Come evitare che lo stato autoritario diventi l'unico modo per combattere il Covid-19

I governi si affidano alla biosorveglianza per contenere il contagio. Le libertà fondamentali in cambio della sconfitta dell’epidemia, scrive il New Statesman

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“La mitigazione è la nuova soppressione”, scrive Jeremy Cliffe sul New Statesman: “Fino a poche settimane fa molti governi occidentali pensavano fosse sufficiente isolare i contagiati da Covid-19, mentre oggi chiudono il paese producendo delle scene inimmaginabili nell’èra antecedente al coronavirus. Anche la Gran Bretagna – un tempo il paese capofila di un approccio orientato alla ‘mitigazione’ – si è unito agli stati che sostengono delle misure più restrittive. Questa è probabilmente l’unica strada, e ha avuto successo nei paesi asiatici, come Cina, Singapore, Hong Kong e Taiwan, che hanno contenuto la diffusione. Se i governi terminassero il lockdown con troppo anticipo rischierebbero di dare vita a una nuova ondata di contagi, come è avvenuto di recente a Hong Kong. Una seconda opzione consiste nel mantenimento delle restrizioni attuali finché non verrà sviluppato un nuovo vaccino. Ma questo potrebbe creare dei danni economici oltre che comportamentali, dato che molte persone non riuscirebbero a sopportare una quarantena troppo lunga. Resta aperta una terza possibilità, ovvero la biosorveglianza. L’unico modo per allentare le restrizioni nel medio termine senza rischiare una seconda ondata letale è assicurarsi che i contagiati restino isolati. Per riuscirci, i governi dovrebbero essere in grado di monitorare il comportamento dell’intera popolazione a un ritmo senza precedenti nel mondo occidentale. Molti paesi si trovano di fronte a quello che potremmo chiamare il ‘trilemma del coronavirus’. Possono scegliere solo due delle seguenti tre opzioni: limitare le morti, allentare le restrizioni o difendere le libertà civili. I paesi asiatici hanno scelto le prime due, a spese della terza. Ma anche il resto del mondo dovrà compiere una scelta, che trasformerà il ruolo e la portata dello stato. Ori Shaashua, il vice presidente di una compagnia di intelligence digitale, ha detto di recente al Times of Israel che ‘noi cerchiamo gli aghi nei pagliai’. Shaashua ha spiegato che un cellulare medio è dotato di 14 sensori che monitorano non solo la posizione GPS ma anche movimento, accelerazione e livelli di luce. Questo consente di analizzare il ‘micro ambiente’ di ogni individuo.

 

Di recente il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha introdotto una legge di emergenza per consentire a Shin Bet, i servizi segreti interni, di accedere ai dati cellulari e raccogliere informazioni per combattere la pandemia. La forma meno intrusiva della biosorveglianza consiste nell’uso dei dati cellulari – o di altri strumenti come le Cctv – per monitore il comportamento generale della popolazione. In Lombardia, l’epicentro del contagio in Italia, le autorità hanno usato i dati aggregati per stimare il numero di persone che hanno compiuto spostamenti di oltre 500 metri al giorno. In Gran Bretagna gli operatori O2 e EE stanno ragionando con il governo sulla possibile condivisione di dati anonimi. In America Google, Facebook e Apple stanno dialogando con il governo federale riguardo a un’ipotesi simile. Tuttavia, come è evidente dai commenti di Shaashua, la biosorveglianza può essere molto più intrusiva. In alcuni paesi come Singapore, Taiwan e Corea del Sud, i cittadini comuni possono rintracciare i movimenti dei contagiati e inviare una notifica alle forze dell’ordine se questi non mantengono la distanza di sicurezza. In Cina ognuno deve usare un codice a barre per compiere degli spostamenti. Questo è il modo per dimostrare di rispettare le restrizioni personalizzate imposte dal governo. Le norme adottate da Israele mostrano che presto anche le democrazie occidentali potrebbero scegliere questa strada per salvare vite e tutelare l’economia. L’obiettivo di queste misure è quello di influenzare, e non solo monitorare, il comportamento degli individui. Questa è la seconda parte della biosorveglianza. Dopo avere identificato i contagiati dal virus, e rintracciato le possibili trasmissioni, le autorità possono agire sulla base di quelle informazioni. Lo stato che utilizza la biosorveglianza non è solamente intrusivo, è anche coercitivo”.

 

Molti paesi occidentali, come Belgio, Polonia, Israele e Taiwan, hanno adottato varie forme di restrizioni basandosi sull’esempio della Cina. In Francia e Italia queste misure autoritarie sono state giustificate evocando un “contratto sociale”, che prevede la cessione di alcune libertà individuali allo stato in cambio della sua protezione. “La nazione sosterrà i propri figli”, ha detto Macron il 16 marzo. A giudicare dagli indici di gradimento verso i governi in Francia e Italia, pare che i cittadini apprezzino questa forma di paternalismo. Tuttavia, la biosorveglianza può anche essere utilizzata per restringere delle libertà usando il pretesto dell’emergenza sanitaria, come è avvenuto in Ungheria. Lo stesso potrebbe accadere anche in democrazie liberali dotate di istituzioni forti. Molti governi che hanno assunto dei poteri speciali in tempi di crisi – come è successo in America dopo l’attentato alle Torri gemelle – hanno mantenuto queste prerogative anche oltre il termine dell’emergenza. Quindi non vi stupite se le misure coercitive dei prossimi mesi si rivelassero più resistenti del previsto. La distribuzione della biosorveglianza dovrebbe essere la prima preoccupazione per i paladini della democrazia e delle libertà civili. I parlamenti dovrebbero imporre delle scadenze ai poteri di emergenza e le istituzioni indipendenti dovrebbero monitorare la concentrazione dei dati. Di norma i cittadini dovrebbero possedere i loro dati e decidere chi può utilizzarli. Applicare questi principi in questa fase turbolenta e oltre non sarà facile. Ma è l’unica strada”.

 

(Traduzione di Gregorio Sorgi)

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