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Nathalie Loiseau complica le europee di Macron

Ex direttrice dell'Ena e ministro degli Affari europei, è la capolista della République en marche (Lrem) alle elezioni europee. Ma le sue uscite maldestre e un passato opaco stanno mettendo a rischio tutta la campagna

5 Maggio 2019 alle 06:00

Nathalie Loiseau complica le europee di Macron

Nathalie Loiseau, attuale capolista della République en marche (Lrem) alle elezioni europee (foto LaPresse)

Parigi. Forse non se li aspettava tutti questi colpi bassi, o comunque non ci era abituata da ministra degli Affari europei, ruolo che ha interpretato per due anni con grinta e determinazione, difendendo con i denti il progetto macronista, preso a sportellate dai sovranisti del Rassemblement national (Rn). Di certo, Nathalie Loiseau, attuale capolista della République en marche (Lrem) alle elezioni europee, non si sarebbe mai immaginata un giorno di essere soprannominata “gaffeuse seriale”, lei che alle spalle ha una luminosa carriera diplomatica – 25 anni di diplomazia esagonale da Jakarta a Washington –, una lunga esperienza nell’alta funziona pubblica e si è fatta apprezzare dal presidente Macron per essere una gran lavoratrice, oltre che una fine conoscitrice dei dossier europei.

 

Il battesimo di fuoco su France 2 davanti a Marine Le Pen

L’annuncio impacciato della sua candidatura su France 2, lo scorso 14 marzo davanti a Marine Le Pen, è stato un battesimo di fuoco per la Loiseau, poco avvezza ai palcoscenici televisivi. Troppo algida hanno detto alcuni, troppo tecnocrate hanno rincarato altri, e anche certe voci del primo cerchio del presidente si sono fatte sentire per manifestare la loro preoccupazione sul prosieguo della campagna. Ma c’è anche chi, come Philippe Grangeon, consigliere speciale di Macron, ha sottolineato il “coraggio eccezionale” della capolista di Lrem, che ha fatto il suo esordio nell’arena del dibattito pubblico “mostrandosi solida”. “Questa donna è un diesel. Andrà in crescendo. Non sarà mai straordinaria sul ring, ma avrà sempre qualcosa in più degli altri duranti i meeting”, assicura un pilastro della macronia. Nessuno ha dubbi sulla sua preparazione, lei che dal 2012 al 2017 ha diretto l’Ena, la superscuola delle élite, e che secondo molti ha sussurrato a Macron l’idea di riformarla. Ma una serie di rivelazioni e di uscite maldestre hanno macchiato parecchio la sua immagine, e i dubbi sulle sue capacità di fare campagna continuano a crescere tra i marcheurs.

 

Le imbarazzanti rivelazioni sul suo passato e le uscite maldestre

Lo scorso 22 aprile, il giornale online Mediapart ha rivelato che colei che oggi si pone come principale argine all’estrema destra è stata candidata alle elezioni studentesche di Sciences Po con l’etichetta dell’Ued, un sindacato nato dalle ceneri del Gud (l’ultradestra identitaria), che difende l’unione delle destre. “Tutti fanno delle cavolate a vent’anni: beh ecco, anch’io ne ho fatta una!”, si è difesa la Loiseau, affermando maldestramente di non essersi “resa conto” del colore politico del sindacato. Un suo fumetto sull’Europa, “L’Europe en BD”, uscito pochi giorni fa per le edizioni Casterman, è stato accusato di “omofobia” per un disegno ambiguo sulla Polonia; una sua frase per denunciare il conservatorismo dell’Ena, “non sono stata accolta con i fiori poiché non ero un’ex allieva dell’Ena (…) e avevo l’impressione di essere una zingarella quando sono diventata direttrice”, ha infastidito tutto il governo, spingendo il suo successore agli Affari europei, Amélie de Montchalin, a parlare di “frasi inadeguate”; il suo sostegno, lo scorso 29 aprile, ai liberali spagnoli di Ciudadanos, alleati del partito di ultradestra Vox in Andalusia, ha scatenato la gauche francese contro di lei, “e questa sarebbe il baluardo anti estrema destra?”.

 


 Un'immagine di Nathalie Loiseau quando, tra il 2012 e il 2017, era direttrice dell'Ena  


   

Una tecnocrate di Neuilly, cattolica, femminista e juppéista che poteva diventare stilista

E pensare che questa madre di famiglia di 54 anni, che oggi ha quattro figli e si definisce “cattolica praticante”, poteva lavorare nel mondo della moda, invece di intraprendere la strada della diplomazia e della politica. Lo ha raccontato nella sua biografia, “Choisissez tout”, uscita nel 2014. “Sentire la sua voce sublima, scorgere la sua silhouette nella penombra del suo salotto, è stata pure magia”, scrive la Loiseau, ricordando quel giorno del 1983, quando aveva diciannove anni e fu incaricata dalla sua datrice di lavoro di consegnare un vestito all’attrice tedesca Marlène Dietrich. Nata a Neuilly-sur-Seine, il sobborgo chic a nord ovest di Parigi dove è nato anche Nicolas Sarkozy, ottiene il suo baccalauréat a 16 anni, a 19 è già diplomata di Sciences Po, e nello stesso periodo impara il cinese all’Institut national des langues et des civilisations orientales. Nel 1990, inizia la sua carriera diplomatica a Jakarta, dove incontra il suo futuro marito (Bertrand Loiseau). Lavora in Indonesia, Senegal e Marocco, e dal 2002 al 2007 è responsabile dell’ufficio stampa dell’ambasciata francese a Washington. Nel novembre del 2011, il suo mentore Alain Juppé – era stata la beniamina del suo gabinetto quando era ministro degli Esteri di Jacques Chirac – la nomina direttrice generale dell’amministrazione del ministero degli Esteri. Nel 2016, in occasione delle primarie dei Républicains, lei lo ricambia, sostenendo la sua battaglia contro Sarkozy e Fillon, prima di abbracciare il progetto di En Marche! e diventare una delle macroniste più accanite. “Sono una femminista convinta”, dice spesso quando la intervistano, lei che introdusse la parità nella giuria dell’Ena, facendo storcere il naso alla vecchia guardia dell’istituto che ha sede a Strasburgo.

 


Nathalie Loiseau è stata ministro degli Affari europei 


  

I sondaggi che non sorridono più

Dopo due anni al Quai d’Orsay come ministra degli Affari europei, protetta dallo scudo dell’attuale ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian, ora Nathalie Loiseau è al centro dei fuochi incrociati dell’opposizione e rappresenta un’incognita anche per una parte della maggioranza. La leader del Rn, Marine Le Pen, la chiama con disprezzo “l’ipertecnocrate”, e Mélenchon, guru giacobino della France insoumise passa il suo tempo ad attaccarla sulla “laicità calpestata” per la sua abitudine di andare a messa anche durante i viaggi ufficiali. I sondaggi, che all’inizio della campagna davano la lista “Renaissance” perennemente in testa nelle intenzioni di voto, ora, invece, non sorridono più. Secondo le ultime rilevazioni degli istituti Ifop e OpinionWay, i sovranisti del Rn arriverebbero infatti davanti a Lrem il prossimo 26 maggio: Ifop dà Rn al 22,5, un punto percentuale davanti a Lrem, OpinionWay dà i sovranisti francesi addirittura al 24, con tre punti percentuali di vantaggio rispetto ai liberali di Macron.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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