Tinagli ci spiega perché “il Mes può essere uno strumento utile, anche per l'Italia”

Carmelo Caruso

Per l'economista, eurodeputata del Pd/Siamo Europei, nel nostro paese “c’è un dibattito avvelenato che ci impedisce di ragionare con razionalità”. Gli strumenti messi in campo dall'Europa e il dibattito per rinforzarli

Roma. E’ ormai la nostra parola marcia, il boia chi molla degli antieuropeisti che la manipolano come prova di alto tradimento, il Mes come il peggio del canagliume. “E mi rincresce davvero, ma solo in Italia si alimenta questo dibattito distorto, pieno di pregiudizi e legato alla propaganda politica. La verità è che non siamo più isolati e che per la prima volta possiamo ottenere anche più di quanto mette a disposizione il Mes”. E infatti per Irene Tinagli, economista, eurodeputata del Pd/Siamo Europei, che ha preso il posto di Roberto Gualtieri come presidente della commissione Econ, l’Italia potrebbe ottenere più di quanto chiede. Il Mes è mutato e mette a disposizione trentasei miliardi di euro e ci sono le risorse del Sure, altri cento miliardi di euro, oltre quelli della Bei che garantisce fondi per le aziende. “Non solo gli strumenti ci sono, ma siamo nella condizione di valutare con razionalità, e spero serenità, quale strumento migliore utilizzare. Voglio dire che oggi è prematuro scegliere. Siamo in fase di negoziazione. Un errore sarebbe accontentarsi”. Insomma, presidente, dobbiamo servirci del Mes? “C’è qualcosa di ironico in tutto questo. Assistiamo al disconoscimento di chi ha contribuito a disegnarlo. E mi riferisco a tutti quei leader e partiti che oggi gridano allo scandalo. Sgomberiamo il campo. Il Mes c’era anche prima e, ora che le condizioni sono cambiate, potrebbe essere uno strumento utile” spiega la Tinagli che prova ad allargare l’orizzonte. Il governo sta provando a vincere non tanto la gara del Mes, ma quella del Recovery fund, servendosi della sponda di Paolo Gentiloni e del lavoro del ministro Gualtieri: “Quando parlo di Recovery fund mi riferisco a uno strumento ancora più consistente del Mes”.

 

Quindi si lotta ancora per gli eurobond? “Si lotta per un Fondo corposo che sostenga l’economia dell’Unione con strumenti che siano più incisivi e convenienti possibile. Vedremo con quale forma e nome. Ma ricordiamo che anche le risorse del Mes arrivano da emissione di bond europei, così come quelle di SURE e quelle della Banca per gli Investimenti. Solo per precisare che non si parte da zero. In Italia c’è un dibattito avvelenato che ci impedisce di ragionare con razionalità”. E bisogna sfatare anche l’idea della nazione sola contro tutti. Chi sono i nostri alleati? “Siamo capofila insieme alla Francia. E poi ci sono Spagna, Belgio, Lussemburgo, oltre a Portogallo, Grecia, Irlanda, Slovenia: una bella e corposa alleanza. E’ falso dire che in Europa non è cambiato nulla in questi dieci anni”, dice la Tinagli che a sinistra ha sempre mantenuto una posizione indipendente e che mai è scaduta nella rissa. “Non cedo certo adesso. Ma come non rimproverare ai sovranisti le loro contraddizioni? Non si rendono conto che alla logica del “prima gli italiani”, in Germania corrisponde quella del “prima i tedeschi”, in Olanda “prima gli olandesi” eccetera. Questa è esattamente la logica che frena l’Europa, che impedisce la solidarietà che poi invocano”. L’emergenza sanitaria ha naturalmente svegliato tutti gli egoisti del continente. Vuole provare a smontarli? “Io sono del parere che l’epidemia sta dimostrando il contrario: che abbiamo bisogno dell’Europa e che nessuno si salva da solo. Pensi a dove saremmo oggi senza la Bce e il suo effetto stabilizzatore…” replica la presidente che in passato ha anche scritto il saggio di successo “La Grande ignoranza”, testo sulla crisi della politica. Commissari, task force… L’ultima è quella guidata da Vittorio Colao. Cosa ne pensa? “L’aggiunta di competenze può solo fare piacere. Anche se so per esperienza che presentano rischi e sfide… Bisogna precisare quali sono i reali poteri di Colao. Fino a che punto le decisioni saranno prese in esame dal governo. Diciassette mi sembra un numero importante che presenta problemi di coordinamento, specie da remoto”. In vista del 23 aprile, la riunione dei capi di stato, quale deve essere il metodo Conte? “Il lavoro di Gentiloni e Gualtieri ci ha permesso di uscire dall’emarginazione. Le modifiche del Mes sarebbero state impensabili con il governo precedente. Non isoliamoci adesso. Conte deve alzare la posta ma senza far saltare tutte le alleanze e il compromesso. Finora Gualtieri gli ha fatto un ottimo assist. Adesso deve andare a rete”.

Di più su questi argomenti: