Ecco come i bar (non tutti) riadattano l'offerta al nuovo mercato post Covid

Alessandro Luna

Tutte le attività si sono dovute trovare ad ingegnarsi sul come far coincidere il consumo con le norme di sicurezza, chi in modo più stanco e approssimativo, chi in maniera brillante e originale

Roma. E’ quasi un colpo di reni della piccola imprenditoria romana quello che, in questi giorni, alcuni bar, ristoranti o negozi stanno dimostrando, come a voler dire “il peggio è passato, adesso rimbocchiamoci le maniche”. Il plexiglass, i separé, le indicazioni che vedrete in questi giorni nei bar e nei ristoranti, sono tutti stati comprati e installati a spese dei titolari, ma soprattutto sono una loro libera iniziativa. Dal governo e dalla regione sono arrivate direttive che spiegano la distanza da far mantenere ai clienti e quanti farne entrare in uno spazio chiuso, ma per quanto riguarda il “come” far rispettare queste norme, la palla è completamente nel campo dei baristi e dei ristoratori. In questi giorni, molti di loro hanno cercato di trovare il modo migliore per far sentire il cliente a proprio agio nell’atmosfera, ancora di ansia e paura, a cui il graduale ritorno alla normalità, nonostante il virus sia ancora in circolo, ci costringe. E appare chiaro che in questo momento il saper trasmettere sicurezza e pulizia ha un valore, anche economico, che potrebbe far la fortuna di quelle attività che riusciranno a far sentire al cliente, da quando entra a quando esce con ancora il sapore del caffè in bocca, di non aver rischiato in nessun modo e in nessun momento contatti e esposizioni al virus. Il proprietario del caffè Tornatora, nel quartiere della Vittoria, allarga le braccia e ci dice che i consumi che aveva prima sono un lontano ricordo. “Il problema è che ancora la gente ha paura”. Ed è proprio questa la sfida che sono chiamati a raccogliere i bar e i ristoranti: tornare a far sentire il cliente al sicuro, per far riprendere i consumi senza grandi timori. Per alcuni il plexiglass e i separé ai banconi dei bar, oltre alle indicazioni per terra, sono ciò che resta della prima fase due, in cui si potevano vendere soltanto cibo e bevande da asporto.

 

Chi già dal 4 maggio aveva alzato le serrande, si è trovato lunedì ad aver già in mano gran parte degli strumenti che oggi ci permettono di poter tornare a frequentare bar e ristoranti in sicurezza. Mentre è con una certa difficoltà che bar come “La piazzetta” a San Lorenzo, che fino a pochi giorni fa era rimasto chiuso, si stanno adoperando per evitare di incorrere nelle temutissime multe che minacciano le attività. Di fronte alle serrande abbassate del suo locale e chinato sulla trentina di tavoli e sedie che sta pulendo e disinfettando, il proprietario ci dice che ancora non sa se riapriranno. La polizia, ci spiegano da Tornatora, ogni tanto passa e guarda se le misure sono rispettate, se tutti sono a un metro. E tutte le attività si sono dovute trovare ad ingegnarsi sul come far coincidere il consumo con le norme di sicurezza, chi in modo più stanco e approssimativo, chi in maniera brillante e originale, come il bar “la Licata” nel quartiere di Monti. In questi giorni berci un caffè è quasi un’esperienza a parte da provare e infatti la fila all’entrata raramente si esaurisce del tutto. Con dei banner gialli si chiede di accedere da un lato e di aspettare di venir chiamati. Dentro, una volta pagato alla cassa, ci si trova a poter consumare al bancone sui posizionamenti segnalati sul pavimento e in un sistema “a cabine”, quasi come alle poste o in banca, per cui il caffè o il cornetto vengono gustati osservando il proprio vicino attraverso un separè in plexiglass. Ed è interessante notare come il fatto di sentirsi di nuovo sicuri incida sull’allegria e sulla leggerezza dei presenti, che chiacchierano da uno “sportello” all’altro, sapendo di non poter infettare nessuno o di non rischiare di venire contagiato, mentre negli altri bar per lo più regna il silenzio, spezzato solo dalle richieste alla cassa e dai rumori dei caffè. Il titolare ci dice che mettere tutto in sicurezza è costato loro poco meno di 100 euro, di cui gran parte per pagare qualcuno che installasse il plexiglass. Ma sembra che questo investimento abbia senz’altro dato i suoi frutti e a Roma sembrano tutti pronti a dimostrarsi all’altezza di questa nuova e difficile situazione.

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