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Il passo indietro chiacchierato di Nathalie Loiseau

La capolista di Macron in Europa ritira la sua candidatura alla presidenza del gruppo dei liberali. C'entra una serata di pettegolezzi sugli alleati a Bruxelles 

13 Giugno 2019 alle 17:27

Il passo indietro chiacchierato di Nathalie Loiseau

La capolista della République en marche in Europa Nathalie Loiseau (foto LaPresse)

Parigi. La lettera di scuse scritta in inglese in fretta e furia con i suoi collaboratori non ha convinto gli alleati europei della République en marche (Lrem), che in un off velenosissimo davanti a dodici giornalisti accreditati a Bruxelles aveva sbertucciato uno dopo l’altro. E così, Nathalie Loiseau, ex ministra per gli Affari europei e capolista dei macronisti in Europa dopo una campagna elettorale maldestra e piena di gaffe, ha preferito rinunciare alla presidenza del gruppo politico ribattezzato Renew Europe, che riunirà le forze centriste nell’Europarlamento che verrà. L’informazione è stata data al Monde dal suo entourage nel primo pomeriggio, dopo una mattinata piena di tensione nella macronia, tra chi tentava di difenderla nonostante l’ennesimo scivolone, perché "è una che conosce molto bene i dossier", come amano ripetere le persone che l’hanno vista lavorare da vicino, e chi invece sperava vivamente in un passo indietro, e alla fine è stato ascoltato. "Ha fatto una scelta responsabile per garantire alla delegazione Renaissance di avere i posti che le permetteranno di avere la massima influenza", ha spiegato all’Afp un membro della sua cerchia ristretta. Ma la ragione della rinuncia, ovviamente, sta tutta nelle frasi pettegole e molte acide che ha pronunciato davanti ai corrispondenti, pubblicate prima sul quotidiano belga Le Soir, poi con altri dettagli sugosi in vari giornali francesi. Frasi che hanno fatto andare fuori di senno gli alleati liberali, e soprattutto i tedeschi, contro cui la Loiseau si è scatenata (Weber? «Un ectoplasma», Merkel? «È il problema dell’Europa»). 

  

La situazione che si sarebbe venuta a creare a Bruxelles nel caso in cui la Loiseau fosse diventata la chef di Renew Europe sarebbe stata insostenibile, sia per il suo partito sia per il gruppo intero. Va bene la lunga esperienza diplomatica, va bene il ruolo influente di ministra per gli Affari europei del leader più europeista del continente e va bene il suo carattere di "bosseuse", lavoratrice infaticabile e fine conoscitrice degli ingranaggi dell’Ue, ma come si permette di dire tutte quelle cose sui suoi alleati? si sono detti a Bruxelles, veramente vogliamo alla guida del gruppo che deve trasformare l’Europa una così? Il primo atterraggio della macronia nell’emiciclo europeo è "fallito", sottolinea il Monde. I modi poco diplomatici della Loiseau rischiano ora di creare un clima di diffidenza verso i neofiti macronisti. "In questi ultimi giorni, oltre alla candidature concorrenti alla presidenza del gruppo già note (quelle dell’olandese Sophie Int’Veld e dello svedese Fredrick Federley), ne sono arrivate altre, alcune in reazione all’‘off’", ha detto con molta franchezza al Monde l’entourage della Loiseau. "Col passare delle ore, il prezzo da pagare per mantenere le proprie chance di ottenere la presidenza stava diventando esorbitante", ha aggiunto la stessa fonte. Il voto per il futuro presidente di Renew Europe, secondo le informazioni del quotidiano parigino, avrà luogo il 19 giugno. Per ora, nessun altro francese della lista Renaissance è dato tra i favoriti per la presidenza. Il nome più quotato, attualmente, è quello dell’ex ministro rumeno Dacian Cioloș, ex commissario europeo e perfettamente francofono.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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