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Chi lo dice a Podemos che Sánchez ora è sensibile a Ciudadanos?

Il Partito socialista è maggioranza praticamente ovunque, ma ha bisogno di un partner di governo (anche nazionale?)

Eugenio Cau

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cau@ilfoglio.it

28 Maggio 2019 alle 08:40

Chi lo dice a Podemos che Sánchez ora è sensibile a Ciudadanos?

Pedro Sánchez (foto LaPresse)

Milano. Le elezioni europee in Spagna hanno avuto, più che in altri paesi dell’Unione, un valore nazionale. Non soltanto perché gli spagnoli hanno votato contemporaneamente anche per le amministrative (erano in gioco 12 regioni, che in Spagna si chiamano comunità autonome, e oltre 8.000 comuni), ma anche perché le elezioni politiche sono state soltanto un mese fa e i negoziati per formare un governo non sono ancora cominciati per davvero. Breve riassunto di come è andata domenica. Alle europee, il Partito socialista del primo ministro (facente funzioni) Pedro Sánchez ha vinto alla grande. Ha ottenuto quasi il 33 per cento dei consensi, è la prima forza della socialdemocrazia europea ed è molto distanziato dai suoi rivali (Partito popolare al 20 per cento, Ciudadanos al 12 per cento, Podemos al 10 per cento). Vox, il partito estremista e neofranchista che alle elezioni politiche di aprile era al 10 per cento, alle europee si è ridimensionato al 6 per cento.

  

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In teoria, il Psoe ha ottenuto un successo straordinario anche alle elezioni regionali. Delle 12 comunità autonome in gioco, i socialisti sono il primo partito in 10 (sono fuori soltanto la Navarra e la Cantabria, conquistate da partiti locali). La mappa elettorale della Spagna è tutta rossa. Tuttavia, in alcune di queste 10 regioni il Psoe potrebbe essere escluso dal governo: è il primo partito, ma se le forze di destra (Partito popolare, Ciudadanos e Vox) si metteranno assieme saranno loro a ottenere la maggioranza. Questo significa che Vox, nonostante il calo, potrebbe entrare in numerose amministrazioni regionali. E’ in questo modo che la sinistra ha perso la comunità autonoma di Madrid: il Psoe è di gran lunga il primo partito con il 27 per cento dei consensi, ma l’unione delle tre destre darà il ruolo di governatore a Isabel Díaz Ayuso, del Pp. (A livello municipale le sinistre hanno perso anche il comune di Madrid, conquistato dal Partito popolare, e probabilmente il comune di Barcellona, conquistato dagli indipendentisti di Erc).

 

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Scenari come quello della comunità autonoma di Madrid potrebbero ripetersi (è necessario usare il condizionale, visto che in alcune regioni i margini sono molto stretti) in Castilla y León, La Rioja, Murcia, in Aragona e nelle Canarie. Davanti a questo scenario un po’ sconfortante, in cui gli sforzi del Partito socialista rischiano di essere inutili spesso perché le destre moderate sono disposte a scendere a patti con gli estremisti di Vox, Pedro Sánchez ha deciso di lanciare un appello a Ciudadanos, partito che fino all’anno scorso si definiva centrista, che fino a un paio d’anni fa sarebbe stato il perfetto partner di governo del Psoe ma che dall’ultima campagna elettorale si è spostato decisamente nel campo del centrodestra.

 

Proprio alla vigilia delle elezioni di aprile Albert Rivera, leader di Ciudadanos, aveva fatto la solenne promessa che non avrebbe mai sostenuto il Psoe in nessun governo. Ieri Sánchez gli ha chiesto di ripensarci: se il Psoe e Ciudadanos riusciranno a mettersi d’accordo, saremo in grado di evitare che Vox entri al governo in mezza Spagna, ha detto.

 

Questa tregua strategica tra Psoe e Ciudadanos potrebbe avere delle ricadute enormi anche sul governo nazionale. Una coalizione tra i due partiti, infatti, sarebbe l’unica capace di ottenere la maggioranza assoluta e secondo molti analisti sarebbe la più sensata, visto la natura moderata di entrambi i leader. Finora Sánchez aveva insistito che sarebbe andato al governo da solo, in minoranza, appoggiato all’esterno da Podemos e da chi ci sarebbe stato. Ma dopo che Podemos si è squagliato alle europee, la formazione di un governo di minoranza monocolore sarebbe più difficile: i seggi parlamentari di Podemos non cambiano, ma il peso specifico del partito sì. Rivera ieri ha costituito un Comitato nazionale per gestire i negoziati, e per la prima volta non ha escluso patti con il Psoe nei governi locali – ma non ha escluso nemmeno Vox. Un’alleanza nazionale per ora è molto più lontana. Ma anche per Ciudadanos il voto alle europee è stato una delusione, e forse Rivera potrebbe decidere che è ora di interrompere la sua strategia di spostamento a destra.

Eugenio Cau

Eugenio Cau

E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.

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Commenti all'articolo

  • AlessandroT

    28 Maggio 2019 - 18:29

    E purtroppo questo porterebbe anche ad un ulteriore difficoltà sul fronte Catalonia, visto che Ciudadanos è decisamente anti indipendentista e non credo sia disposto neppure ad appoggiare riforme costituzionali che potrebbero invece calmare gli animi e riportare le cose al 2006.

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