suo Dna, a tal punto che, tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, il Partito radicale, caduto socialmente nel centrodestra, era considerato, anche dal Fronte popolare, come una componente di sinistra, perché era rimasto laico”. 

 

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Cosa vediamo oggi, chiede Julliard? “Una sinistra imbarazzata, che si contorce, moltiplica i giri di parole e le perifrasi quando si parla di laicità, mentre il ministro dell’Istruzione di un governo macroniano, Jean-Michel Blanquer, fa il suo lavoro di difensore della laicità, e lo fa bene. Fate il test: lanciate la parola ‘laicità’ in un cenacolo della sinistra rispettosa. E’ come parlare di corda in casa dell’impiccato. ‘No, ma non sarà mica un po’ islamofobo quello lì’?’. Perché ecco come stanno veramente le cose: per questo mondo, intellettuale ma molto sciocco, la laicità è d’obbligo quando c’è di mezzo il cristianesimo; ma diventa disdicevole e fuori luogo quando c’è di mezzo l’islam! La situazione è chiara: la laicità è ormai ripudiata dalla sinistra, e difesa dalla destra. Questo fatto non mi fa piacere, ma è la verità della verità. La sinistra rispettosa ha un problema con l’islam, e più precisamente con l’islamismo. Gli stessi che non volevano ammettere che un partito totalitario come il comunismo fosse diventato una religione rifiutano oggi di vedere che una religione totalitaria come l’islamismo è diventata un partito politico. Ma siccome non può spingersi fino al punto di aderire alle credenze che legittima – dei liberi pensatori con il Corano in mano e il tappetto per la preghiera sotto il braccio sarebbero alquanto strani – la sinistra non può far altro che affidarsi al comunitarismo. Al posto della Repubblica universale, un mosaico di etnie, religioni, come tante trincee. Un tempo (e con che vigore!) i repubblicani avevano ingiunto alla Chiesa di mettersi in regola con la laicità. Ciò che fece, e ognuno si trovò bene. Questo ripudio de facto della laicità da parte della sinistra rispettosa può essere spiegato da tre motivi, dal più nobile al meno confessabile. La sinistra, anzitutto, ritiene che qualsiasi ingiunzione fatta all’islam e ai musulmani equivale a ‘stigmatizzarli’, e che l’invocazione della laicità da parte della destra è soltanto la foglia di fico della xenofobia e del razzismo. Ma in verità, questa manifestazione estrema di precauzioni non è altro che la contropartita della coscienza sporca di una sinistra social-comunista che in passato ci ha precipitato nella folle e odiosa guerra d’Algeria. Ieri negava l’indipendenza agli algerini, invocando l’oscurantismo dell’islam; oggi perdona il bigottismo islamista per aver negato in passato l’indipendenza ai musulmani. Infine, non possiamo dimenticare, alla viglia delle elezioni amministrative, che molti notabili locali hanno come principale obiettivo quello di ingraziarsi la clientela musulmana”. 

 


Per la sinistra, l’invocazione della laicità da parte della destra è soltanto la foglia di fico della xenofobia e del razzismo. Il segreto inconfessabile: i notabili politici di sinistra hanno bisogno del voto islamico


  

Dalla laicità all’istruzione il passo è breve. ‘Su tre punti, la sinistra ‘progressista’ ha spezzato il legame con la dottrina repubblicana della scuola che i Jules Ferry, i Jean Zay o anche gli Alain, il filosofo, avevano posto come base del sistema. Una visione semplicistica dell’uguaglianza ha portato a collocare l’alunno, al posto del sapere, al centro del sistema; e sostituendo la ‘pedagogia’ all’apprendimento, ha messo sullo stesso piano l’allievo e il maestro nel sistema scolastico. Infine, constatando, sulla scia di Pierre Bourdieu, che la principale diseguaglianza tra le classi sociali in fondo è di ordine culturale, preferisce abolire la cultura piuttosto di combattere l’ignoranza. Guardate Sciences Po! E’ stato appena raggiunto una sorta di parossismo con il progetto presentato recentemente dall’École normale supérieure volto a introdurre una parte di discriminazione sociale al contrario nella valutazione delle conoscenze, aggiungendo dei punti supplementari nel concorso di ammissione alla scuola in modo inversamente proporzionale ai redditi dei genitori. Così due prove simili potrebbero valere ai loro autori dei voti diversi a seconda della loro origine sociale (…) Come si può non rendersi conto che la caratteristica comune di queste ‘novità’ è la rinuncia alla funzione integratrice della scuola? Nel migliore dei casi, ci dirigiamo verso la ‘repubblica degli individui’ (Marcel Gauchet), nel peggiore, verso una repubblica delle quote, nella quale l’uguaglianza è simboleggiata da una ripartizione proporzionale di tutti i gruppi, di tutte le comunità, ai vertici dello stato. Ma la doppia idea dell’universalità del sapere e dell’uguaglianza attraverso il merito è sparita. Lungi da me pensare che la destra sia incline per natura a lottare contro le diseguaglianze sociali attraverso l’uguaglianza del sapere! Poiché il suo Dna economico e sociale è fondamentalmente iniquo. Ma constato che Jean-Michel Blanquer si avvicina di più agli ideali della scuola repubblicana rispetto ai ministri di sinistra che l’hanno preceduto. Amara constatazione per un repubblicano di sinistra”. 

