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Non riesco a essere razzista con l'Aristotele nero che arrostisce il gatto

La risposta dell’uomo ("Tu hai i soldi, io ho fame") alla donna che gli gridava contro meriterebbe un corso di filosofia

2 Luglio 2020 alle 06:00

Non riesco a essere razzista con l'africano che arrostisce il gatto

Di fronte all’Aristotele Nero di Campiglia Marittima (Livorno) non riesco proprio a essere razzista. I miei amici della Lega Toscana guadagneranno forse qualche voto con l’episodio dell’africano che arrostisce il gatto davanti alla stazione, ma io grazie a Dio non sono un politico bensì un letterato. La risposta dell’uomo nero alla donna bianca che gli gridava contro, sconvolta per lo spettacolo indubbiamente un po’ forte, mi è sembrata ricchissima di risvolti culturali. “Tu hai i soldi, io ho fame”: ecco la frase che mi ha tanto colpito. Ci ho sentito innanzitutto lo Stagirita, non saprei se più il logico o il dialettico. Ci ho sentito Naipaul (in “La maschera dell’Africa” racconta di quanto il gatto sia apprezzato dai buongustai ghanesi). Ci ho sentito Ortega y Gasset e il suo dare importanza alla gerarchia zoologica. Ci ho sentito Feuerbach (“L’uomo è ciò che mangia”, e allora mi piacerebbe sapere cosa mangia la signora schifata, per capire se è davvero senza peccato). Ci ho sentito Lévi-Strauss (secondo il quale l’arrosto rappresenta la morte e il bollito la vita: forse lo scandalo gastronomico è stato accentuato dalla modalità di cottura…). Infine ci ho sentito il mio antico maestro Gianni Brera, che al tempo della libertà di espressione (anni Sessanta) ricordava tranquillamente certi pranzi a base di felini in salmì. Gli amici leghisti hanno usato la parola “civiltà”: la nostra civiltà proibisce simili orrori! Ma l’accezione di “civiltà” è mutevole: Brera scriveva e parlava l’italiano dieci volte meglio del più colto di loro, e inoltre, dettaglio ironico, era leghista e razzista più di tutti i salviniani toscani messi insieme. “Tu hai i soldi, io ho fame”: la si analizzi a lungo questa frase, meriterebbe un corso di filosofia.

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Commenti all'articolo

  • Chichibio

    03 Luglio 2020 - 14:12

    Qualche anno fa Beppe Bigazzi fu cacciato con indignazione dall'italica tv per aver ricordato come, durante l'ultima guerra, fosse divenuto normale mangiare i gatti.

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  • joepelikan

    02 Luglio 2020 - 21:19

    Primum vivere, deinde philosophare.

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    • Alessandro2

      Alessandro2

      07 Luglio 2020 - 14:43

      Philosophari. E' deponente.

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  • Carlo6

    02 Luglio 2020 - 19:28

    Questo è il risvolto dello sfascio, del pietismo davanti ai porti e dei migranti in mezzo al mare. Poi? Poi chissenefrega, io ho esternato, quindi io ho la coscienza a posto, non sono razzista, non sono qualunquista ma, ma non me ne frega niente di dove va a finire quel disgraziato ora in mezzo a noi. Non perché sono egoista ci mancherebbe ma perché non mi compete, ci pensi che ci deve pensare. Io che centro. Io che posso fare. Nel mentre che il poveretto mangia il gatto e il popolo s’incazza e noi siamo nel sacco Salvini ringrazia e passa all’incasso. Abbiamo capito tutto.

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  • carloalberto

    02 Luglio 2020 - 16:47

    Frase sciocca, che fa il paio con quel prete il quale pretese di giustificare l'assassino di Pamela Mastropietro dicendomi che quando si ha fame si fa di tutto. Mi spiace, sono esistite generazioni di italiani che avevano fame ma non rubavano né stupravano né spacciavano droga. Per quanto riguarda il tizio, lo schifo è dato anche dal fatto che si mette ad arrostire un animale domestico in un luogo pubblico. Ma ormai il degrado degli spazi pubblici in Italia non è nemmeno più percepito come tale: è tutto un immenso "centro sociale autogestito". P.S.: ma il veganesimo non era l'ultima frontiera dei progressisti? Non era di sinistra? E adesso come la mettiamo?

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    • Dario

      Dario

      03 Luglio 2020 - 13:55

      Eppure quegli italiani affamati quando emigravano venivano accusati di tutto; tal quale.

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      • carloalberto

        04 Luglio 2020 - 15:03

        Ma non lo facevano, quel tutto. La differenza è tutta qui. Gli unici italiani emigrati che si comportarono da incivili fuorilegge furono i mafiosi e gli anarchici (anche se questi ultimi ovviamente sarebbero da osannare, no?).

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        • Dario

          Dario

          08 Luglio 2020 - 11:43

          Mah, non ne sarei sicuro. Da che mondo e mondo i poveri che emigrano sono sempre trattati a pesci in faccia, di qualunque colore e religione siano, perché la loro colpa non è di essere diversi, ma di essere poveri. In "Furore" di Steinbeck erano americani a bistrattare fino alla schiavitù altri americani che immigravano dallo stato confinante.

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