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Il virus di un altro mondo

Le conseguenze economiche dell’epidemia e l’impatto sul processo di globalizzazione. Il controllo politico del contagio e la gestione dei rischi nell’epoca delle risposte scientifiche globali. Come il Covid-19 ha inceppato gli ingranaggi delle nostre vite

9 Marzo 2020 alle 14:54

Il virus di un altro mondo

Negli anni 70 il matematico Edward Lorenz, uno dei pionieri della teoria del caos, spiegava la fragilità dell’equilibrio di un sistema con l’ormai celebre locuzione secondo cui “il batter d’ali di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas”. Tutti l’abbiamo sempre preso come un paradosso, una metafora estrema per spiegare come in un ecosistema complesso una piccola variazione può produrre grandi cambiamenti. Improvvisamente all’inizio di quest’anno abbiamo scoperto che il “battito d’ali”, probabilmente di un pipistrello in un mercato di una cittadina cinese, è un coronavirus che ha prodotto uno sconvolgimento epocale e globale, molto più grave di un semplice tornado in Texas. Questa pallina rossa, della grandezza di 120-160 nanometri (un nanometro corrisponde a un miliardesimo di metro, o a un milionesimo di millimetro), si è inserita negli ingranaggi delle nostre vite, delle nostre istituzioni e dell’economia globale mandandoli in crisi. Inizialmente pensavamo che il cambiamento più grande fosse il dubbio sull’andare o meno al ristorante cinese, poi abbiamo presto capito che è diventato sull’andare a lavorare, sull’uscire di casa e sull’abbracciare i nostri cari. In questo numero del Foglio abbiamo cercato di coinvolgere gli esperti in varie discipline (economisti, filosofi, politologi, storici e scienziati) per capire cosa è cambiato con l’arrivo di quest’ospite inatteso e indesiderato. Cosa c’è da imparare dalle epidemie del passato, se e come cambierà la globalizzazione per come l’abbiamo conosciuta, come dobbiamo affrontare la gestione del rischio, in che modo e in che misura la risposta delle liberaldemocrazie deve essere diversa da quella dei regimi autoritari. Infine perché la globalizzazione non è semplicemente ciò che ci ha portato il coronavirus (i patogeni e le epidemie arrivavano e uccidevano anche di più nei secoli passati), ma il processo di condivisione di risorse e di conoscenze che può produrre le soluzioni per fermare questa pallina rossa, e magari bucarla.

Luciano Capone

Luciano Capone

Sono cresciuto in Irpinia, a Savignano. Sono al Foglio da 12-13 anni, anche se il Foglio non l’ha mai saputo, da quando è diventato la mia piacevole lettura quotidiana. Dal 2014 sono sul Foglio e stavolta lo sa anche il Foglio. Liberista sfrenato, a volte persino selvaggio.

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