La maratona inglese

Paola Peduzzi

BoJo dice ancora che contro il Covid-19 basta lavarsi le mani, ma lascia parlare (e decidere) due scienziati tosti

Milano. Il Regno Unito continua ad adottare l’approccio graduale, gradualissimo, all’emergenza del coronavirus. Ci si lava le mani cantando Happy Birthday per due volte, si sta lontani un metro, si cerca di usare il senso di responsabilità individuale invece che le imposizioni. Alcuni giornali dicono che i comportamentalisti che lavorano per il governo – ricordate la “nudge unit” di David Cameron? – hanno suggerito questo modello: se si applicano regole troppo rigide fin da subito, sarà difficile poi garantirne il rispetto per lungo tempo. E invece il segreto è tutto qui, nel tempo: l’epidemia non è una gara di velocità, è una maratona, conservate il fiato.

 

Il governo quindi cerca di essere rassicurante, ma come spesso accade con i leader imprevedibili e un po’ folli, la credibilità del premier, Boris Johnson, che urla in conferenza stampa “ci vuole uno sforzo nazionale!” e “lavatevi le mani!” non è alta. Per fortuna ci sono gli esperti, quei due medici con cui Johnson si accompagna sempre, altro che il mefistofelico Dom Cummings. Il primo è Chris Whitty, il capo del panel medico dell’Inghilterra, quello che per primo ha parlato della “maratona” e che soltanto qualche giorno fa era impacciato e invero poco rassicurante e oggi invece è sicuro, solido – è riuscito anche a cambiarsi camicia e cravatta: a vederlo sempre vestito uguale veniva il panico. Whitty ha ripetuto che è importante seguire le avvertenze e avere rispetto degli altri: se avete dei sintomi, isolatevi da soli, non c’è bisogno che ve lo diciamo noi. Soprattutto, dice Whitty, abbiate pazienza perché sarà lunga. Sir Patrick Vallance, consigliere scientifico del governo, risponde alle domande più difficili: perché non controllate la temperatura all’aeroporto? Perché continuate a fare andare la gente allo stadio? Perché non annullate i viaggi dalle zone europee pericolose? Vallance risponde sempre la stessa cosa: non ci sono prove che questi metodi funzionino, ogni paese ha una situazione peculiare, non si devono giudicare gli altri, ma nemmeno copiarli.

 

Molti giornali, anche quelli conservatori vicini al governo, sono molto critici: stiamo sottovalutando il contagio, quando arriverà non avremo le forze per contenerlo. Dal governo trapelano indiscrezioni: non siamo come gli americani, siamo molto attenti. Secondo alcuni, i due medici in chief sono stati presentati e resi credibili per un motivo: quando si dovranno adottare misure drastiche – e si dovrà, perché il decorso dell’epidemia è chiaro a tutti – gli esperti saranno ascoltati, e magari agli effetti economici negativi non si dovranno aggiungere anche quelli, devastanti, del panico.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi