Il virus resiste al caldo in Egitto

Daniele Raineri

Un turista tedesco morto, una crociera sul Nilo che diventa un focolaio galleggiante, i (falsi?) numeri del contagio che sono ancora molto bassi. Così la malattia sta colpendo il paese africano

Domenica un turista tedesco è morto per complicazioni legate all’infezione da coronavirus in Egitto – è la prima vittima registrata nel paese africano. Nello stesso giorno una comitiva di 55 passeggeri in crociera sul Nilo, in maggioranza stranieri, ha scoperto di essere un focolaio galleggiante. Quarantotto infetti, ora messi in isolamento, che hanno fatto salire di colpo il numero ufficiale dei contagiati in Egitto rimasto fermo a tre. Ci sono due cattive notizie. La prima è che sia il turista tedesco sia i croceristi sul Nilo si muovevano nella zona della città di Luxor, famosa per i suoi tesori archeologici che attirano tantissimi turisti, dove la temperatura di giorno sale sopra i trenta gradi e di notte scende a quattordici gradi.

 

Questa potrebbe essere una conferma che questo virus, a differenza degli altri coronavirus, non è sensibile al caldo. Vuol dire che potrebbe non dissolversi con l’arrivo della primavera e dell’estate come succede tutti gli anni alle ondate di influenza. E quindi che le cose potrebbero non risolversi da sole, ma ci vorranno come minimo mesi di contromisure. C’è da notare che i numeri ufficiali dell’Egitto sono ancora molto bassi, come se il contagio fosse molto più lento rispetto all’Europa – il che sembra strano se si considera che è un paese di grandi città sovrappopolate. Ieri un pezzo di due giornalisti del Washington Post scritto dal Cairo metteva in dubbio la cifra ufficiale e sosteneva che in molti nella capitale credono che le dimensioni del contagio siano più ampie. La seconda brutta notizia è che gli egiziani sostenevano che il focolaio della crociera fosse colpa di una turista taiwanese, che avrebbe importato la malattia, ma le analisi su di lei hanno rivelato che si tratta di un ceppo virale diverso da quello che è stato studiato a Taiwan. La donna, come gli altri turisti, è stata contagiata da una sottospecie del virus che era già in Egitto prima del suo arrivo. Il paese conta sul turismo dall’estero per una parte importante della sua economia, anche questo andrà molto probabilmente ad aggiungersi alla lista dei danni provocati dalla malattia.

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  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)