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Così i Fratelli musulmani stanno conquistando pezzi di Francia

Giulio Meotti

Il Qatar finanzia le moschee francesi per educare nuove generazioni di fondamentalisti

Roma. Come vengono finanziate le moschee in Francia? Lo spiegano in un documentario trasmesso su Arte due giornalisti come Christian Chesnot e Georges Malbrunot, puntando gli occhi (come avevano appena fatto in un loro libro recente) sul Qatar. Da dieci anni, l’emirato del gas liquido cerca di influenzare l’islam europeo.

 

Questa è la storia raccontata dal documentario Qatar, guerre d’influence sur l’islam d’Europe. Vi si descrive in dettaglio il grande progetto finanziato a Mulhouse, la moschea di An Nour. O come a Chateau-Chinon, nella Nièvre, una scuola di imam addestri centinaia di predicatori a una visione rigorosa dell’islam, in totale opacità. O come a Lille il famoso liceo musulmano Averroes sia finanziato dal Qatar per formare le future élite islamiste. Nel loro libro, un reportage sulla penetrazione islamista in Europa, Chesnot e Malbrunot avevano rivelato che il Qatar ha finanziato 140 progetti di moschee e di centri islamici in Europa per la bellezza di 71 milioni di euro. E che il paese con il maggior numero di progetti (50) è l’Italia.

 

L’obiettivo è quello di islamizzare i musulmani di Francia tramite i fidati protetti del Qatar, i Fratelli musulmani, che controllano un decimo delle moschee nel territorio francese e sono attivissimi nella propaganda religiosa e nella Taqiyya!, la dissimulazione, che dà il titolo al nuovo libro del giornalista franco-algerino Mohamed Sifaoui. “L’ideologia dei Fratelli musulmani è totalitaria e cerca di standardizzare il pensiero e la società” dice Sifaoui al Figaro. “Il loro obiettivo è quello di prendere il potere all’interno della comunità musulmana, di pesare sulla Francia. Creano divisione diffondendo l’odio e il rifiuto dell’altro”. Accanto al Qatar, oggi ci sono altri due paesi che usano quello che viene chiamato “soft power religioso”, ovvero la Turchia e l’Arabia Saudita.

 

La studiosa francese Bérengère Bonte due anni fa aveva già pubblicato un libro intitolato La République française du Qatar. Un progetto di grande successo, anche a giudicare dai dati contenuti nell’ultima inchiesta sulla copertina del settimanale Le Point a firma di Jerome Fourquet. Le nuove generazioni di musulmani di Francia sono sempre più religiose, sempre più fondamentaliste, sempre più prone all’islam politico. Il 68 per cento degli intervistati è favorevole al diritto di portare il velo nelle scuole e nelle università, in violazione della legge francese. Il 49 per cento di chi ha meno di 25 anni sostiene che non è l’islam a doversi adattare ai valori della Repubblica francese, ma è il contrario: la laicità deve adattarsi all’islam. La percentuale di persone che partecipa alle preghiere del venerdì in moschea è più che raddoppiata dal 1989 a oggi, mentre calano i musulmani che dichiarano di bere alcolici, dal 35 per cento nel 1989 al 21 per cento. L’82 per cento ritiene che il cibo halal debba essere consumato nelle mense scolastiche e addirittura il 27 per cento crede che la sharia, la legge islamica, debba prevalere sulle leggi della Repubblica.

 

E i Nos très chers émirs, i nostri amici emiri e fratelli, stanno riuscendo in questa operazione. Con loro non siamo soltanto in affari, ma impegnati anche a trasformare le democrazie europee.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.