Non fare quella faccia

Tra le candidature per le elezioni europee spuntano nomi, volti e dinastie. Una chat, i nostri primi quindici anni con l'est, nonne in rivolta contro l'estrema destra, simboli che vogliono dire altro, tantissime banane e ancora una volta un bacio
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3 MAY 19
Ultimo aggiornamento: 02:21 PM
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"Ma dopo averla vista quella mattina, tra forbici e sete, assorta nei preparativi per la serata, si sentiva incapace di distogliere il suo pensiero da lei; ella tornava sempre a cascargli addosso, come un viaggiatore addormentato sballottato dai sobbalzi del treno. E questo non significava essere innamorati, ma piuttosto pensare a lei, criticarla, ricominciare, dopo trent’anni, a cercare di spiegarla".
Virginia Woolf, "Mrs Dalloway"
2 maggio 2019
E' bello sentirsi a casa.
Ci è successo un paio di giorni fa, chiacchierando con i tipi di "The Europeans", il podcast settimanale che in mezz'ora riesce a farti entrare in Europa, ti tiene per mano così non ti perdi, e ti fa uscire con un sorriso.
Abbiamo un certo feeling con Katy Lee e Dominic Kraemer, lei giornalista britannica lui baritono: loro due sono amici da sempre, e si sente.
Chiacchierare di Europa si può: non è per forza noioso, inutile o roba da élite.
Con un po' di grazia, certo, come hanno spiegato in questa intervista:
"Più segui l'Unione europea più ti accorgi che spesso a Bruxelles e Strasburgo si dicono cose che non hanno senso. Prendi 'lo stato di diritto'. E' la classica espressione che senti ripetere migliaia di volte nei circoli bruxellesi, ma come cittadino normale non è che capisci esattamente cosa si intenda con 'stato di diritto'. Ne parli al pub? No. La gente pensa che i governi debbano rispettare le regole ed essere democratici? Sì. Nessuno però direbbe mai in una conversazione: 'Penso che lo stato di diritto sia importante'. La gente non parla così!"
Abbiamo chattato un po' con "The Europeans".
Come va il progetto "Make Europe Cool Again"?
L'episodio che meglio rappresenta la vostra idea di Europa?
Dite di essere, con grande sollievo, "Brexit free". Di cosa è meglio non parlare quando si parla di Europa?
Volendo mettere una faccia all'Europa, quale potrebbe essere? Questa che avete nel vostro logo, con il Macron furioso?
Ma voi siete contrari alla rabbia e alla paura, no?
Ultima domanda, la facciamo sempre. Parafrasando Donald Tusk, un posto speciale all'inferno a chi lo riservereste?
Quante volte sono finiti all'inferno, i brexiteers? Dovremmo contarle.
Non ora però, ora proviamo a raccontare qualche storia europea, che ci è cascata addosso.
Siamo andate alla ricerca di qualche faccia che possa raccontare la campagna elettorale per le europee e soprattutto che cosa ci aspettiamo dall'Europa che verrà.
Il problema delle elezioni europee è proprio questo: le facce. Non le conosce nessuno, le liste dei candidati hanno qualche risonanza nei paesi d'origine, quando va bene, ma a livello europeo poca.
Così ci siamo immerse in questi elenchi di nomi, e abbiamo provato a tirare fuori qualche volto.
Non sono le solite facce, non sono facce di vincitori né di perdenti, sono semmai delle esperienze. Ambizioni passate, traguardi da raggiungere, idee.
In ordine sparso.
Anche l'Europa ha le sue dinastie, nomi che ritornano. Probabilmente questo non contribuisce a togliere alle istituzioni europee l'immagine élitaria che ha appiccicata addosso, ma tant'è.
2. In Belgio c'è il figlio di Michel Barnier, Nicolas. I Barnier sono francesi, e Nicolas, che ha trentatré anni, ha provato a candidarsi con La République en Marche, il partito di Emmanuel Macron. Compariva nelle liste ufficiali al quarto posto. Poi è scomparso ed è riapparso nel Mouvement réformateur che fa capo al primo ministro belga Charles Michel. Questa formazione ha attualmente tre eurodeputati, Nicolas Barnier è terzo in lista (e i sondaggi sono anche più ottimisti) e quindi potrebbe arrivare a Strasburgo. Starebbe nella famiglia dell'Alde, i liberal-democratici europei, dove potrebbero stare anche i macroniani (non è certo, ma ora il partito del presidente francese ha tante altre preoccupazioni: la prima è che la capolista Nathalie Loiseau non appare affatto convincente).
