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Rimpiango Morricone perché è impossibile non rimpiangere gli anni Sessanta e il Seicento

Il musicista sia sciolto dall’abbraccio letale con premi Oscar quali il folcloristico Tornatore: lo si accosti invece a grandi artisti eterni, Monteverdi in primis

7 Luglio 2020 alle 06:00

Rimpiango Morricone perché è impossibile non rimpiangere gli anni Sessanta e il Seicento

(foto LaPresse)

Tanti anni fa mi piaceva poi mi venne a noia, troppo invadente e ripetitivo, sonora stampella per registi dai passi incerti. Oggi lo rimpiango perché non è possibile non rimpiangere gli anni Sessanta, il sigaro di Clint Eastwood nei film di Leone, la schiena di Florinda Bolkan in “Metti, una sera a cena”, il crescendo di Mina in “Se telefonando”. E poi perché non è possibile non rimpiangere il Seicento: Nicola Verlato, umanista e pittore, mi ha spiegato che Ennio Morricone, attraverso il suo maestro Petrassi, attingeva addirittura a Monteverdi. “La secchezza dell’orchestrazione che mette sempre in evidenza l’individualità di ogni strumento, mai ridotto a puro colore, proviene da quella musica a cui si rifaceva Petrassi nel tentativo di scrollarsi di dosso la nebbia dell’orchestrazione romantica. C’è molto Monteverdi in Morricone, c’era molto di molto antico nelle novità che Morricone portava nella musica per film”. Adesso sto ascoltando “Sì dolce è ’l tormento” (1624) e, per quello che ne può capire un cultore dei Nine Inch Nails, ciò che dice Verlato mi sembra vero. Dunque Morricone sia sciolto dall’abbraccio letale con transeunti premi Oscar quali il folcloristico Tornatore: lo si accosti invece a grandi artisti eterni, a Monteverdi in primis.

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  • carloalberto

    07 Luglio 2020 - 15:21

    è possibilissimo non rimpiangere gli anni '60, preludio pasticciato e equivoco al casino dei decenni successivi. Inoltre Morricone era ripetitivo, in effetti, certe sue colonne sonore si ritrovano in film diversi (magari uno famoso e uno no), però era semplicemente uno che aveva studiato bene la musica e non seguiva dodecafonie, rock, sintetizzatori e simili. Ecco perché oggi sembrava un gigante in mezzo alla mediocrità analfabeta vigente.

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  • GiovaG

    07 Luglio 2020 - 11:07

    Non esageriamo con la parola “eterno”. Monteverdi ci sembra eterno perché lo ascoltiamo volentieri tre secoli dopo. Un nulla nella storia dell’universo. Non esageriamo con il rimpianto. Rimpiange anche il processo a Galilei e la costrizione all’abiura? Secondo me alcuni film resteranno nella storia del cinema, non solo per il sigaro di Clint Eastwood o per la schiena della Bolkan, o per la musica di Morricone, ma perché si vedranno volentieri, si considereranno opera d’arte anche tra tre secoli. Sempre un nulla nella storia dell’universo.

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    • GianniM

      GianniM

      08 Luglio 2020 - 00:07

      Galileo, certo... tout se tient.

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    • Alessandro2

      Alessandro2

      07 Luglio 2020 - 14:38

      Il suo intervento trasuda pessimismo. Monteverdi lo ascoltiamo da tre secoli perché le sue opere hanno tre secoli. Orazio ha qualche annetto in più ma lo leggiamo ancora, eccome. Certo paragonare le opere d'arte alle rocce, per quanto queste possano essere belle e stupefacenti, non sembra pertinente. Il processo a Galilei poi, ancora? Non si può più sentire. Vogliamo inquadrarlo in un cavolo di contesto, o facciamo quelli che buttano giù le statue? I relativisti solo quando fa comodo?

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      • GiovaG

        08 Luglio 2020 - 10:51

        Mi riferivo alle parole di Papa Wojtyla sul caso Galileo Galilei. Non ho lo spazio per riportare i discorsi che tenne sull’argomento: 10 novembre 1979; 31 ottobre 1992 e al. Riguardo al paragone della musica con le rocce, in realtà intendevo paragonare la durata dei processi, non la loro realtà oggettiva. Credevo fosse ovvio. Forse ha ragione: sono pessimista, a me sembra che l’avventura umana sia solo un accidente nella storia dell’universo. Però ammetto di non avere certezze. Può anche darsi che abbia ragione Langone (non ci vorrà molto per saperlo). Ho scritto in un commento che cosa penso di quelli che buttano giù le statue; penso la stessa cosa di quelli che vogliono “inquadrare in un contesto” i delitti contro l’umanità (per esempio, nel 1600, il falò in onore di Giordano Bruno) commessi appellandosi a una dottrina che si pretende assoluta e definitiva, fino a definire anticristo il papa regnante. Lo stesso procedimento seguito dai talebani che buttarono giù i Buddha di Bamiyan.

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