La scuola non riapre col sindacalismo

Redazione

Azzolina incerta, ma dire no alle innovazioni e pensare ai contratti non aiuta

Nessuno è in grado di prevedere quando e in quali condizioni le scuole italiane potranno riprendere le lezioni, se sarà possibile tenerle in aula o in che modo sarà possibile organizzare l’insegnamento a distanza, complementare oppure sostitutivo di quello tradizionale. E’ comprensibile che di fronte a prospettive così vaghe (e dire che sono passati due mesi) si rincorrano ipotesi diverse e qualche volta anche un po’ fantasiose. La titolare della Pubblica istruzione, Lucia Azzolina, ci ha messo del suo, anticipando idee ancora incomplete tra le quali spicca quella della presenza in aula di metà degli studenti a turno, mentre gli altri dovrebbero seguire i corsi da casa. Altrettanto e persino più confusionaria è la reazione del mondo sindacale della scuola, che in una fase di incertezza così accentuata rivendica innanzitutto il rispetto di contratti inapplicabili e la convocazione di concorsi con modalità rinnovate, che nascondono a fatica la solita richiesta di mettere in cattedra tutti i precari, secondo la logica antimeritocratica del “todos caballeros”.

 

Va detto che, nell’insieme, i docenti hanno dato una splendida prova di abnegazione e di flessibilità, cercando di far funzionare, in base quasi soltanto alla buona volontà, la didattica a distanza di cui non avevano grande esperienza e di cui non possedevano in molti casi neppure i requisiti tecnologici necessari. Quando però dal volontarismo personale dei docenti si passa al corporativismo delle organizzazioni, invece del tentativo di superare le difficoltà oggettive anche in modo innovativo, prevale il vecchio vizio della burocratizzazione e della lotta di potere. Azzolina sicuramente fatica a esercitare una guida convincente, tant’è vero che, per esempio sulla questione delle modalità dei concorsi, si trova a dover fronteggiare l’offensiva del Pd e di Leu, che hanno presentato emendamenti firmati dai capigruppo parlamentari che il ministero ha giudicato inapplicabili. Fermare la scuola per un lungo periodo sarebbe un danno gravissimo, ma per farla funzionare in condizioni di sicurezza, com’è indispensabile, serve flessibilità e spirito costruttivo, non piccole dittature cui si contrappongono miseri corporativismi.