Com'è triste via della Spiga a vetrine spente (tranne qualche novità)

Fabiana Giacomotti

Molti negozi hanno preferito chiudere in un momento difficile per il settore del lusso. L'eccezione di Sabrina Iencivella e il suo spazio per eventi (con cucina colta)

"Quattro figlie ebbe e ciascuna regina” ci dicevamo l’altro pomeriggio scendendo per via della Spiga ed evocando il Carlo Emilio Gadda dell’ “Adalgisa” e del nobilis homo Cipriano de’ Marpioni che “col crescere della prole aveva dovuto allargarsi” e infatti “s’era traslocato in via Spiga al numero 21”. E dato ad ammodernarla e riempirla di “parèt” e “tramezz” oltreché “d’una nuvolaglia di calcinacci e farinone da non averne un’idea”. Questo ci dicevamo appunto l’altro giorno guadagnando invece il numero 15, piano quarto, dove Sabrina Iencinella inaugurava per l’appunto dopo molto lavorare e decorare il suo spazio per eventi, un appartamento-evento dipinto in verde salvia molto gradevole, oltreché provvisto di cucina e cuoca di inusitata cultura letteraria (è raro che gli specialisti di Puškin e Gogol’ virino sulla cucina, etica nel suo caso, ma evidentemente succede). I centoventi metri quadrati di spazio, un tempo occupati da una showroom, da oggi sono affittabili per “meeting, eventi aziendali e privati” e vi si gustano le specialità dell’azienda agricola della titolare, miss Marche 1988, modella di Genny dei tempi di Donatella Girombelli con qualche fugace apparizione televisiva, che negli anni ha sostituito la J del cognome originario con una sobria “I” e acquisito per l’appunto la cogestione della Valverde fondata dal compagno, Antonio Percassi, patron dell’Atalanta, oltre che una società di eventi di buon successo. Lo spazio è appunto piacevolissimo, la cuoca Veronica Panzeri una delizia temprata dalla scuola di Iginio Massari e da un eccentrico soggiorno in Nuova Zelanda. Scendere per la via Spiga di questi ultimi tempi è diventata però una tristezza soprattutto verso via Manzoni, l’area dove un tempo ci si riforniva di salumi e i bambini che uscivano dalla scuola elementare pubblica più chic della città correvano dal panettiere a comprare la focaccia (quella alta, bianchiccia e unta di Milano). Lo stesso tratto di strada ora presenta una lunga teoria di negozi vuoti e sfitti; una desolazione da crisi attorno agli stessi palazzi dove a fine Ottocento c’era il caffè Merlo e vi si riunivano le teste calde della Scapigliatura, Cletto Arrighi e Carlo Pisani Dossi. Silenzio assoluto dalle parti della “cappella sistina” dipinta da Tullio Pericoli su richiesta dell’editore Livio Garzanti nel palazzo omonimo, ricostruito dopo le bombe del 1943 da Gio Ponti per l’editore Livio, e da dove nel 1848 era uscito il manifesto delle Cinque Giornate firmato da Cesare Correnti.

 

Dall’incrocio con via sant’Andrea fino a corso Venezia, sulla via della Spiga nulla è in apparenza cambiato rispetto al luccichio che diede alla via Giovina Moretti dal 1970, ad eccezione delle vetrine di Tod’s che da qualche mese si sono spostate in via Montenapoleone. Nella metà speculare, questa strada lunga e stretta che corre parallela alla via Montenapoleone e non per caso, perché per secoli la serviva con le sue botteghe artigiane, le sue rimesse per le carrozze e i suoi mercanti, le cose cambiano. Resistono Blumarine, Rocco Barocco, i guanti di Sermoneta e pochi altri. Molti i grandi spazi vuoti, mentre proprio le vetrine di Genny, il brand ora gestito dalla famiglia Facchini che avrebbe dovuto aprire nei mesi scorsi la nuova boutique in sostituzione di quella di via Verri, sono ancora spente. Eppure, non si può dire che i prezzi siano scesi: per due luci e circa 100 metri quadrati di spazio si possono pagare anche 90 mila euro all’anno. Un esperto fa notare che molte imprese hanno lasciato la via alla scadenza del contratto di affitto, il cui rinnovo avrebbe portato a un rialzo difficile da sostenere in un momento di difficoltà nelle vendite del lusso in Italia come questo e nonostante alcuni proprietari abbiano abbandonato l’applicazione della scaletta, cioè del progressivo adeguamento dell’affitto al rialzo negli anni, per legarlo al fatturato, sempre più periclitante, del locatario.