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Austro gentrification

Il Wien Museum dedica una mostra a Das Rote Wien (Vienna Rossa)

1 Settembre 2019 alle 06:19

Austro gentrification

In attesa del governo giallorosso, varrà la pena ripassare quelli degli altri, ad esempio dei vicini austriaci. Con la fine della Prima guerra mondiale, la caduta dell’Impero e la disgregazione del secolare assetto absburgico, Vienna si ritrovò a essere la grande capitale di uno stato piccolo, dove la povertà si manifestava soprattutto a livello abitativo. Migliaia di sfollati vivevano coi bagni in comune ammassati in squallidi casermoni e baracche.

  

Un secolo dopo il Wien Museum dedica una mostra a quella che in seguito sarà chiamata Das Rote Wien (Vienna Rossa), mostra che resterà aperta fino al 19 gennaio 2020 a cura di Werner Michael Schwarz, Elke Wikidal e Georg Spitaler. L’amministrazione socialdemocratica che prese il potere con le prime elezioni libere diede infatti vita a un programma di tassazione progressiva e di tutti i lussi considerati tali all’epoca: “Gli ambulatori odontoiatrici vengono finanziati con le imposte sulle quattro maggiori pasticcerie cittadine. Quelle sull’Hotel Sacher e gli altri grandi hotel coprono i costi dei medici scolastici e delle piscine pubbliche. Quelle sui bordelli coprono i costi dell’unità di ostetricia pubblica”.

 

Ma soprattutto, fu l’edilizia pubblica la protagonista dell’agenda di governo di allora, fautore di un programma socialista che prese il nome di austromarxismo, indicato come modello negli anni 70 da intellettuali quali Giacomo Marramao o Manfredo Tafuri per l’amministrazione rossa di Bologna e poi per la giunta Argan: per debellare la povertà il comune di Vienna, che possedeva circa il 17 per cento dei terreni cittadini, favorì la costituzione di grandi complessi a corte, le hof, dall’aria militaresca come il Karl Marx Hof o il Matteotti Hof, isole di socialismo realizzato dotate di parchi, ambulatori, biblioteche e uffici postali all’interno della città capitalista e borghese dei vari Freud, Musil, Klimt e Kraus, per la gioia dei vicini regimi italiano e tedesco. L’aspetto militare giovò agli operai che resistettero fino all’ultimo agli assalti degli austrofascisti e dell’esercito nel 1934, prima ancora dell’Anschluss. Fra il 1919 e il 1933 riuscirono a costruire oltre cinquemila alloggi all’anno, sfruttando il legname dei boschi circostanti e facendo di Vienna ancora oggi la città proprietaria del maggior numero di alloggi pubblici, egregiamente amministrati, e generalmente molto eleganti.

Michele Masneri

Michele Masneri è bresciano e vive prevalentemente a Roma. È editor at large di Rivista Studio, e scrive schizofrenicamente di economia, cultura e società oltre che sul Foglio, su IL del Sole-24 Ore, su Style del Corriere della Sera. Come molti italiani ha scritto un romanzo, si chiama "Addio, monti", non c'entra con l'ex premier, ed è edito da minimum fax.

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