Conservatori a Roma

Micol Flammini

Marion Maréchal ci parla di pedagogia e dell’alleanza latina con Visegrád e inglesi. Orbán cerca leader giovani

Roma. Mentre si fa largo tra le domande e le strette di mano, Marion Maréchal, che della National Conservatism Conference organizzata ieri a Roma è un po’ la stella e la speranza, dice al Foglio che forse dopo Madrid la prossima sede della sua scuola potrebbe aprire a Roma: “L’idea c’è, vorremmo costituire un’alleanza dei latini che vada di pari passo con Visegrád e con la Gran Bretagna” e Daniel Kawczynski, deputato dei Tory, fresco di Brexit, le fa eco, dicendo che fra tre anni anche gli altri paesi seguiranno Londra, vedranno i successi e allora si potrà costituire un’alleanza di stati transatlantici con i fuoriusciti dall’Ue. Presto per pensarci, e per ora Marion Maréchal mette l’insegnamento al primo posto, è dalla sua scuola, l’Issep fondato a Lione ormai due anni fa, che un giorno potranno nascere dei progetti politici. Da quando ha lasciato il Rassemblement national, la zia e il secondo cognome (Le Pen), Maréchal cerca di non parlare di politica e svicola quando le chiediamo dei suoi progetti con i Républicains in Francia. Lei è l’icona, e vorrebbe anche essere la teorica, del nuovo conservatorismo, per questo a fine gennaio era in Spagna, dove ha ottimi rapporti con il partito di estrema destra Vox, per aprire la sede della sua scuola a Madrid. Ha confermato che non correrà per le presidenziali del 2022, e non si è sbilanciata sul futuro di Marine Le Pen, “è troppo presto”. Marion attende, qualcuno dice che sia un accordo con la zia a frenarla. Si dedica alle lotte del conservatorismo e tra queste annovera anche l’ecologia, “Sorry Greta”, dice, “ma l’ambiente è una battaglia conservatrice e non europea, ogni nazione deve proteggere quello che conosce”. Le idee di Marion sono vicine a quelle dei Conservatori e riformisti (Ecr), ma quando le chiediamo di quale famiglia farebbe parte se avesse un mandato a Strasburgo risponde, sorridendo: “Ma io non sono un eurodeputato”.

 

 

 

L’Ue è il fantasma della conferenza e tra le famiglie europee più rappresentate c’è proprio quella dei Conservatori e riformisti, che provano a delineare una nuova dottrina, a costruire un nuovo senso di appartenenza europeo, ma non europeista. L’idea è trovare i voti, prenderli un po’ ai popolari, e un po’ anche dal partito Identità e democrazia (Id), di cui fa parte Matteo Salvini. Nell’Ecr c’è anche chi dice che il leader della Lega potrebbe abbandonare i suoi e chiedere di entrare nel partito con il PiS polacco e soprattutto con Fratelli d’Italia ma il presidente del gruppo, Ryszard Legutko, smentisce, dice che sono supposizioni, “siamo nel mondo della fantasia”, ma se accadesse una cosa del genere la scelta spetterebbe a Giorgia Meloni, “è lei il nostro partner in Italia”. Per Salvini, la porta è semi-aperta. Per Marine Le Pen, in caso di uscita da Id, non se ne parla. Ma l’oggetto del desiderio, il protagonista della scena conservatrice rimane Viktor Orbán, anche perché il conservatorismo nazionale viene dall’Europa centro orientale, ha detto il premier ungherese che ha già incontrato Jaroslaw Kaczynski, il leader del PiS, per discutere di un eventuale cambio di famiglia in Ue. “Orbán fa parte dei popolari – dice Legutko – ma se venisse espulso oppure se decidesse di andarsene sceglierebbe noi”. Arrivato sul palco della conferenza, il premier ha ribadito la sua appartenenza al Ppe, anche se da sospeso, desidera condurre la battaglia conservatrice dall’interno di quel partito che ormai “vuole far parte a tutti i costi della struttura europea da aver rinunciato ai suoi valori”. Orbán ieri a Roma ha detto di voler passare il testimone delle sue lotte conservatrici, cerca leader giovani (il suo primo partito nell’Ungheria comunista aveva il limite di età per i suoi membri: 35 anni), magari di un paese grande e se ad accogliere la sua sfida saranno “partiti fuori del Ppe, andrà bene lo stesso”.

 

 

Il conservatorismo nazionale è alla ricerca del suo pantheon, Ronald Reagan, Margaret Thatcher, Papa Wojtyla. Alla ricerca delle sue guide, Orbán è già occupato e sembrano tutti guardare a Marion Maréchal. Ma anche alla ricerca della sua linea, qualcuno vuole stare dentro l’Ue, qualcuno fuori, tutti dicono di voler essere “l’alternativa a Davos”. La missione è prendersi quello spazio a destra che vedono in abbandono, ma Orbán consiglia: pensate prima ai vostri paesi, se i conservatori non vanno bene a livello locale, a livello internazionale verranno divorati.

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