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In Francia sono tutti Charlie, almeno finché non tocca il calcio femminile

Una nuova vignetta irriverente del giornale satirico divide la Francia tra chi si indigna e chi difende la libertà di fare satira

12 Giugno 2019 alle 19:12

In Francia sono tutti Charlie, almeno finché non tocca il calcio femminile

La vignetta di Charlie Hebdo sui mondiali di calcio femminili

Parigi. C’è chi ha già chiesto alla ministra per le Pari opportunità, Marlène Schiappa, di intervenire duramente contro questa copertina “misogina” e “sessista”, poi c’è il Team Macron, gruppo di sostenitori del presidente francese, che invoca la “sospensione della pubblicazione”, e infine ci sono i giornalisti col ditino alzato che la censurano in diretta televisiva, come Pascal Praud, anchorman di CNews, che ha mostrato soltanto il titolo, senza la vignetta-della-vergogna che da ieri sta scatenando il finimondo sui social network. Charlie Hebdo, il settimanale satirico-umoristico più guastafeste di Parigi, è tornato a colpire, dicendo la sua, e con il suo stile inconfondibile, sui Mondiali di calcio femminile che si svolgono attualmente in Francia.

 

 

 

Sulla nuova copertina della rivista uscita oggi in tutte le edicole francesi, campeggia una vagina gigante dalla quale sta per uscire, o entrare, un pallone di calcio. Il titolo? “On va en bouffer pendant un mois”, per dire che ai francesi toccherà farsi un’abbuffata di calcio, sport che Charlie detesta da sempre, per un mese intero. Solo che il riferimento di Biche, autore della vignetta, è all’espressione “bouffer la chatte”, che è un modo molto spinto per dire fare un cunnilingus: una scelta linguistica e editoriale che ha fatto trasalire le femministe francesi, e non solo. “Charlie Hebdo, com’è possibile essere così stupidi? Vergognatevi!”, ha tuittato il tennista francese Lucas Pouille. “Il messaggio è volgare, di una volgarità inaudita!”, ha attaccato il giornalista Pascal Praud, in uno scatto di indignazione che sta facendo il giro del web.

 

Tuttavia, come spesso accade quando Charlie fa queste copertine provocatorie, c’è anche molta gente che difende lo spirito impertinente e scorrettissimo dei suoi vignettisti. “Per me, il sesso mostrato in questa copertina è trionfante. È la donna che si impone nel calcio. Non mi dà alcun fastidio e non lo trovo certo trash”, ha commentato la scrittrice Géraldine Maillet. “Per quanto mi riguarda, la copertina di Charlie Hebdo non mi sciocca affatto. Tradizionalmente, si sono già fatti beffa del calcio, dei calciatori e dei tifosi. Continuano su questa strada. Se si sostiene lo spirito Charlie, bisogna farlo sempre anche se la copertina non piace”, ha tuittato l’animatore Christophe Beaugrand, ricordando la linea anti calcio dei redattori di Charlie Hebdo. Nel suo editoriale, intitolato “Anche il calcio femminile dovrà partecipare all’imbarbarimento delle folle per essere preso sul serio ed essere considerato uguale a quello maschile?”, il direttore Riss mena sciabolate contro la palla rotonda e contro il sistema calcio: iscrivendosi appieno nella tradizione del settimanale satirico, che già nel passato aveva pubblicato molte copertine critiche nei confronti del football. Nel 1998, in occasione della Coppa del Mondo organizzata proprio in Francia e vinta dalla nazionale esagonale, François Cavanna, allora vignettista di Charlie, aveva composto una poesia nel numero speciale “L’horreur footballistique” nel quale scriveva che “il calcio rincoglionisce le persone”.

  

  

Nello stesso numero, venivano denunciati “il liberalismo selvaggio, l’hooliganismo, la fascistizzazione degli spalti, i soldi pubblici investiti nelle squadre di calcio, il doping, la corruzione…”. “Gli ayatollah del politicamente corretto continuano a non avere senso dell’umorismo. Quelli che dicono di non essere più Charlie, in realtà non lo sono mai stati. Quanto a noi, non nascondiamo il nostro piacere dinanzi a questa copertina iconoclasta di Charlie Hebdo!”, ha cinguettato l’utente Res Patriae, aggiungendo l’hashtag #ToujoursCharlie. SempreCharlie, in difesa della libertà d’espressione.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    13 Giugno 2019 - 15:03

    Che Charlie sia un giornale satirico trucido non ci piove ma è assolto perchè diverte, .In Italia c'è Vauro che è molto più trucido e diverte una volta sì e tutte le altre no.

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  • joepelikan

    12 Giugno 2019 - 23:11

    Non ero Charlie allora e non lo sono adesso. La blasfemia, che in Francia è correttezza politica, merita il giusto guiderdone. L'attentato a Charlie Hebdo fu ovviamente un'ingiustizia e un atto di abnorme malvagità da condannare in quanto tale. Ma è anche vero che chi semina vento...

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