Barnier senior fa parte dei Républicains, e dice che non tradirà la sua famiglia politica. Sul proprio futuro invece non è molto deciso.
4. Poi c'è Rachel Johnson, in Inghilterra. E' la sorella dell'ex ministro degli Esteri, Boris Johnson, e dell'ex ministro dell'Istruzione, Jo Johnson, il primo brexitaro, il secondo dimessosi perché contro la Brexit. C'è anche un altro fratello, Leo. Vice aveva pubblicato un ritratto bellissimo di questa famiglia (con la mitica frase dell'ex premier David Cameron davanti a una sorellastra, Julia: "Oh no, un altro Johnson, ma quanti siete?"), che avevamo sintetizzato così:
"Non mi piace la politica, non sono biondo, non sono conservatore, non ho il gene dell’autopromozione, o certamente è un gene remissivo: quando salta fuori non interessa a nessuno. Leo Johnson ha imparato a disintossicarsi dalla sua famiglia – i temibili Johnson, due politici del Regno Unito, Boris e Jo, una scrittrice e commentatrice, Rachel: quattro fratelli scientificamente educati dal padre alla competizione – e si concede dei fine settimana “Johnson-free”, per respirare lontano dai suoi parenti. Vice ha dedicato un ritratto ai “chiassosi” Johnson, ripercorrendo le loro liti di ragazzi, il dito del piede rotto di Boris (aveva tirato un calcio al tavolo da ping pong perché stava perdendo contro Rachel) e la corsa in ospedale (Leo gli aveva sparato nella pancia con una pistola ad aria compressa), mentre il padre godeva di questa competizione assoluta e la madre si ammalava di depressione, rendendo i suoi figli d’un tratto litigiosi ma unitissimi. Le liti in famiglia, tra affetto e tentativi di schiacciarsi a vicenda, sono la metafora perfetta del Partito conservatore inglese di oggi, con i dissapori sulla Brexit e i tanti dubbi sulla tenuta, la coerenza anche, del capofamiglia"
Rachel aveva detto la sua, precisando che, "come con i topi", "a Londra non sei mai più lontano di un metro da almeno un paio di Johnson".
Ora è in lista per le europee con Change Uk, il nuovo partito anti Brexit, che con il Labour deciso a stare nella propria ambiguità un po' brexitara e un po' no potrebbe ora crescere un po'. Rachel si sta divertendo secondo voi?
Oltre ai soliti cognomi, altre facce.
Katarina Barley ha già disdetto l'affitto del suo appartamento a Berlino: la ministra della Giustizia tedesca, in quota Spd, ha un posto assicurato a Strasburgo (è capolista) e pensa già al suo prossimo lavoro nell'Europa che, dal punto di vista personale, rappresenta alla perfezione. Nei primi anni della sua vita, pur essendo nata a Colonia, ha avuto soltanto il passaporto britannico – suo padre era un giornalista inglese – quello tedesco è arrivato dopo: oggi lei si definisce “una donna della Renania”. Ex marito mezzo spagnolo mezzo olandese incontrato a Parigi, due figli, oggi la Barley è fidanzata con l'ex giocatore di basket olandese, ora allenatore Marco Van den Berg.
L'Spd è da sempre uno dei capisaldi del Partito socialista europeo, ma le cose sono molto cambiate in Germania, l'Spd ha perso elezioni e consenso, e quando la Barley dice "vogliamo offrire una nuova unità e un nuovo contratto sociale", molti pensano che allora tanto vale votare i Verdi.
Però la Germania, come si sa, ha molto potere in Europa, tanto che la lotta per fare il capogruppo del Pse potrebbe essere una lotta tutta tedesca, tra la Barley e Udo Bullmann, secondo in lista. La Barley, che si dichiara europea "dalla testa ai piedi", ha un'arma dalla sua parte che pochi possono vantare: se il 45 per cento dei tedeschi non sa chi sono i candidati alle europee, lei è la più conosciuta di questi sconosciuti. Ed è anche un "falco tech", come si dice, molto critica verso la Silicon Valley, che di questi tempi si porta molto.
La scelta è stata difficile, ci siamo imbattute in molte altre facce e abbiamo avuto la tentazione di raccontarle tutte.
Poi per vostra fortuna ci siamo trattenute.
Anche questo appuntamento finisce con un bacio.
Non è un caso.
Alla prossima settimana, vi aspettiamo.
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