Ministro francese dice “terroristi” alle milizie libiche antiterrorismo

Daniele Raineri

Le Drian dimentica che i combattenti di Misurata che oggi difendono Tripoli da Haftar hanno combattuto contro lo Stato islamico tre anni fa

Roma. Sabato il quotidiano Figaro ha intervistato il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian, che sostiene, come dice il titolo, che “la Francia è impegnata in Libia contro il terrorismo”. Il ministro finge di essere equidistante fra le due parti in lotta, le milizie del generale Khalifa Haftar e le milizie del premier Fayez al Serraj, ma la Francia è schierata con Haftar. Il governo francese ha bloccato la mozione di condanna europea contro il generale e ora il suo ministro definisce criminali pericolosi e jihadisti quelli che difendono Tripoli. La politica funziona così, ma come è possibile dimenticare che tre anni fa gli stessi combattenti di Misurata che oggi difendono la capitale libica contro Haftar hanno combattuto – e hanno perso centinaia di uomini – contro lo Stato islamico in Libia per cacciarlo da Sirte, che era l’equivalente libico di Mosul e Raqqa?

 

Tre anni fa gli uomini di Misurata hanno espugnato la centrale dei terroristi in Libia – facendoci anche un gran favore, perché è davanti alle coste italiane – perdipiù coperti dai bombardieri americani e oggi lasciamo che siano definiti “terroristi”? Le Drian non dice una parola su quella campagna, come se Haftar fosse il solo che si è occupato di lotta ai fanatici in Libia – lo stesso Haftar che fra i suoi battaglioni irregolari conta numerosi salafiti e qualche criminale accusato di crimini di guerra (vedi Mohammed al Warfalli). L’unica azione antiterrorismo sensata oggi è fermare i combattimenti, perché è un dato di fatto che lo Stato islamico in Libia sta approfittando del fatto che le due forze militari più grandi del paese sono impegnate in una guerra fratricida. A gennaio, febbraio e marzo il gruppo terrorista non ha fatto nulla in Libia, ma da quando Haftar ha attaccato Tripoli ha già compiuto tre operazioni, incluso un attacco a una base militare per liberare alcuni prigionieri dello Stato islamico e uccidere nove soldati – ad alcuni è stata tagliata la gola.

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  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)