 

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Infine, la nazione. “Da quale guasto dell’intelligenza storica delle situazioni una parte significativa della sinistra ha iniziato a trascurare questo indispensabile crogiolo di volontà e speranze? Escludo naturalmente da questa definizione Jean-Pierre Chevènement e i suoi amici, ma anche François Hollande, i quali sanno che senza la nazione la sinistra è soltanto un coltello senza lama. Includo invece tutti gli altri, e in particolare gli intellettuali che manifestano ormai per un ‘senzafrontierismo’ controcorrente rispetto al resto del mondo! La nazione, come il linguaggio esopico, può essere la migliore o la peggiore delle cose a seconda che essa serva a discriminare o al contrario a comunicare con gli altri. Il fatto che la sinistra abbia rinunciato a contendere alla destra l’espressione del sentimento nazionale è un segno inquietante del suo tracollo intellettuale (…)

 

Vanno ricordate alcune cifre per misurare il fenomeno. Dopo la traversata del deserto gollista, la sinistra, guidata per trent’anni dallo stesso uomo, François Mitterrand, si era issata a un livello medio del 45 per cento dei voti alle elezioni presidenziali, e ha terminato, nel 2017, ottenendo meno del 28 per cento; grazie soprattutto al 19,58 per cento di un candidato, Jean-Luc Mélenchon, che si agita come un diavolo quando ci si azzarda a identificarlo a essa… Che bel destino sprecato! In occasione delle ultime elezioni europee, socialisti e comunisti hanno raccolto soltanto il 12,7 per cento dei voti, una miseria. E se si aggiungono le macerie dell’Insoumission (la France Insoumise, il partito di Mélenchon, ndt), si arriva a poco più del 19 per cento dei suffragi, ossia meno di un quinto del totale! A questa constatazione, si obietterà che molte voci di sinistra si sono spostate verso gli ecologisti. Effettivamente, il voto ecologista non è soltanto un voto climatico; è un voto di rifugio per degli elettori che non sanno più riconoscere un uomo di sinistra. Passato al doppio setaccio del comunitarismo e delle scienze sociali, è oggi uno strano individuo che non crede più alla sua civiltà, né alla sua nazione, né alla sua cultura, né alla sua scuola, né alla laicità, né alla sua famiglia, e che non è nemmeno più sicuro del suo sesso. E’ l’uomo senza qualità di Musil. Una strana fobia nei confronti di ogni tipo di identità – la parola stessa gli risulta insopportabile – lo porta a rompere i legami con tutto ciò che un tempo lo rendeva fiero e rappresentava la sua ragion d’essere (…) La sinistra, che come la destra è eterna, poiché è una categoria dello spirito nella società, ritroverà il suo elettorato solo quando ritrovare sé stessa – e i suoi valori. 

 


La sinistra esiste, a dispetto della mediocrità dei suoi attuali dirigenti; alla pari della destra, è une delle due categorie essenziali del nostro universo politico. Se scomparisse, sarebbe la fine della Francia


 

Diciamo le cose concretamente. Se nulla nei prossimi anni cambierà la sinistra, se i suoi dirigenti, sprofondati in una specie di antropologia negativa – così come esiste una teologia negativa – continueranno ad ascoltare i professori di sociologia piuttosto che le classi popolari, il secondo turno delle presidenziali del 2022 opporrà, come nel 2017, un candidato di centrodestra, Emmanuel Macron, a un candidato di estrema destra, Marine Le Pen o Marion Maréchal. Ciò non è né desiderabile né conforme all’interesse di tutta la Francia. La sinistra esiste, a dispetto della mediocrità dei suoi attuali dirigenti; alla pari della destra, è una delle due categorie essenziali del nostro universo politico, un frammento del nostro patrimonio comune. Se indigna il fatto che si trovi attualmente in questo stato, resta comunque l’erede della filosofia dei Lumi, dei valori della Rivoluzione del 1789 e degli ideali della Comune di Parigi. La sua scomparsa, che oggi non è più impossibile, renderebbe la Francia una nazione emiplegica. (Traduzione di Mauro Zanon)

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