Macron e i limiti del sovranismo linguistico

Antonio Gurrado

Gli intellettuali francesi contro il presidente, reo di parlare in inglese quando è all'estero

I cento intellettuali francesi che hanno firmato un appello a Macron, acciocché protegga la lingua francese, non hanno a cuore la gloria della Francia. Hanno infatti chiesto al presidente di non sfoggiare il proprio ottimo inglese quando parla all’estero, richiesta autolesionista per più motivi. Pretendere che un francese non parli inglese è un errore storico: Voltaire ha lasciato un epistolario anglofono sublime, Proust ha infarcito la Recherche di anglismi, bisogna considerarli traditori della cultura patria? Esigere che ognuno parli la propria lingua all’estero è un errore letterario: il canone d’oltralpe non sarebbe tale senza la francofonia indotta di un Beckett (irlandese) o di un Cioran (rumeno). Impedire a chi incarna la nazione di parlare altre lingue è un errore politico: implica un ripiegamento delle ambizioni, da avviluppare nell’orgoglio di non farsi capire dal mondo. Infine, il sovranismo linguistico è un errore politico. Per evitare l’invasione anglofona, i cento intellettuali vogliono che Macron parli francese all’estero ma non pensano che, secondo la stessa logica, nessun presidente straniero si sforzerà più di parlare francese in Francia. 

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