Macron flette i muscoli sull'integrazione e la “Repubblica islamica en marche”

Giulio Meotti

Il presidente tra due fuochi per aver rilasciato un'intervista al settimanale conservatore Valeurs Actuelles. Intanto il premier Philippe denuncia una “secessione insidiosa”

Roma. Immigrazione, islam, comunitarismo e velo. Temi da cui Emmanuel Macron si è sempre tenuto alla larga. Troppo complicati, radioattivi persino, per il suo orizzonte tecnocratico. Ci si è avvicinato, facendo non poco scalpore, in un’intervista al settimanale conservatore Valeurs Actuelles, durante il viaggio aereo di ritorno dalla sua visita a Reunion. Agli occhi di Macron, risalta “il fallimento del nostro modello (di integrazione) che si combina con la crisi dell’islam” e che “porta a forme molto dure di islam politico”. Il presidente è tra due fuochi. Quello della gauche, che lo accusa di “flirtare con l’estrema destra” soltanto per aver parlato con Valeurs Actuelles. E quello dei lepenisti, che con il portavoce del Rassemblement national, Sébastien Chenu, ieri lo accusavano di essere un “comunitarista”.

 

La sintesi macroniana è così annunciata dall’Eliseo: “Indossare il velo nello spazio pubblico non è affar mio. Il velo nei servizi pubblici, a scuola, quando educano i nostri figli, è affar mio”. Il Senato francese ha appena approvato con 116 voti a favore e 114 contrari la proposta di legge che vieta il velo islamico ai genitori che accompagnano i figli in gita scolastica. Il provvedimento è stato presentato dai Républicains, mentre all’Assemblea Nazionale domina En Marche ed è difficile che la proposta di legge passi. Jean-Michel Blanquer, ministro della Pubblica istruzione, dice che “il velo stesso non è desiderabile nella nostra società”. Bruno Le Maire, ministro dell’Economia, aggiunge: “Il velo islamico non è il futuro desiderabile della cultura e della società francese”.

 

Parlando all’Assemblea nazionale, in occasione dell’apertura del dibattito sull’immigrazione, anche il premier Édouard Philippe ha riconosciuto una “deriva comunitarista” che si traduce in “una secessione insidiosa che non vogliamo”. E’ il tema di un nuovo libro dello studioso Bernard Rougier, “Les territoires conquis de l’islamisme”, che fa il verso a un altro fortunato titolo di molti anni fa sui “territori perduti della Repubblica”. Professore alla Sorbonne-Nouvelle e direttore del Centro di studi arabi e orientali, Rougier parla di “una rivoluzione salafita che ha sequestrato una parte significativa della popolazione”. Per il filosofo ebreo francese Alain Finkielkraut si deve difendere “il diritto dei francesi alla continuità storica”, come ha detto alla Sud Radio. Secondo Finkielkraut, così come Jean-Paul Sartre non voleva parlare degli orrori del gulag “per non avvilire il morale degli operai di Billancourt”, così Macron è attento a “non avvilire la popolazione”.

 

Novanta “francesi di cultura o di religione musulmana” sulla rivista Marianne hanno pubblicato un appello sul velo: “Il velo è il segno ostentato di una concezione retrograda, oscurantista e sessista del Corano. Velare le donne significa stigmatizzare la loro presenza nello spazio pubblico”. E’ il compito niente affatto facile del capo dell’Eliseo, ovvero trovare la soluzione a questo dramma tutto francese e restando all’interno di un orizzonte liberale che finora non ha saputo maneggiare categorie come religione, simboli, cultura e sottomissione.

 

Il rischio, come aveva confessato il predecessore di Macron François Hollande nel libro di Gérard Davet e Fabrice Lhomme “Un président ça ne devrait pas dire ça”, è il seguente: “Come possiamo evitare la partizione? Perché sta accadendo: la partizione”. O per dirla con l’ultimo numero di Charlie Hebdo che mette Macron in una schiera di donne velate, “la Repubblica islamica en marche”.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.