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L’analogia spagnola

In Spagna i casi aumentano e visto dall’Italia sembra tutto un déjà-vu. Ma qualche speranza c’è

11 Marzo 2020 alle 09:53

L’analogia spagnola

Un tifoso del Valencia con mascherina “brandizzata” guarda in televisione la gara di Champions League, a porte chiuse, tra la sua squadra e l'Atalanta (foto LaPresse)

Milano. Ieri il governo spagnolo ha annunciato la sospensione di tutti i voli da e per l’Italia. Oggi invece hanno cominciato a chiudere le scuole e le università di ogni ordine e grado nelle tre zone più colpite dal coronavirus: Madrid, Álava nei Paesi Baschi e La Rioja. La decisione di chiudere le scuole è stata presa lunedì, ed è la più grande chiusura di istituti didattici in Europa fuori dall’Italia. Ed è plausibile che le chiusure non rimarranno limitate soltanto a tre zone, poiché il coronavirus in Spagna si sta propagando con lo stesso ritmo visto da noi, in differita di qualche giorno: dopo la Cina, l’Italia, l’Iran e la Corea del sud, la Spagna è il quinto paese al mondo con più casi, 1.674, e i nuovi malati soltanto ieri erano 443. Il dibattito sui giornali sembra essere lo stesso che c’era in Italia qualche giorno fa, ma più garbato: i media spagnoli non condividono con i nostri il gusto per il dramma. Ci sono i racconti delle file ai supermercati e degli scaffali vuoti (a proposito di understatement: il capo di Mercadona, che è come l’Esselunga da noi, ha detto che c’è stata una “reazione di acquisti impulsivi” e ha rassicurato sulla continuità degli approvvigionamenti). Già si parla di ospedali in affanno e si contano i posti letto in terapia intensiva, con le inevitabili discussioni sull’austerity degli ultimi anni (i tagli alla sanità spagnola sono stati notevoli dopo la crisi). Si specula sulla possibilità di chiudere i mezzi pubblici.

 

Il governo ha annunciato misure per favorire il telelavoro e si farà carico economicamente di tutti i giorni di malattia che i lavoratori spagnoli si prenderanno a causa del coronavirus, per non pesare sulle imprese. Ha anche vietato gli assembramenti con più di mille persone nelle zone più colpite. Insomma, vista dall’Italia la situazione in Spagna sembra un terribile déjà vu, ma ci sono anche segnali che fanno ben sperare che Madrid abbia imparato qualcosa: per esempio il governo ha imposto le partite sportive a porte chiuse molto prima di noi, e sta prendendo misure per evitare crisi nelle carceri. Un’altra cosa che funziona è la centralizzazione della comunicazione. Gli unici con voce in capitolo sulla questione sono gli uomini del ministero della Salute, il governo è compatto e anche le opposizioni sono relativamente solidali. Per un po’ hanno cercato di approfittare della situazione i sovranisti di Vox, ma ieri hanno dovuto chiedere scusa: domenica hanno organizzato un evento pubblico con 9.000 persone, e il presidente di Vox, Santiago Abascal, ha trascorso la giornata seduto al fianco del suo braccio destro Javier Ortega Smith, che tossiva vistosamente e ieri è risultato positivo al tampone.

Eugenio Cau

Eugenio Cau

E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.

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