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Il Pd ha un problema

Il nuovo Zingaretti tranchant e la (non) casuale convergenza con Lombardi sul Raggi bis

28 Maggio 2020 alle 10:35

Il Pd ha un problema

(foto LaPresse)

"Bis di Virginia Raggi? Una minaccia per i romani”. Chi l’ha detto? L’hanno detto in tanti anche all’interno del M5s, e non soltanto per la questione del secondo mandato. Ma l’ha detto anche e soprattutto, qualche giorno fa, Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio e segretario del Pd. Non sembra neanche lui: toni diretti, taglienti, inconsueti per l’uomo politico anche scherzosamente detto, per via dell’eloquio e dei modi, “il saponetta”. In tempi meno sospetti di quelli attuali, e cioè il 21 febbraio, prima che tutto chiudesse per coronavirus, Roberta Lombardi, già candidata presidente del M5s alla Regione Lazio contro Zingaretti ed eterna antagonista interna del sindaco, diceva parole che adesso suonano in qualche modo illuminanti: “No a un Raggi bis, si a un accordo Pd-M5s per Roma”. E dunque, intanto, ci sono questi due indizi, indizi che si incarnano nelle due persone, i due (ex) nemici Zingaretti e Lombardi (già in “accordo da gentiluomini” per molti aspetti in Regione), ex nemici che sembrano ora volere la stessa cosa. In mezzo c’è stato il finimondo del Coronavirus, la variabile impazzita che ha complicato il già complicato quadro per lo Zingaretti segretario del Pd, al governo con i Cinque stelle ma in continua tensione intergovernativa (tra ministri e tra partiti). Per non dire dei sondaggi, in calo per il Pd rispetto ai primi mesi dell’anno.

 

E se è vero che una Raggi ricandidata a Roma non può aspirare a numeri “landslide”, è anche vero che un’opera di disturbo potrebbe farla, e proprio nella base elettorale territoriale del segretario pd, nel momento in cui il centrosinistra sarebbe impegnato nella competizione con le destre, dopo la difficile della ripartenza post-emergenziale, piena di incognite per i partiti di governo, in ogni caso esposti a critiche (e insomma il Pd non potrebbe permettersi di perdere Roma). E dunque che fare, quando anche il quadro regionale, sotto la pandemia, si complica con questioni potenzialmente foriere di fastidi, tra Corte dei Conti, sedi della provincia e affare-mascherine? E c’è chi, non a caso, da destra, come l'ex sottosegretario nel governo Berlusconi IV Andrea Augello, ora in FdI, individua, nel ritrovato attivismo zingarettiano sulla scena romana, tutti i segni del dilemma e della tentazione (cedere la Regione per salvare la segreteria?, si domanda Augello): “Oggi il problema di Zingaretti”, scrive, “è scegliere tra fare porto con un turno elettorale prima della burrasca o affrontare la tempesta sociale che già oscura l’orizzonte, con una nave malconcia rabberciata e l’equipaggio pronto all’ammutinamento”. E però coltivare l’intesa cordiale con la parte dei Cinque Stelle vicini a Lombardi, in funzione anti-Raggi, non è detto che, in un quadro così incerto, possa funzionare.

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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