Al risiko delle nomine più che di poltrone si parla di strategie

Fabio Massa

Si rinnovano i vertici di A2A (comune e Brescia), Atm, e Fiera (regione). Cosa c’è in ballo

Il risiko delle nomine è sempre un momento topico nella vita dell’amministrazione comunale. È il momento degli appetiti, ma vivaddio anche delle scelte strategiche. Quest’anno la tornata è particolarmente interessante perché vanno al rinnovo due aziende strategiche per Palazzo Marino: A2A e Atm. Se dal punto di vista dei cda i posti liberi sono pochi (ma ci sono) poiché molti degli uscenti saranno riconfermati, dal punto di vista del vertice è una partita tutta da giocare. Con tempi stretti: entro il 28 febbraio le candidature devono essere presentate e a marzo ci sarà la decisione. A metà marzo si decide anche per Fiera spa, ma qui il pallino è in mano alla Regione.

A2A - Il vertice è costituito dal presidente, Giovanni Valotti e dall’amministratore delegato, Valerio Camerano. La presidenza, che tocca per un mandato a Brescia e per uno a Milano, questa volta è appannaggio del capoluogo lombardo. Dunque, sarà Palazzo Marino a dover decidere. A2A chiuderà il bilancio con tutta probabilità con un maxi fatturato da 7 miliardi di euro. Soglia psicologica importante per un titolo che è ai massimi degli ultimi cinque anni, dopo i passati problemi ai tempi della forma duale, con due direttori generali e due strategie spesso in disaccordo. Anche se tocca a Milano, Brescia avrà gran voce in capitolo, questa volta. Negli ultimi due mandati Valotti è riuscito a mettere d’accordo un po’ tutti: bresciano di nascita ma milanese d’adozione, coniugava bene le sensibilità e gli interessi di entrambe le città. Non sarà rinnovato per la terza volta, più che altro perché le regole interne a Palazzo Marino vietano tre mandati al vertice della stessa società. Tuttavia nei conciliaboli tra piazzetta San Fedele, via delle Case Rotte e l’immancabile caffetteria Voce di piazza Scala si mormora che il sindaco della Leonessa, Emilio Del Bono, abbia chiesto a Beppe Sala di trovare un’intesa su un nome di cui entrambi si possano fidare. E che il sindaco di Milano, che a Brescia è di casa, abbia acconsentito. Qualcuno ha mormorato di un possibile interessamento di Renato Mazzoncini, ex capo delle Ferrovie, per il posto di Valotti ma viene da chiedersi con quanta gioia possa essere accolto a Milano dopo la durissima trattativa sull’operazione fallita di fusione Atm-Trenord per evitare le gare d’appalto. Per quanto riguarda Valerio Camerano, la vicenda è complessa ed è soprattutto più ampia della Lombardia. Nessun dubbio che abbia fatto bene, e per questo dovrebbe essere riconfermato. Ma avendo portato A2A tra le prime potenze d’Italia a livello energetico, il suo nome rientra di diritto nel grande valzer dei manager delle società pubbliche. Schematicamente si potrebbe dire che se il numero uno di Eni si muovesse (cosa che pare improbabile, ad oggi), l’effetto domino arriverebbe fino alla più grande multiutility del Nord. Che rimane una società dalle due anime, seppur perfettamente integrate. A Milano interessa particolarmente la gestione dei rifiuti, con Amsa, alla cui guida è arrivato l’ottimo Federico D’Andrea. A Brescia, viceversa, il tema del teleriscaldamento. La sfida per Camerano è stata quella di coniugarle. La missione è andare avanti. Con l’occhio a tutto ciò che è energia green. 

 

ATM - Non c’è niente che sposta più voti come l’efficienza o meno dei mezzi pubblici. Se c’è una cosa strategica elettoralmente, e sulla quale i milanesi non transigono, è il fatto di potersi muovere e di poter andare a lavorare in tempo. In quest’ottica Atm è più che strategica. L’azienda è un gioiello nel settore della mobilità pubblica, anche a livello internazionale. È benvoluta, ma (visti dal punto di vista di un ri-candidato sindaco) ha un problema che deve essere risolto nei prossimi mesi: le frenate anomale (che hanno subito però una brusca decrescita, fortunatamente). Il problema ben più strategico è invece la nuova società che eviti le gare d’appalto e porti vantaggi a Milano e all’area vasta. Per tutto questo l’uomo sulla tolda è Arrigo Giana, il direttore generale. Inserito in azienda da sempre, ne controlla tutte le leve. Il presidente Luca Bianchi, è stato indicato dal sindaco Sala tra i rappresentanti del Comune nella Fondazione Milano-Cortina 2026 per il cda di Olimpiadi, e dunque è probabile che non si ricandiderà alla guida dell’azienda. Bisognerà trovare dunque un  nuovo vertice. Anche in questo caso c’è una questione strategica di base: il presidente dovrà essere operativo e dunque entrare nella parte gestionale oppure dovrà essere di rappresentanza? In base alla scelta del sindaco si capirà.

 

FIERA SPA - L’ultima scelta non riguarda Palazzo Marino ma Palazzo Lombardia, e vedrà la consegna delle liste a metà marzo. I giochi però potrebbero chiudersi anche prima. E’ in scadenza il vertice di Fiera spa, la quotata che gestisce lo spazio di Rho. Fiera ha come azionista di riferimento Fondazione Fiera. Attualmente al vertice di Fiera spa siedono Lorenzo Caprio come presidente e Fabrizio Curci come amministratore delegato. Il presidente di Fondazione Fiera che sta invece gestendo la partita della nomina è Enrico Pazzali, che conosce perfettamente Fiera Spa poiché ne è stato per due mandati amministratore delegato. Pazzali, parlando con il Foglio, ha spiegato di voler dare rappresentanza al mondo dell’industria. La sua visione complessiva è del resto quella di una Fiera sempre più professionalizzata e player del sistema economico. Di certo su Fiera spa c’è sempre stato, tradizionalmente, un grosso appetito dei partiti. Non è un caso che negli anni il cda di Fiera sia stato spesso deciso ad Arcore, dove c’era la leadership della maggioranza relativa in Regione. Oggi non pare che sarà così. Ma allora come avverrà il processo di selezione? Altra incognita è sul coinvolgimento della Camera di Commercio e di altri stakeholder. Il puzzle, insomma, è difficile. E i tempi stretti non necessariamente un male. (Fa. Ma.)

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