La sinistra politicamente corretta di Schiappa alla prova dello scorrettissimo Zemmour

Mauro Zanon

La segretaria di stato per le Pari opportunità si confronta in tv con l’intellettuale di riferimento della destra sovranista francese. Suggerimenti per combattere (e non perdere) la battaglia delle idee 

Parigi. “Un dibattito molto più politico di quello che sembra”, scrive l’Obs. La ministra più progressista e femminista del governo di Parigi, la segretaria di stato per le Pari opportunità Marlène Schiappa, e l’intellettuale di riferimento della destra sovranista francese, il giornalista del Figaro Éric Zemmour, si sono dati battaglia sul palcoscenico di Cnews, la rete all-news di proprietà di Bolloré, considerata dalla Parigi benpensante come il covo di tutti i reazionari, “il canale della polemica permanente”. Il dibattito è stato ospitato dalla trasmissione “Face à l’info”, che ogni giorno, da quando Zemmour è ospite fisso, registra record di audience nella fascia oraria tra le 19 e le 20. L’idea è nata dopo un incontro casuale, lo scorso gennaio, nei corridoi di un canale televisivo parigino.

 

 

La Schiappa, incrociando Zemmour, lo informa che il 6 febbraio, nel suo ministero, ci sarebbe stata una riunione per affinare la strategia di lotta nazionale contro le discriminazioni. “Ma io sono a favore delle discriminazioni!”, le risponde il polemista. Ah sì? “La discriminazione è una pugnalata al patto sociale”, ha esordito Marlène Schiappa su Cnews, affermando che la Francia non deve dimenticarsi del suo motto repubblicano, libertà, uguaglianza, fraternità: “Dov’è la fraternità quando si viene esclusi per un determinato colore della pelle, per l’appartenenza a una certa religione o per l’orientamento sessuale? Quando hai un nome a consonanza maghrebina hai il 20-30 per cento di possibilità in meno di essere assunto”.

 

Per il polemista, la “discriminazione nell’accesso al lavoro contro i maghrebini è colpa dei loro genitori. Avrebbero dovuto chiamare il loro figlio François. Le persone che vengono da altre culture devono assimilarsi. Chiamare il proprio figlio Mohamed, portare il velo o parlare arabo in strada è auto-discriminazione”. E ha aggiunto: “C’è una cultura francese che si esprime attraverso i nomi. E c’è un rifiuto, da parte di alcuni, di integrarsi a essa. La République è l’assimilazione, non il multiculturalismo. Ci si assimila a una cultura dominante. Gli italiani si sono assimilati decidendo di non chiamare il loro figlio Fabrizio, ma Fabrice”. La Schiappa, ribadendo che la lotta alle discriminazioni è una delle priorità del governo, ha parlato anche di “discriminazione territoriale”, ossia di quelle “discriminazioni di cui sono vittime le persone che vengono dalla Francia periferica o dalle Zep (zone di educazione prioritaria, ndr)”, facendo l’esempio di Sciences Po, dove sono già state introdotte “le quote Zep”.

 

A queste parole, Zemmour ha reagito accusando la Schiappa e tutti coloro che difendono “l’ideologia deleteria della non discriminazione”, di fabbricare delle “eterne vittime”. “È con il merito e lo sforzo che si riesce nella vita. Con la vostra ideologia, sempre più persone diranno: ‘non ce l’ho fatta perché sono stato discriminato’”. In conclusione, Schiappa ha ricordato a Zemmour che “la discriminazione è un reato, non è un’opinione”. L’ala sinistra della République en marche (Lrem) le aveva detto di non andare perché non si dibatte con un “razzista”, la gauche della gauche, per voce di Sos Racisme, l’ha accusata di “legittimare Zemmour”, ma la Schiappa ha messo davanti a tutto la libertà d’espressione e il pluralismo, l’importanza di dibattere anche e soprattutto con chi non si è accordo. “Vorrei rivolgermi a quelle persone che, facendo zapping, capiteranno su Cnews e potranno assistere a un dibattito contraddittorio”, aveva dichiarato la Schiappa nei giorni scorsi, trovando “interessante” il fatto di essere confrontata a una persona che non ha le sue stesse opinioni. “È un uomo con cui mi trovo in disaccordo su tutto”, ha detto la Schiappa, sottolineando, tuttavia, che in privato è sempre stato “cortese e piacevole”. Si deve dibattere anche con gli arcinemici se non si vuole perdere la battaglia delle idee, la sinistra deve smetterla di trincerarsi nelle sue certezze apodittiche e tornare a scendere in campo. È questo il messaggio di Marlène.   

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