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Idee per il prossimo sindaco: legare Maxxi, Auditorium e stadio Flaminio

Ripensare un intero quartiere, costruire un grande polo della cultura in stile europeo. Ecco un progetto

31 Maggio 2020 alle 06:00

Idee per il prossimo sindaco: legare Maxxi, Auditorium e stadio Flaminio

Gli esterni dello Stadio Flaminio, in stato di abbandono (foto LaPresse)

Roma. Il mito della “città europea” a cui Roma da sempre fatica ad avvicinarsi ha già mostrato i suoi fortunati effetti, nel lungo periodo, in quelle capitali o metropoli che da fine anni Novanta ad oggi hanno saputo coniugare sostenibilità e sviluppo, impegnandosi per lo più nella rigenerazione urbana e nel riutilizzo degli spazi. Uno degli esempi più famosi nel mondo è quello che ha portato l’ex-area della stazione di Milano, fino agli anni duemila degradata ed abbandonata, a diventare uno dei quartieri d’eccellenza delle cosiddette “città europee”, quello di Porta Nuova. Per intenderci, l’area dove sorge il famoso bosco verticale. Oggi quegli stessi architetti che sono riusciti a costruire a Milano un modello di edilizia sostenibile e funzionale hanno puntato finalmente gli occhi sulla capitale e stanno cercando di portare avanti un progetto che potrebbe risvegliare un po’ Roma dal lungo sonno degli ultimi decenni, e che andranno a proporre a chiunque si vorrà candidare a sindaco per le comunali dell’anno prossimo. Manfredi Catella è uno dei fondatori di Coima, la società che gestisce i fondi di investimento immobiliare con cui, tra le altre cose, è stata costruita Porta Nuova. Oggi è impegnato, con l’associazione Minima e Moralia, a far sì che nel quartiere Flaminio nasca un polo culturale di importanza mondiale, ma con la prospettiva di portare a Roma quella mentalità edilizia che è sempre mancata e di cui forse avremmo davvero bisogno: “La tragedia del Covid ci ha costretto a confrontarci con i concetti di “scarsità” e “privazione”, motivo per cui anche nell’edilizia ciò che ora a Roma deve avere la massima importanza è la sostenibilità del costruire. Il 40 per cento delle emissioni a Roma provengono dalle infrastrutture, quindi bisogna cercare di edificare strutture ecosostenibili, ma trovando modelli economici che le rendano convenienti a chi ci investe. Il patrimonio culturale edilizio che abbiamo in Italia e che fa invidia a tutto il mondo ha il difetto di non essersi rigenerato, mentre se riuscissimo a conservare ciò che ha valore, riusando gli spazi abbandonati e fatiscenti potremmo diventare un’eccellenza mondiale, in particolare in una città come Roma. E i problemi che ci sono qui sono meno irrimediabili di quanto non sembri: quando a fine anni 90 abbiamo iniziato a lavorare sull’area della ex stazione, che è oggi uno dei quartieri più importanti di Milano, la città usciva dalla stagione di mani Pulite in preda ad una forte depressione culturale ed edilizia. Milano viveva una situazione di degrado simile a quella di Roma. Iniziative come la nostra hanno lanciato un segnale che ha dato il coraggio alla città di ripartire e diventare quello che è oggi. E questo a Roma può e deve succedere. I tempi sono maturi. Quando si costruisce in maniera intelligente si scatena un effetto domino che da’ l’impulso ad una città per ripartire. Adesso è il momento di Roma”.

 

Quello che hanno in progetto per il Flaminio ce lo spiega la responsabile del gruppo di lavoro su Roma di Minima e Moralia, Gioia Ghezzi: “La nostra associazione cerca di elaborare proposte in vari campi per migliorare il paese e su Roma abbiamo un progetto ben preciso: quello di unire e collegare le strutture presenti nel quartiere Flaminio, come l’Auditorium, il Guido Reni district, l’ex stadio Flaminio e il Maxxi per trasformarli in un enorme polo culturale, unico al mondo, che possa rappresentare per la città un’eccezionale occasione. Prevediamo un ripensamento del trasporto pubblico che colleghi l’area a tutta la città e contiamo di rendere il tutto sostenibile affiancando alle strutture destinate alla collettività anche una parte residenziale. Coniugando appartamenti e residenze di diverso tipo vorremmo creare un mix culturale e sociale sul modello di Londra, dove per ottenere l’autorizzazione a costruire un palazzo alcuni appartamenti devono essere destinati o alle liste delle case popolari o ad affitti agevolati per chi guadagna meno”. Ma, naturalmente, tutto questo deve essere fatto dialogando con l’amministrazione. Ci spiega Catella che “Per ora stiamo pensando a finire il progetto e trovare i finanziamenti, ma speriamo che di qualunque area politica si tratti, la prossima amministrazione abbia la lungimiranza di integrare questo progetto nel suo programma. Roma ha finalmente l’occasione per cambiare la mentalità edilizia e diventare una città migliore”.

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