La chiusura totale dell'Ilva sarebbe "molto positiva" per il mercato europeo e ArcelorMittal, dice la Deutsche Bank

Luca Roberto

Un report della banca tedesca spiega le ragioni economiche alla base dell'abbandono dello stabilimento tarantino

Nel caso in cui ArcelorMittal, alla fine, davvero, non desse seguito all'acquisto dello stabilimento ex-Ilva a Taranto, il mercato dell'acciaio europeo ne beneficerebbe enormemente. L'abbattimento della capacità produttiva complessiva sarebbe del 5-6 per cento, una metaforica boccata d'ossigeno, in grado di riequilibrare un settore in cui negli ultimi nove mesi la produzione è calata del 3 per cento, esposto alla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e strettamente connesso alla crisi del settore automobilistico. 

 

 

Lo scrive la Deutsche Bank in un rapporto su ArcelorMittal in cui analizza i possibili scenari derivanti dalla fuga di uno dei maggiori player internazionali del siderurgico dallo stabilimento più grande d'Europa. Dopo aver ricordato che l'acquisizione dell'ex Ilva era, da parte di ArcelorMittal, giustificata anche dalla volontà di controllare che non fosse svenduta a un prezzo troppo basso e che questo finisse per agevolare qualche diretto competitor, l'istituto di credito tedesco stima che l'investimento abbia influito nella determinazione di un indice Ebitda (la redditività al netto di tasse, interessi, ammortizzamenti e deprezzamenti) negativo di 500-700 milioni, e che unitamente all'affitto da 200 milioni di euro, avrebbe comportato un assorbimento di cassa pari a 1,1-1,4 miliardi di dollari. Ecco perché un ritiro completo dall'operazione, che viene considerato con cautela viste le lungaggini richieste dalla vicenda legale, frutterebbe a breve circa 2 miliardi di dollari di risorse aggiuntive. Così come comporterebbe un miglioramento delle performance del gruppo nell'accesso al credito, che verrebbe gradualmente ridotto fino a scivolare sotto quota 4 miliardi di dollari all'anno a partire dal 2020. Ecco spiegato il balzo in Borsa degli scorsi giorni.

 

Il governo italiano, analizza sempre la Deutsche Bank, è però parte in causa nella determinazione degli esiti finali. “Se l'accordo operativo di ArcelorMittal dovesse terminare, crediamo che con ogni probabilità lo stabilimento sarà gestito dal governo. Ciò sarebbe un fardello pesante per il settore pubblico, probabilmente non in linea con la regolazione europea che contrasta gli aiuti di stato”, dice il documento. Che qualche riga dopo suggerisce ci possa essere una nuova gara pubblica per l'assegnazione del sito produttivo pugliese. “Data l'esperienza di ArcelorMittal come leader mondiale del mercato, dubitiamo che ci sia qualche compagnia internazionale disposta ad assumersi l'intero rischio sul breve periodo. Tutt'al più, crediamo che gli asset possano fondersi con una delle imprese private italiane, in grado di navigare nel panorama politico e legale italiano per via della posizione privilegiata”. Non viene suggerito nessun nome di un possibile socio italiano.

 

E poi però viene lasciato uno spiraglio per una terza soluzione, quella che vede il governo italiano trovare un accordo con ArcelorMittal perché continui a operare in Puglia. Gli analisti di Deutsche Bank non sembrano crederci molto, visto lo spazio riservato a questa ipotesi nello studio: due righe e mezzo.