Ciarlatani virali

Giulio Meotti

Proliferano gli imbonitori della decrescita. “La pandemia è la panacea dei nemici dell’occidente”. Vedono nella quarantena un mondo migliore

"Corona è la cura. Gli esseri umani sono la malattia”. Firmato, Extinction Rebellion, il gruppo ecologista inglese dedito al caos e alla disobbedienza civile. E’ stato affisso e postato da un account, XREastMidlands, che i vertici dell’organizzazione hanno disconosciuto come non ufficiale. In effetti un po’ troppo anche per quegli ecoanarchici. Ma di sicuro non pochi ecologisti stanno gongolando per gli effetti che la pandemia ha portato al pianeta. Meno smog, meno Co2, meno effetto serra, meno auto, meno attività produttive, meno turismo, meno petrolio, meno carbone, sembra un film scritto da Greta Thunberg. “La quarantena potrebbe aumentare i fiori selvatici”, annuncia ora la Bbc. Ci sono scrittori, cantanti e intrattenitori che sorridono alla telecamera dicendo “quanto è fortunata la laguna veneziana”.


Da Vandana Shiva a Thomas Piketty, è tutto un parlare del virus come la grande occasione per una nuova “eco-sostenibilità”


 

Ma proliferano soprattutto gli imbonitori blasonati dalla stampa. “Un nuovo comunismo germoglia dal virus”, dice il filosofo sloveno Slavoj Zizek. La famosa etologa Jane Goodall vede nella pandemia, con la sua quarantena, una salutare lezione di umiltà all’antropocentrismo che ci rende più simili ai gibboni, al cui studio Goodall ha dedicato la vita: “L’isolamento ci insegna che cosa vuol dire vivere in gabbia”. E ancora: “E’ il nostro disprezzo per la natura e la nostra mancanza di rispetto per gli animali con cui dovremmo condividere il pianeta che ha causato questa pandemia”. Non importa che il Covid-19 sia figlio della natura e si parli di zoonosi. La crisi del coronavirus è considerata dagli estremisti dell’ecologismo e della decrescita un’opportunità per manipolare l’opinione pubblica al fine di imporre la loro visione primitivista. Come ha affermato il professor Richard Lindzen del Mit, uno dei più eminenti climatologi e già membro dell’Ipcc, al Senato degli Stati Uniti nell’ottobre 2007: “Il controllo del carbonio è il sogno dei burocrati. Se controlli il carbonio, controlli la vita”.

 

C’è il filone di quelli che “sì ma c’è anche il virus della…”. Come il Premio Nobel per la Pace, l’irlandese Mairead Corrigan Maguire: “Avere una coscienza significa agire affinché non si debelli solo il Covid-19 ma anche i ‘virus’ delle guerre, della povertà assoluta, dei disastri ambientali”. Poche parole per raccogliere tanti applausi. Una organizzazione insignita del Premio Nobel per la pace, l’International Peace Bureau, ha lanciato un appello ai leader mondiali “per ridurre drasticamente la spesa militare a favore della sanità e di tutte le esigenze sociali e ambientali”. C’è chi, come l’ambientalista Vandana Shiva, dice che “l’emergenza sanitaria Covid 19 è legata alle emergenze della perdita della biodiversità e delle specie, della scomparsa delle foreste e del clima”. Tutta colpa di una “visione del mondo meccanicistica, militaristica, antropocentrica in cui l’uomo è separato e superiore”. E c’entra sempre la Monsanto.

 

L’ex redattore capo del Monde e fondatore del sito corsaro Mediapart, Edwy Plenel, su France 5 ha parlato di un “virus rivoluzionario”. “Il virus è rivoluzionario, perché previene la privatizzazione degli aeroporti di Parigi, sta facendo crollare il mercato azionario...”. Meno sulfureo, ma sulla stessa lunghezza d’onda, l’economista francese Thomas Piketty, che sul Monde spiega che “la crisi del Covid-19 accelererà la fine della mondializzazione del commercio e l’emergere di un nuovo modello di sviluppo equo e sostenibile”. Non si è ancora capito il nesso fra un virus nato a Wuhan e il liberismo. Sul Monde, l’antropologo francese Bruno Latour spiega che dobbiamo indirizzare la nostra ansia per il virus al riscaldamento climatico: “Immaginate che il presidente annunci, nello stesso tono churchilliano, una serie di misure per lasciare le riserve di gas e petrolio nel terreno, per fermare la commercializzazione dei pesticidi e vietare il riscaldamento per i fumatori sulla terrazza dei bar”. Poi viene la parte delirante di Latour: “L’agente patogeno la cui terribile virulenza ha modificato le condizioni di esistenza di tutti gli abitanti del pianeta, non è affatto il virus, sono gli esseri umani!”.


