L'islam politico è finito, dice Roy. E Rimini applaude la Lega mondiale musulmana

Piero Vietti

L'incontro tra Bin Abdul Karim Al-Issa, segretario generale della Lega musulmana mondiale, e lo studioso e storico francese

Rimini. L’islam politico è morto, l’estremismo islamico non si sente molto bene e se ancora fa danni è anche per colpa dell’islamofobia sempre più diffusa. La sintesi è grossolana, ma non lontana da quanto emerso ieri in uno degli incontri principali della terza giornata della quarantesima edizione del Meeting di Rimini, quello tra Muhammad Bin Abdul Karim Al-Issa, segretario generale della Lega musulmana mondiale, e Olivier Roy, studioso e storico francese esperto di islam. “Conoscersi per capirsi, capirsi per convivere”, il titolo del dialogo tra i due ospiti, moderato da Wael Farouq, professore di Lingua e Letteratura Araba all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da oltre un decennio anima di molti incontri sull’islam e dello spin off arabo del Meeting al Cairo, in Egitto. Di fatto una vetrina per la Lega musulmana mondiale, presente in fiera anche con una mostra sulle proprie attività caritative in oltre cinquanta paesi del mondo, l’incontro è partito dalla domanda di Farouk sulla distinzione tra islam come religione e islam come ideologia: “Come può un musulmano diventare islamista?”.

 

Con un breve excursus storico, Roy ha spiegato che l’islamismo è un fenomeno moderno, iniziato negli anni Venti del secolo scorso dal progetto di diversi intellettuali musulmani di trasformare la loro religione in ideologia politica. Questa ideologizzazione, ha spiegato lo studioso francese, “non corrisponde al ritorno del religioso, anzi ha portato all’impoverimento della ricerca teologica”. Come tutte le ideologie, però, l’islam politico non ha resistito all’esercizio del potere e – ha continuato Roy – nei fatti è fallito. “I partiti islamisti si sono radicalizzati o sono diventati come tutti gli altri”, la secolarizzazione ha vinto anche lì, non solo in occidente. “Ora c’è lo spazio per il ritorno dell’islam come religione”. La tesi di Roy è quella dell’islamizzazione del radicalismo, un’idea che fondamentalmente scagiona la religione fondata da Maometto: “Quando si parla del radicalismo islamico e del terrorismo si tende a cercarne le radici nel Corano e nella storia del mondo musulmano. Ma è un fenomeno recente – ha detto ancora Roy – E’ necessario capire l’islam nel quadro di quello che avviene a livello mondiale, non è una enclave mediorientale con problemi propri. L’islamismo, come il comunismo e il fascismo, è andato incontro a un fallimento politico, non ha realizzato la società che voleva”. E’ il nichilismo il vero grande motore del radicalismo islamico, la fascinazione per la morte di molti giovani che non credono più nel futuro. “Tutto questo però non ha portato a nulla: al Qaida e lo Stato islamico sono stati battuti sul campo, anche se qua e là nel mondo resistono alcune fronde di combattenti, legate però a conflitti locali. A livello mondiale la jihad è morta perché chi trasmetteva questo fascino è morto. Bisogna smetterla di interessarsi agli individui radicali, ma chiedersi che fare con gli altri membri della società”.

 

Un assist, quello di Olivier Roy, che Al-Issa non poteva non trasformare in gol. Tra gli applausi crescenti del pubblico, ha prima preso le distanze dall’estremismo islamico, dai Fratelli musulmani e dal terrorismo islamista, e poi spiegato che nel mondo musulmano è sempre esistito un pensiero moderato che rappresenta il vero spirito dell’islam, solo che non è mai riuscito a organizzarsi in maniera organica. Le idee sbagliate si combattono con altre idee, “l’islam rispetta gli altri, la loro presenza, l’esistenza di altre culture e altre religioni, gli estremisti sono isolati, le loro basi di pensiero iniziano a crollare”, ha sottolineato il politico saudita, ex ministro della Giustizia di un paese in cui un cristiano che viene sorpreso a pregare viene arrestato. Compito della Lega musulmana mondiale, ha spiegato Al-Issa, è “lavorare su dialogo e cooperazione”.

 

Da anni l’organizzazione da lui presieduta dialoga con i rappresentanti delle altre religioni, firma accordi “di comprensione reciproca” e organizza aiuti umanitari finanziando opere educative, di soccorso, assistenza e sviluppo in decine di paesi del mondo arabo. Uno dei tre assi su cui il lavoro della Lega si muove è quello di “rappresentare la verità dell’islam e costruire ponti di passione e compassione. Vogliamo combattere le idee estremiste ma anche l’odio verso l’islam, l’islamofobia”. Che, essendo l’estremismo islamico alla frutta, per sillogismo è problema sempre più urgente. Se non ci fosse l’islamofobia ci sarebbe meno estremismo islamico, dice Al-Issa, che cita gli attentati di Christchurch in Nuova Zelanda come esempi di violenza occidentale analoghi agli atti di terrorismo islamista, domanda ai mass media di smetterla di fomentare l’odio e il razzismo e chiede più ore di studio della religione islamica nelle scuole per non isolare i bambini e i giovani musulmani anche quando sono minoranza e per superare la paura dell’altro. Nessuno obietta, il tic del senso di colpa dell’occidente è servito. “Non c’è scelta per tutti noi se non quella della pace – ha concluso il leader di quella Lega mondiale musulmana che a suo tempo si espresse a favore dell’intervento della coalizione araba sunnita in Yemen che ha provocato decine di migliaia di morti – E si ottiene solo con la comprensione e la compassione reciproca, l’accettazione della diversità. Essere diversi ma amarci. Convivere, cooperare, tollerare”. Poco prima Olivier Roy aveva detto che “non basta la tolleranza, occorre libertà”. Ma l’applauso più lungo del pubblico è per Al-Issa.

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  • Piero Vietti
  • Torinese, è al Foglio dal 2007. Prima di inventarsi e curare l’inserto settimanale sportivo ha scritto (e ancora scrive) un po’ di tutto e ha seguito lo sviluppo digitale del giornale. Parafrasando José Mourinho, pensa che chi sa solo di sport non sa niente di sport. Sposato, ha tre figli. Non ha scritto nemmeno un libro.