Incontri al Gianicolo

L’American Academy in mostra per i suoi 125 anni

Gli americani a Roma non sono solo Alberto Sordi vestito da motociclista o i turisti inciabattati di Trastevere. Dal Gianicolo, da 125 anni, la American Academy veglia sulla città eterna dando spazio a contaminazioni varie tra le meglio intelligenze statunitensi e le ispirazioni che la Capitale riesce ancora a instillare in artisti residenti lassù sul cucuzzolo col cannone che spara. Così per celebrare l’anniversario l’accademia lancia Encounters, una mostra curata da Peter Benson Miller che fino all’8 dicembre celebra l’influenza romana sull’opera di tanti artisti americani residenti in vari anni: ci sono i lavori astratti di Philip Guston (residente del 1949) ispirati dal leggendario concerto che John Cage tenne qui in quell’anno; ci sono le illustrazioni di Eugene Berman per “Rome and a Villa”, la raccolta di saggi della scrittrice Eleanor Clark, pubblicata nel 1952. Per Clark Roma era come un collage, “una stratificazione di epoche, in cui nessun secolo porta rispetto all’altro e tutti ti colpiscono ogni volta nel loro mescolarsi”. Ci sono gli architetti Stephen Kieran e James Timberlake, residenti all’Accademia negli anni Ottanta e ormai assurti ad archistar, che di recente hanno progettato l’edificio della nuova ambasciata degli Stati Uniti a Londra. “Roma è il punto di partenza di tutti i nostri percorsi”, dicono. “Nelle conversazioni che si sono svolte al bar dell’American Academy, il pittore Al Held ha aperto per la prima volta i nostri occhi alla dimensione spaziale del modernismo”. Nel 1987, Kieran e Timberlake hanno infatti attinto dalle astrazioni spigolose con cui Held risponde all’architettura rinascimentale italiana, utilizzandole come riferimento visivo e concettuale per tante loro opere successive con impianti a vista protagonisti, compresi quelli strutturali, di riscaldamento, ventilazione, aria condizionata, idraulici, di illuminazione, elettrici (ma il bar della American Academy, coi ritratti di prestigiosi residenti, è bellissimo, un’opera a sé, e questo avrà contato qualcosa tra le ispirazioni, forse, vabbè).