“Le élite coltivano queste idee folli, non hanno più fede nei risultati dell’uomo, e sono sempre più aperte al culto della morte verde”


 

Carlin Petrini, il guru di slow food, non poteva perdere anche questa occasione per lanciare la “sovranità alimentare” (e il mercato del pesce di Wuhan?), mentre lo scrittore Erri De Luca un manifesto per “una nuova alleanza tra uomo e natura”. E’ la colonna sonora della pandemia. “Il coronavirus è legato alla crisi ecologica, ai nostri stili di vita”, dice Laurence Tubiana, titolare della cattedra di Sviluppo sostenibile a Sciences Po di Parigi e direttrice della Fondazione europea per il clima. La consigliera economica del premier Giuseppe Conte e della squadra di Vittorio Colao per la “fase 2”, Mariana Mazzucato, dice che il capitalismo così com’era non funziona più e va sostituito con una “economia più inclusiva”. L’europarlamentare e capo francese dei Verdi, Yannick Jadot, non incolpa il regime cinese per il virus, ma “la deforestazione, la predazione della fauna selvatica, l’agricoltura industriale e lo scongelamento del permafrost”. Mentre un ricercatore dell’Università di Liegi si chiedeva se fosse “utile salvare tutte le compagnie aeree”, il capo di Oxfam Francia ed ex ministro Cécile Duflot scriveva: “L’attuale crisi e i cambiamenti climatici sono collegati”. Jean-Luc Mélenchon, vociante tribuno della sinistra, dice che è colpa del “modello neoliberale”.

 

C’è chi chiede il “bioregionalismo”, cioè di rendere permanente la quarantena, perché “si svilupperà dopo il crollo della civiltà occidentale: non ci sarà più una scelta, dovremo avere uno stile di vita bioregionale, che si prenda cura della natura”. L’ex ministro dell’Ambiente Yves Cochet pensa che la fine del mondo sia vicina e al Monde spiega: “Con i miei amici collassologi ci chiamiamo e ci diciamo: ‘E’ stato anche più veloce di quanto pensassimo!’”. Così, Cochet auspica la nascita di “eco-villaggi resilienti, bioregioni, nel quadro della democrazia locale”. Aurélien Barrau, “il visionario dai capelli lunghi” e astrofisico dell’università di Grenoble, chiede di cambiare le regole delle nostre società che sono “socialmente ingiuste, ecologicamente drammatiche e climaticamente suicide”. La pandemia colpisce gli uomini molto più che le donne, dicono le femministe. E hanno ragione, salvo poi trarne la morale che il virus è una punizione per il patriarcato. C’è poi chi, come Afua Hirsch del Guardian, parla di un “virus razzista”, che “discrimina” colpendo le minoranze. William Davies, che per Einaudi ha pubblicato “Stati nervosi”, dice che il disastro finanziario del 2008 non è riuscito a cambiare modello economico, ma questa crisi potrebbe riuscirci. “Nel 1755, gran parte di Lisbona fu distrutta da un terremoto e da uno tsunami, uccidendo fino a 75.000 persone” scrive Davies sul Guardian. “La sua economia fu devastata, ma fu ricostruita secondo linee diverse che alimentarono i suoi stessi produttori. Grazie alla ridotta dipendenza dalle esportazioni britanniche, l’economia di Lisbona è stata infine rivitalizzata”. The Ecologist, la rivista inglese, titola: “Un virus angoscia l’Europa e il suo vettore è il capitalismo”.


Ex ministri, europarlamentari, consiglieri, accademici, è un bestiario di follie ideologiche. Ambientalismo e anticapitalismo


 

La velocità con cui ambientalisti, anticapitalisti e critici dell’antropocentrismo hanno trasformato questa pandemia nella loro misantropia è scioccante, ma non sorprendente. Inger Andersen, direttore esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, dice che “la natura ci sta inviando un messaggio”. Naturalmente la natura non sta facendo nulla del genere, perché la natura non è un essere senziente, per quanto la nuova religione verde possa fantasticare che lo sia. Gaia non è Dio che viene a punirci per i nostri peccati.

 

Il principale giornalista ecologista della Gran Bretagna, George Monbiot, dice sul Guardian che il Covid-19 ha infranto il mito egoistico dell’umanità secondo cui ha ottenuto “l’isolamento dai pericoli naturali”. “Covid-19 è il campanello d’allarme della natura per la nostra civiltà compiacente”. Monbiot è uno che almeno parla chiaro: “Il cambiamento climatico richiede la fine del capitalismo, a tutto campo. Il capitalismo ha caratteristiche innate che ci spingono verso la distruzione, e non importa davvero che tipo di capitalismo sia, che sia keynesiano, che sia un capitalismo neoliberale, che sia un capitalismo corporativo o che sia un capitalismo clientelare”.

