Ecco il piano asimmetrico della Spagna per una "nuova normalità" entro fine giugno

Eugenio Cau

Il piano è diviso in quattro fasi. Sánchez e il suo governo valuteranno provincia per provincia come procede il contagio. Chiese aperte a partire dall'11 maggio

Il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha annunciato martedì in conferenza stampa dopo un lungo consiglio dei ministri il piano per la riapertura della Spagna dopo il lockdown da coronavirus. "Se gli sviluppi lo consentono", ha detto il premier spagnolo, entro la fine di giugno tutto il paese dovrebbe aver raggiunto una "nueva normalidad", la nuova normalità della vita con il coronavirus, con il paese cautamente riaperto.

 

Le quattro fasi del piano spagnolo

Il piano spagnolo è diviso in quattro fasi, ciascuna della durata di due settimane circa. L'idea è che due settimane sono un ciclo completo di incubazione del virus e sono sufficienti per valutare se i progressi nel contenimento si mantengono o se invece bisogna tornare a restringere il lockdown.

 

Un piano "asimmetrico"

Il piano sarà graduale, ovviamente, ma soprattutto "asimmetrico", ha detto Sánchez: le province in cui i dati di contenimento del coronavirus peggiorano non potranno passare alla fase successiva e dovranno prolungare il lockdown, e questo perché "la pandemia non ha colpito la Spagna in maniera uniforme", e quindi "la transizione verso la nuova normalità non avanzerà alla stessa velocità in tutto il paese, né all'interno delle varie regioni". Le province in Spagna sono 50.

Di seguito sono elencate le quattro fasi e le misure principali di ciascuna. (Nota: i riferimenti all'attività produttiva sono pochi perché una buona parte delle fabbriche e dei cantieri in Spagna ha già riaperto nelle scorse settimane).

 

Fase 0

La fase preparatoria, o Fase 0, in realtà è già cominciata la settimana scorsa, con la possibilità per i minori di 14 anni di uscire di casa. La fase 0 è uguale per tutti, tranne che per alcune isole delle Baleari e delle Canarie che sono state poco colpite dal virus e cominciano dalla Fase 1 già dal 4 maggio. Nella fase 0 potranno aprire soltanto poche attività commerciali che funzionano "su appuntamento", ha detto Sánchez, come per esempio l'attività di asporto nei ristoranti. Gli sportivi professionali potranno tornare ad allenarsi in maniera individuale.

 

Fase 1

A partire dall'11 maggio le province che rispettano alcuni criteri prestabiliti (vedi sotto) potranno passare alla Fase 1. In questa fase potranno aprire i piccoli commerci "sotto condizioni molto strette", ma non i centri commerciali. Le chiese e i luoghi di culto potranno aprire ma con un'occupazione massima del 30 per cento. Lo stesso vale per gli hotel, dove però rimarranno chiuse le zone comuni. Tutti i negozi aperti saranno obbligati a determinare alcuni orari preferenziali per gli anziani sopra i 65 anni.

 

Fase 2

Nella terza fase le province potranno riaprire i ristoranti, soltanto con servizio al tavolo e a patto che siano pieni per non più di un terzo. Riapriranno mostre e musei e si potranno celebrare spettacoli con massimo 50 persone di pubblico al chiuso e 400 all'aperto. Tutto questo a patto che l'occupazione dei luoghi non superi un terzo dei posti disponibili. I luoghi di culto potranno riempirsi per metà. Si riapriranno però alcuni istituti per consentire che i genitori dei minori di 6 anni che lo necessitano possano andare a lavorare.

 

Fase 3

Nell'ultima fase, che il governo spagnolo prevede di raggiungere in tutto il paese entro la fine di giugno, i ristoranti e i luoghi di svago potranno riempirsi per metà e le restrizioni alla mobilità potranno piano piano essere rilassate, anche se nei locali si manterrà "una separazione rigida" tra le persone.

 

Le scuole

Sánchez ha annunciato che rimarranno chiuse fino alla ripresa dell'anno scolastico a settembre.

 

Le mascherine

In tutte le fasi e anche dopo l'utilizzo della mascherina sarà "altamente raccomandato".

 

I criteri

Come decidere se una provincia può passare di fase oppure no? Sánchez ha citato alcuni criteri "obiettivi" e uguali per tutti, che sono: "In primo luogo, le capacità strategiche del sistema sanitario, sia nella accoglienza di primo livello sia in quella ospedaliera e nel numero dei letti di terapia intensiva. In secondo luogo, la situazione epidemiologica nella zona. In terzo luogo, le misure di protezione collettiva e nel luogo di lavoro, nel commercio e nel trasporto pubblico. In quarto luogo, i dati della mobilità e i dati socioeconomici". Sánchez ha promesso che tutti i criteri saranno monitorati dal ministero della Sanità e saranno pubblici, trasparenti e consultabili dalla cittadinanza.

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  • Eugenio Cau
  • E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.