Se l'ho già avuto, posso riprendermi il Covid? Qualche novità dalla Corea del sud

Giulia Pompili

Secondo il portavoce del ministero della Salute di Seul la seconda ondata è “inevitabile”

Roma. Una delle domande fondamentali di questa pandemia è: possiamo riammalarci? Questo virus funziona come con il morbillo, che una volta avuto poi non ci si ammala più, oppure si comporta come alcuni virus influenzali, per cui l’immunizzazione non esiste? Nonostante il gran parlare che c’è su test sierologici e “patenti d’immunità”, la verità è che la risposta a questa domanda non l’abbiamo ancora con certezza. O meglio: la scienza ci sta arrivando. Ad allarmare gli scienziati c’erano soprattutto degli studi, in Cina e in Corea del sud, su persone che una volta guarite dal Covid dopo un po’ sono risultate di nuovo positive al tampone. Se sulle ricerche scientifiche cinesi si hanno pochi dati, quelle sudcoreane sono state sin da subito pubblicate online: almeno 350 persone si sono reinfettate. Possibile? L’immunità è un enigma anche per i virologi del paese che per primo è riuscito a combattere l’epidemia e a iniziare a convivere con l’epidemia.

 

Dopo settimane di ricerche su queste re-infezioni, condivise con l’Organizzazione mondiale della sanità, le autorità di Seul sono arrivate a un risultato: i positivi di chi aveva già fatto la malattia potrebbero essere “falsi positivi”. I test in real time semplicemente rilevano la presenza di virus “vecchi”, probabilmente pezzi di cellule morte, che restano nel corpo e che però non attivano più la malattia. Un altro dato interessante rilevato dagli scienziati sudcoreani è che questi pazienti non sembravano più contagiosi. Questo è sicuramente un dato incoraggiante, ma non ci dà nessuna certezza sull’immunità: “Il sistema immunitario umano produce gli anticorpi per combattere un’infezione. Sono quelli che misuriamo nel sangue quando proviamo a determinare chi è stato esposto al virus Sars-CoV-2”, ha spiegato l’epidemiologo Sanjaya Senanayake su The Conversation, riferendosi agli ormai arcinoti test sierologici. “Il corpo produce diversi tipi di anticorpi per rispondere a diverse parti del virus. Ma solo alcuni di loro hanno la capacità di impedire al virus di entrare nelle cellule. Questi si chiamano anticorpi neutralizzanti”. Alcuni pazienti che hanno avuto la Covid hanno gli anticorpi, ma il livello di quelli neutralizzanti sembra basso: per essere immune davvero si deve avere una sufficiente quantità di anticorpi neutralizzanti. Come abbiamo già scritto, i test sugli anticorpi a oggi servono solo a fare una fotografia del passato, a capire quante persone sono state infettate (magari senza sintomi) ma non sono una promessa.

 

E’ anche per questo che la Corea del sud continua a lavorare sul suo metodo che finora sembra infallibile: la convivenza con il virus si può avere solo essendo pronti a fare isolamenti mirati e tracciamento dei contatti. E’ successo questo anche ieri, quando un nuovo focolaio di coronavirus è riapparso nel paese dopo 4 giorni consecutivi di zero contagi locali. Il virus è stato individuato in un ventinovenne di Yongin, città a una quarantina di chilometri a sud di Seul. Il venerdì sera, insieme a un amico (anche lui positivo), il ragazzo è andato a fare serata a Itaewon, l’area con la vita notturna più fighetta di Seul. Da qualche tempo, per aiutare i tracciatori, in Corea prima di entrare in un locale si lascia il proprio nome all’ingresso: in questo modo, se c’è da risalire a tutti i presenti, ci si mette poco. I due sono stati in almeno cinque tra locali e bar, secondo le autorità. Poi il sabato sono apparsi i primi sintomi, la domenica il ragazzo si è presentato in ospedale e il martedì è stato sottoposto a tampone. I tracciatori stanno isolando tutte le persone che in questi giorni sono state in contatto con il ragazzo di Yongin.

 

Son Young-rae, portavoce del ministero della Salute di Seul, ha detto ieri in conferenza stampa che una seconda ondata di contagi è “inevitabile”. Ma ha anche aggiunto che grazie al perfezionamento del sistema di controllo “non sarà come la prima. Grazie alla politica di distanziamento sociale, l’epidemia sarà contenuta in gruppi molto più piccoli. E anche la velocità dell’infezione sarà diversa, più lenta”. La fase due sudcoreana è iniziata lunedì: sono stati riaperti i cinema, i parchi divertimento. Restano però le regole di base pubbliche (mascherina, obbligo di sanificazione) e private (lavarsi le mani spesso, arieggiare gli ambienti almeno due volte al giorno).

  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”. È terzo dan di kendo.