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Proletari della banlieue

Da Mélenchon a Yadot, in piazza a Parigi per l’islam. Parla Bruckner: “Siete una vergogna intellettuale”

10 Novembre 2019 alle 06:00

Proletari della banlieue

Il 13 novembre sarà il quarto anniversario degli attentati che hanno colpito Parigi, tra cui il Bataclan (foto LaPresse)

Roma. L’appello è partito dalle pagine di Libération. “Stop all’islamofobia”. Ci sono il leader della France Insoumise Jean-Luc Mélenchon e quello dei gilet gialli Jérôme Rodrigues, la stella ecologista Yannick Jadot, l’ex leader socialista Benoît Hamon, la femminista Caroline de Haas, il capo sindacalista Philippe Martinez, il direttore di Mediapart Edwy Plenel e gli antifa. Una manifestazione di solidarietà con l’islam in programma oggi a Parigi, mentre tutto il paese – dal presidente Macron all’esecutivo Philippe passando per i giornali e gli intellettuali – discute su che fare con un modello di integrazione in crisi. Dai microfoni di France Inter, Mélenchon accusa l’Eliseo: “Il presidente ha gettato benzina sul fuoco. E’ stato lui a chiedere la ‘società della vigilanza’”. Non manca il dissenso alla marcia. Emmanuel Maurel della France Insoumise dice che la presenza tra i firmatari del Collettivo contro l’islamofobia è un “problema”. L’ecologista Pierre Minnaert trova offensivo manifestare “a due giorni dall’anniversario del massacro del Bataclan”. Da Barcellona, l’ex premier socialista Manuel Valls definisce i firmatari la “sinistra dell’abiura”.

 

“La parola ‘islamofobia’ ha una duplice funzione”, dice al Foglio Pascal Bruckner, romanziere e saggista settantenne, uscito dall’alveo dei nouveaux philosophes di André Glucksmann, poi autore di libri molto fortunati come “Il singhiozzo dell’uomo bianco” fino all’ultimo “Une brève éternité”. “La prima funzione è di mettere a tacere gli occidentali, colpevoli di tutti i crimini del mondo: colonialismo, schiavitù, imperialismo. E poi, in modo molto esplicito, mettere a tacere i riformatori nella terra dell’islam e minacciarli di morte. Questa sinistra militante vorrebbe che l’islam fosse intoccabile. Questa parola, ‘islamofobia’, degna della propaganda totalitaria, fa volutamente confusione tra una religione e i fedeli di tutte le origini che vi aderiscono. Diffidare dell’islam, giudicare inquietante il suo aggressivo proselitismo, la sua pretesa di verità unica, la sua inclinazione sacrificale, è manifestare un sentimento legittimo, non è razzismo. Lo scopo di questa confusione è invece spostare la questione religiosa dal piano intellettuale a quello penale, così che qualsiasi obiezione o derisione possa essere perseguita”. Bruckner trova incredibile che nella Francia del 2019 pezzi importanti della sinistra scendano in piazza per accusare la società di “islamofobia”. “Questa sinistra è una vergogna intellettuale, è molto triste”. Perché lo fanno, sono in cerca di voti o per ragioni intellettuali? “Ideologiche. L’islam è l’ultimo soggetto politico positivo ai loro occhi. E’ la religione degli oppressi. L’islamismo di sinistra è un tentativo un po’ disperato da parte della sinistra di trovare un proletariato di sostituzione. La sinistra ha perso tutto: l’Unione sovietica, il Terzo mondo che ora sogna un’economia di mercato, e la classe operaia, che si è spostata massicciamente verso l’estrema destra. L’islam, quindi, è l’ultima speranza per una sinistra alla ricerca di masse anticapitaliste”. La banlieue parigina ha preso il posto di Billancourt, sede di grandi fabbriche e consensi elettorali.

 

All'inizio di questa settimana, durante una manifestazione contro Eric Zemmour di fronte al canale CNews, un attivista del Coordinamento contro il razzismo e l’islamofobia ha attaccato violentemente il saggista e giornalista. Abdelaziz Chaambi, tunisino, militante comunitarista delle periferie e dell’islam politico legato alla Turchia, “attivista contro l’islamofobia”, si è permesso di attaccare e insultare Zemmour nell’applauso della folla: “Zemmour il virus islamofobico, Zemmour è un bastardo, un mostro, una bestia immonda”. E poi offese ai “bastardi sionisti”, a giornalisti e intellettuali arabo-musulmani, come Mohamed Sifaoui. Poi Chaambi ha additato alla folla altri nomi, come quello di Pascal Bruckner, che chiude così l’intervista al Foglio: “La Francia rischia la secessione, ma è un grande rischio per l’Europa in generale, quello di cedere una parte del vecchio continente all’islam politico. La Francia ha più di sei milioni di musulmani, siamo i più esposti, siamo l’occhio del ciclone”. Più che la France Insoumise, la France soumise.

Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

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