 

In effetti però la pandemia qualcosa di buono l’ha portato: ci ha mostrato come sarebbe il mondo se vincessero gli estremisti ideologici. La natura che prende il sopravvento sull’opera dell’uomo, la sospensione della attività industriale e tecnologica, il crollo dei consumi, diverse forme di socialismo per ridistribuire quel poco di ricchezza rimasta perché di nuova sarà dura produrne. In occidente non vediamo l’ora di tornare in un mondo in cui le fabbriche tornano in vita, gli aeroplani lasciano “scie chimiche” in cielo, le persone possono andare ovunque e socializzare, comprare e mangiare a proprio piacimento.

 

Oggi gli antioccidentali sermoneggiano, ma non passerà molto tempo prima che sempre più persone si renderanno conto che questa emergenza che stiamo vivendo è proprio come la distopia deformata che certi verdi vorrebbero costruire. “Penso che molti ecologisti e altri regressisti vedano l’èra Covid-19 quasi come una prova del tipo di mondo in cui vorrebbero farci vivere”, dice al Foglio Brendan O’Neill, direttore del magazine inglese Spiked. “Un mondo con meno viaggi, meno produzione, meno consumismo, meno lavoro. E’ la loro utopia, o distopia come lo vede il resto di noi, che prende vita. Puoi vederlo dal modo in cui i verdi stanno diventando lirici su quanto siano puliti i nostri cieli al momento e su quanto poco inquinamento ci sia perché guidiamo tutti meno e come ‘la natura è tornata’ in luoghi come Venezia e New York. Un pezzo del Guardian ha affermato che alcuni ambientalisti ‘credono che la pandemia sia un’occasione unica per rifare la società e costruire un futuro migliore’”. E’ inquietante vedere in Covid-19 un’opportunità. “Sperano che questo virus li aiuti a raggiungere ciò che non sono riusciti a ottenere alle urne, dove la maggior parte degli elettori è scettica sull’estremismo verde. Sperano che la crisi di Covid porti alla loro tragica, miserabile, società antiumana in cui tutti noi facciamo di meno, consumiamo meno e riduciamo la nostra impronta umana. Sono così anti-umanisti che vedono una nuova malattia come un’opportunità per imporre la loro visione misantropica alla società in generale”.


Eppure non vediamo l’ora che le fabbriche tornino in vita, che gli aerei lascino “scie chimiche”, di andare a comprare e mangiare a piacimento 


Eppure, sono soggetti cui la stampa mainstream si offre con grande generosità. “Sorprende la quantità di tempo e la copertura della stampa riservata ai green estremisti. Queste persone sono misantropi impopolari ed eccentrici che essenzialmente vedono l’umanità come una piaga sul pianeta, eppure hanno un ampio rispetto nei media. Extinction Rebellion è essenzialmente un culto della morte. E’ estremista e squilibrato. Afferma che miliardi di persone moriranno se non riusciremo a raggiungere lo zero carbonio tra qualche anno. Non ci sono prove per questo. E’ semplicemente un dogma da fine dei giorni che questi cultisti hanno abbracciato in un modo molto acritico e sconveniente. Eppure i politici supportano apertamente Extinction Rebellion e sono trattati seriamente dai media. Ciò dimostra che mentre la maggior parte della gente comune rifiuta l’isteria e le prospettive anti-progresso dei verdi estremi, le élite lo accolgono. La spettacolare perdita di fiducia delle élite nei risultati umani, nell’industria e nella crescita significa che sono sempre più aperti alle folli chiacchiere del culto della morte verde”. Covid sarà l’occasione per un rilancio del progresso occidentale o vedrà invece un ripiegamento? “La mia paura è che la pandemia da Covid stimolerà le ideologie antioccidentali e antiprogresso”, conclude al Foglio O’Neill. “Ma solo a breve termine. La mia più grande speranza è che vivere questa esperienza mostrerà al pubblico quanto sarebbe orribile e insopportabile la vita in un mondo verde. La maggior parte di noi è in stato di blocco da quattro o cinque settimane e già desideriamo un ritorno al lavoro, alla libertà e allo shopping! Quando i verdi dicono: ‘La crisi di Covid è un’opportunità per incoraggiare le persone a vivere una vita più semplice’, ci stanno rivelando quanto sia orribile la loro visione. Stanno esponendo la propria arretratezza anti-umana e persino crudeltà. Quindi realizzeranno guadagni a breve termine, ma a lungo termine penso che vedranno che la stragrande maggioranza della società rifiuta la loro ideologia distruttiva e illiberale”. Prima del coronavirus ci avevano pensato gli apocalittici green a mettere in quarantena l’occidente.

  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.