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L'assolutismo omosessualista spiegato con Giovanni Lindo Ferretti

Ho sognato che Scalfarotto e Zan mi chiudevano la rubrica. Al risveglio ho trovato conforto nel libro dell'artista appenninico

25 Luglio 2020 alle 06:00

L'assolutismo omosessualista spiegato con Giovanni Lindo Ferretti

(foto LaPresse)

Mi sono svegliato di soprassalto, angosciato e sudato, stavo sognando Zan e Scalfarotto che mi chiudevano la rubrica e siccome non avevo una Bibbia sul comodino ho cercato conforto in “Non invano” di Giovanni Lindo Ferretti (Mondadori). Mi ha consolato l’idem sentire, quasi un mal comune mezzo gaudio: “Ne deriva un senso di impotenza contagioso ma sereno”. Nella palla di vetro dell’Appennino, Ferretti vede un futuro generale: “Tutto chiude: l’ultimo bar, l’ultima bottega, l’ultima azienda agricola, l’ultima porta aperta”. Con una consapevolezza che abbiamo in pochissimi: “Una famiglia, una comunità, una terra, una lingua, una religione. Usanze, costumi, modalità dell’essere e dei comportamenti. E tutto sta finendo. Moribondo, quando non già morto”. Io e l’autore siamo talmente prossimi che nel libro mi sono ritrovato citato a pagina 99 (grazie!). Però c’è un pensiero che non avevo pensato, dove si parla di “un galateo in via di definizione che fa della trasparenza e della tracciabilità il proprio imperativo etico morale. Una messinscena di cui, agli albori della modernità, la corte di Versailles fu il prototipo storico. L’assolutismo”. Dunque la legge Zan-Scalfarotto è l’imposizione della parrucca omosessualista a 60 milioni di cittadini da trasformare in cortigiani riverenti, inebetiti da inchini e minuetti.

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  • GiovaG

    27 Luglio 2020 - 08:56

    La famosa monarchia che a lei manca, come ha scritto in un articolo precedente; in tutte le corti europee, non solo a Versailles, imponeva costumi sfarzosi, balli ridicoli, parrucche puzzolenti cariche di ricci e di pidocchi, che davano un aspetto femminile a uomini austeri (le donne sembravano molto più maschili), modi di vivere sempre più lontani dalla realtà. Basta vedere il film “La Favorita” di Yorgos Lanthimos, ambientato nella corte britannica del ‘700 (Queen Anne): gli stessi costumi e la stessa trasformazione degli uomini di corte in ridicole donne. La famosa monarchia che, secondo lei, “tende alla totalità, a rappresentare l’intero”. Sì, la totalità degli imbecilli! È vero che da queste monarchie la società moderna ha preso il conformismo della moda, che impone costumi sessuali uniformi: etero nella famiglia tradizionale, omo negli agglomerati attuali. Sempre di conformismo si tratta!

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  • lorenzolodigiani

    26 Luglio 2020 - 19:23

    Suvvia Langone, non faccia così!

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  • GiovaG

    25 Luglio 2020 - 19:33

    Sì, la famosa monarchia che a lei manca (vedi articolo precedente); in tutte le corti europee, non solo a Versailles, imponeva costumi sfarzosi, balli ridicoli, parrucche puzzolenti cariche di ricci e di pidocchi, che davano un aspetto femminile a uomini austeri (le donne sembravano molto più maschie), modi di vivere sempre più lontani dalla realtà. Basta vedere il film “La Favorita” di Yorgos Lanthimos, ambientato nella corte britannica del ‘700 (Queen Anne): gli stessi costumi e la stessa trasformazione degli uomini di corte in ridicole donne. La famosa monarchia che a lei manca!

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